CESNUR - center for studies on new religions

A proposito di "piccole Chiese" e "vescovi vaganti": "Il guru dei pacifisti è un vescovo fai-da-te"

di Fausto Carioti ("Libero", 14-2-2003)

In dialetto romano è 'na sòla, in partenopeo stretto 'nu pezzotto, come lo chiamava Totò. Insomma, una bufala con tutti i crismi. Venduta dai pacifisti italiani come oro colato. Vuoi per paraocchi ideologico, vuoi per sciatteria, vuoi per un mix micidiale tra i due ingredienti. C'è da capirlo: fosse stata vera, sarebbe stata la prova che le alte gerarchie della Chiesa Cattolica la pensano sul presidente degli Stati Uniti proprio come Gino Strada. E dire che sarebbe bastato telefonare in Vaticano e chiedere se a capo della diocesi cattolica di Melbourne Beach, in Florida, ci sia davvero un vescovo di nome Robert Bowman, per sentirsi rispondere che non esistono né l'una né l'altro. Al dunque: su tutti i siti web del pacifismo italiano - e non solo - gira da settimane una "lettera aperta a George W. Bush" scritta da Mons. Robert M. Bowman, sedicente "vescovo cattolico di Melbourne Beach, Florida, Usa, ex tenente colonnello ed ex combattente in Vietnam, dove ha compiuto 101 missioni di guerra". L'interesse sta tutto nel fatto che pare scritta da Toni Negri, tanto è il livore antiamericano. Giusto uno stralcio, per capire il tono: «Signor Presidente, Lei ha detto che siamo bersaglio del terrorismo perché difendiamo la democrazia, la libertà e i diritti umani nel mondo. Che assurdo, signor Presidente! Siamo bersaglio dei terroristi perché, nella maggior parte del mondo, il nostro governo difende la dittatura, la schiavitù e lo sfruttamento umano. Siamo bersaglio dei terroristi perché siamo odiati. E siamo odiati perché il nostro governo ha fatto cose odiose. In quanti Paesi agenti del nostro governo hanno deposto dirigenti eletti dal popolo, sostituendoli con militari-dittatori, marionette desiderose di vendere il loro popolo a corporazioni americane multinazionali?».
Si sa come si comporta la sinistra antagonista italiana con la Chiesa: ne pensa e ne dice tutto il male possibile, e non appena un vescovo o il Papa pronunciano mezza parola contro l'aborto parte la raffica di sputi. Quando però le gerarchie ecclesiastiche esprimono qualche dubbio sul capitalismo o sulla politica degli Stati Uniti, subito si riscopre l'importanza dell'alto richiamo della Chiesa e il prelato di turno viene strumentalizzato a dovere.
Solito copione anche stavolta. Il tam-tam della Rete ha fatto diventare la lettera un cult tra i no-global italiani. Oltre a finire in migliaia di caselle di posta elettronica, è stata ripresa sul proprio sito dalla Cgil e dall'agenzia di stampa on-line Adista, specializzata in temi religiosi, ed è apparsa praticamente su tutti i siti no-global, tra cui attac.org, peacelink.it, indymedia.org, unpodisinistra.it e persino sul gaioso happygay.org. Alla vigilia di Natale, - quale giorno migliore per sancire l'alleanza con i preti? - le parole di Bowman sono finite nientemeno che a pagina 2 di Liberazione, accanto all'editoriale del subcomandante Bertinotti. Titolo roboante a tutta pagina: "Io vescovo accuso: signor Presidente lei non ha raccontato la verità, noi statunitensi siamo bersaglio del terrorismo perché sosteniamo tutte le dittature». E il maestro di giornalismo Claudio Sabelli Fioretti - quello che tutte le settimane su 'Sette' fa l'intervista sulle abitudini ruffiane della categoria - ha pensato bene di mettere la lettera tra i documenti del suo sito (sabellifioretti.blogspot.com), nella cui home page spicca la solita bandiera della pace.
Come visto, però, la nuova stella dei pacifisti italiani non ha niente a che vedere con Santa Romana Chiesa. Appartiene a un'altra chiesa. O meglio: è l'altra chiesa che appartiene a lui. Nel senso che l'ha fondata lui stesso, autoproclamandosi vescovo. È l'impresuccia di famiglia (per capire di che si tratta basta guardare nello stesso sito di Bowman, www.rmbowman.com). Si chiama 'United Catholic Church' e si definisce "una delle centinaia di chiese cattoliche indipendenti degli Stati Uniti", il che fa capire quanto sia diffusa da quelle parti la pratica di farsi una chiesa su misura. Non è dato sapere quanti sacerdoti e fedeli conti. Si sa solo che le vocazioni scarseggiano, tanto che Bowman ha pubblicato un annuncio per offrire 'lavoro' ai preti cattolici che hanno lasciato l'abito talare per sposarsi: "C'è un disperato bisogno delle vostre capacità!». Ovviamente, il prete e la sua famiglia avranno uno stipendio solo se riusciranno a far arrivare in cassa le offerte dei fedeli.
Si dirà: vabbè, ma si tratta pur sempre di un uomo di chiesa, anche se di una chiesa formato famiglia. Sbagliato. Bowman è innanzitutto un uomo politico. Anzi: è un rivale diretto di Bush, visto che ha deciso di sfidarlo nelle elezioni presidenziali del 2004. Lui stesso si definisce «candidato progressista e populista». Bowman fa tante altre cose. Sempre dalla sua divertente autobiografia, si apprende che è «veterano, scienziato missilistico, uomo d'affari, pilota di caccia, dirigente sia nel settore pubblico che in quello privato, uomo di famiglia (ha sette figli e venti nipoti), vescovo e attivista pacifista". Nella foto che lo ritrae, pubblicata sul suo sito, non ha niente della sofferenza di un sacerdote compreso nella terribile gravità del momento. A dirla tutta, non ha niente manco del sacerdote, abito talare compreso. Bowman sfoggia giacca, cravatta e un sorriso che se lo vede Berlusconi lo nomina subito capo-area di Publitalia.
Ricapitolando. I siti pacifisti e la migliore stampa di sinistra hanno spacciato - si presume senza saperlo, ma di certo senza controllare nulla di ciò che pubblicavano - come lettera di un'alta autorità della Chiesa romana, e quindi super partes per definizione e guida per gli stessi credenti italiani, quello che in realtà è il documento pre-elettorale di un simpatico maneggione americano, dichiaratamente di sinistra e rivale elettorale di Bush. Se proprio serviva a tutti i costi l'intervento di un'autorità religiosa contro gli Stati Uniti, tanto valeva riesumare Quelo, il santone impersonato un paio d'anni fa da Corrado Guzzanti. Almeno ridevamo subito e ci risparmiavamo tutto 'sto casino.

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