Capitolo I: vampirismo e vampiro. Caratteristiche e universo simbolico
1.1. Etimologia
1.2. Caratteristiche
1.3. Vita e morte
1.4. Sangue
1.5 Sensualità e sessualità
1.6. Magia sessuale e vampirismo
Capitolo II: l'evoluzione del vampiro
2.1. Il "vampiro storico"
2.2 Il "vampiro classico"
2.3. Il "vampiro postmoderno"
Capitolo III: il "vampiro della tomba accanto"
3.1. La genesi
3.2. Anno Dracula
3.3. Hellsing
3.4. Vampire the Masquerade
3.5. Cradle of Filth
3.6. Dal testo alla realtà
Il mito del vampiro si evolve nel tempo e nello spazio, e per questo ha dato vita a numerose figure che si differenziano per importanti caratteristiche, nonostante risultino legate da un elemento comune, il vampirismo, che permette di considerarle versioni diverse di uno stesso mito.
Questo studio si pone l'obiettivo di analizzare alcuni vampiri recentemente apparsi nel panorama mediatico occidentale; le loro caratteristiche peculiari evidenziano importanti differenze con i vampiri precedenti, e consentono di avanzare l'ipotesi dell'esistenza di una nuova versione del mito, una figura indipendente a cui si è dato il nome di "vampiro della tomba accanto".
Gli elementi principali su cui si fonda la sua autonomia sono due: in primo luogo la sua immagine esteriore e il suo comportamento lo rendono molto simile ad un comune adolescente contemporaneo, in secondo luogo l'aspetto orrorifico e malvagio che da sempre ha accompagnato il vampiro risulta quasi, o del tutto, assente.
Per queste due caratteristiche e per il fatto di popolare i media destinati alle fasce giovani della popolazione, il "vampiro della tomba accanto" diviene un attraente modello di vita per molti teenagers che giungono anche ad una identificazione completa, sperimentando comportamenti atipici, nonché socialmente condannati; un fenomeno che, come vedremo, può essere etichettato come "vampirismo acido".
Lo studio è suddiviso in tre capitoli. Nel primo, partendo dall'aspetto etimologico, si descrive l'universo simbolico del vampiro e del vampirismo; questo si fonda su tre elementi principali: vita/morte; sangue e sensualità/sessualità.
Dall'analisi risulta che la vitalità del mito del vampiro deriva anche dalla sua capacità di ricontestualizzare simboli universalmente diffusi, creando un continuo gioco di richiami dove ambiguità e tabù sono particolarmente presenti.
Una riflessione sul rapporto tra vampirismo e magia sessuale conclude il capitolo e svela un interessante punto di contatto tra mito e realtà.
Nel secondo capitolo si delinea l'evoluzione del mito del vampiro in Occidente; il suo albero genealogico comprende il "vampiro storico", il "vampiro classico" e il "vampiro postmoderno"; per giungere, infine, al "vampiro della tomba accanto", l'ultimo nato di questa serie.
Nel terzo capitolo, tramite l'analisi di un corpus di testi, si analizzeranno le caratteristiche della nuova figura; l'uso di una specifica griglia di analisi faciliterà il confronto con le figure vampiriche precedentemente analizzate, ed evidenzierà i suoi tratti distintivi.
A conclusione del capitolo, e di questo studio, si rifletterà sul fenomeno, attualmente in espansione, di individui che si dichiarano vampiri; Il fenomeno interessa sia adulti organizzati in culti, sia ragazzi tra i 14-20 anni in contatto tra loro tramite siti web a tema.
L'etimologia delle parole vampirismo e vampiro rimanda all'area balcanica dove, secondo J. L. Perkowski[1], alla fine del decimo secolo si diffuse il vocabolo slavo obyrbi per indicare un defunto che rianimatosi attacca la gente assorbendone il sangue. La diffusione di questo mito è da imputare alla crisi religiosa provocata dalla repressione del paganesimo, e delle altre credenze popolari, da parte del cristianesimo maggioritario. M. Introvigne, presidente della sezione italiana della Transylvanian Society of Dracula nonché direttore del CESNUR[2], fa notare la mancanza di certezze circa le datazioni proposte da Perkowski. Dall'altro lato però egli, con altri esperti in materia, non dubita che un incontro/scontro tra culture, se non proprio quello indicato da Perkowski, sia una possibile causa della diffusione del mito del vampiro. C'è invece diffusa concordanza riguardo la matrice comune di parole come il serbo-croato upirina, il bielorusso, ceco e slovacco upir, e il bulgaro vampir, tutte usate in quel periodo nell'Europa orientale, che insieme ad altre varianti locali, dovrebbero derivare proprio da obyrbi. Solo dopo secoli dalla diffusione di questi termini e credenze nell'area orientale, l'Europa Occidentale si appropria del vocabolo e della figura del vampir, e sarà l'impero austriaco a fare da canale di diffusione.
Verso la fine del XVII secolo a Bärn, Moravia, una salma è reputata affetta da vampirismo, nei documenti parrocchiali del villaggio si parlerà di: Vamperzione infecta.
Nel 1718 con la pace di Passarowitz terre serbe e valacche vengono annesse all'Austria e cominceranno a pervenire all'amministrazione centrale rapporti ufficiali di omicidi perpetuati da morti che si rialzano e vagano per i villaggi.
Nel 1725 Fromann, il provveditore imperiale del distretto di Gradisca, riferisce di un certo Peter Plogojowitz del villaggio di Kisilova il cui cadavere è stato costretto a riesumare a seguito delle vigorose proteste degli abitanti, che accusavano il defunto di essere un vampir e di avere ucciso diverse persone succhiandone il sangue. Con una certa meraviglia di Fromann il corpo di Plogojowitz viene trovato praticamente intatto nonostante fosse morto da due mesi e mezzo. Gli abitanti con l'aiuto di un sacerdote ortodosso trafiggono con un paletto il cuore del cadavere, provocando la fuoriuscita di una gran quantità di sangue fresco, e completano l'esecuzione ponendo il cadavere su una pira per incenerirlo. Nello stesso anno il giornale tedesco Das Wienerische Diarium riporterà il caso usando proprio la parola vampir. Nel 1732 vampir avrà una traduzione inglese e francese grazie alla diffusione in Europa degli oscuri avvenimenti di Medwegya, un villaggio serbo sotto la corona d'Austria, dove una vera epidemia di non morti succhiatori di sangue obbligò l'amministrazione imperiale ad inviare una commissione medica guidata dal chirurgo militare Johann Flückinger. Questi redasse un rapporto che sarà pubblicato a Norimberga[3] e avrà nello stesso anno echi nella stampa inglese e francese, che si riferirà ai non-morti di Medwegya rispettivamente con i termini wampyre e vampyre. Sempre nel 1732 un certo W.S.G.E. parla dell'intercessione del demonio per quanto riguarda i vampyris; un anno dopo viene pubblicato Dissertatio de Vampyris serviensibus di J. H. Zopf e tra il 1738 e il 1743 monsignor Giuseppe Davanzati scrive la Dissertazione sopra i vampiri.
La voce vampiro sarà inserita da Voltaire nell'Encyclopédie anche per indicare gli sfruttatori del popolo[4].
Constatare la nascita e la diffusione delle parole vampiro e vampirismo non vuol dire constatare la nascita e la diffusione del fenomeno cui queste fanno riferimento: il fenomeno è antecedente, è più vasto, lo si può trovare anche dove non è esplicitamente nominato; come ad esempio nelle leggende cinesi dove è presente il kiangshi: una persona defunta che si rianima e uscendo dal sepolcro va in cerca di umani a cui succhiare il sangue. Oppure nella figura del nachzehrer: i cadaveri masticatori; credenza diffusa nel XVII secolo in parte della Polonia, Boemia, Moravia e Germania orientale. Questi cadaveri continuano a muoversi dentro la tomba masticando tutto ciò che è alla loro portata, questa azione provoca un forte rumore nonché il risucchio di energia vitale a coloro che dimorano nei pressi.
Vampira non dichiarata è la Lady Geraldine di Samuel Taylor Coleridge che nella poesia Christabel del 1797 assorbe l'energia vitale ad una ragazza.
Altro esempio di vampirismo senza l'uso diretto della parola riguarda i chupacapas: strana creatura diffusa principalmente nell'America centrale che attacca i capi di bestiame dissanguandoli.[5]
Vampirismo e vampiro sono due figure dense di significato, due miti presenti in testi di varia natura in tempi e luoghi diversi; sono due simboli ricorrenti, due archetipi: la ricorrenza nei testi più vari e la densità di significato data al testo che li ospita permette di etichettarli come tali. Infatti nel Dizionario degli studi culturali alla voce Critica archetipica Maria Ribaldi scrive: «il termine archetipo [ ] indica una figura, un'azione, un'immagine ricorrente o un qualsiasi altro elemento che si ritrovi nei testi letterari in tempi e luoghi diversi»[6], aggiunge inoltre che questi elementi ricorrenti danno ai testi pregnanza e sono presenti anche nei miti e nei riti di varie culture.
Proprio per la sua molteplicità di figure, il "vampirico" è di difficile definizione; J. Gordon Melton, autore di The Vampire Book, definisce il vampiro «un tipo particolare di revenant[7], una persona morta che è tornata alla vita e continua una forma di esistenza bevendo il sangue dei viventi»[8]. La definizione è ripresa da Introvigne stesso che la usa come traccia di lavoro nel La stirpe di Dracula, una delle opere più complete sull'argomento. Sicuramente questa definizione permette di far rientrare nel vampirismo una nutrita schiera di esseri anche se ne lascia fuori altri. Una definizione allargata e generale potrebbe essere ad esempio la seguente:
il vampirismo è lo stato d'essere di un soggetto che assorbe l'energia vitale di esseri viventi trasformandola in energia propria. L'energia vitale è rappresentata da un fluido materiale o immateriale.
Il vampiro è un soggetto, che si trova in stato di vampirismo, ed è impossibilitato a mutare la propria condizione.
Queste due definizioni sono volutamente vaghe per poter comprendere il maggior numero di vampiri anche molto differenti tra loro; da Dracula, vampiro per antonomasia della società occidentale; al vampiro psichico tanto caro alla tradizione spiritista europea del XIX secolo, al vampiro "capitalista" di Voltaire e Marx.
Per comprendere la molteplicità di vampiri e quindi di definizioni esistenti si deve riflettere sulla relazione che lega il vampiro al vampirismo, questa richiama il rapporto tra Langue e Parole.
I vari tipi di vampiro sparsi nei testi hanno un background comune, un legame soggiacente, una somiglianza più o meno forte che deriva dall'essere tutti generati da un'unica matrice: il vampirismo. Questo è un paradigma, una grammatica che permette la generazione di frasi/soggetti originali che sono poi i singoli vampiri. La Langue-vampirismo, vale a dire la matrice, non è fissata una volta per tutte, ma si evolve nel tempo per comprendere nuovi tipi di Parole-vampiro i cui peculiari tratti originali vanno ad ampliare la matrice usata per la loro creazione, rinnovando di conseguenza il concetto di vampirismo nel tempo.
Questo gioco di rimandi permette al vampiro di rinnovarsi, di riapparire in una nuova forma quando viene creduto ormai morto, di evolversi nel tempo nelle diverse culture e di restare immortale come lo sono gli archetipi e i miti. Perché il vampiro oltre che essere un archetipo è anche un mito. E del mito presenta anche quel "residuo non-risolto perturbante e terrifico" indicato da Bohrer[9].
Si può inoltre aggiungere che Il vampirismo, e la sua schiera di figli vampiri, sono da sempre circondati da quell'ambiguità drammatica tipica dei miti umani, da un alone di mistero, oscurità e irrazionalità; tutti aspetti che la scienza e il pensiero razionalista non sono mai riusciti a sradicare dalla società. L'irrazionalità del vampiro, il suo essere al di fuori delle regole, ha conferito ai testi dove compaiono questi esseri una sorta di carta bianca, evitando la censura legale e/o sociale, e permettendo di trattare al loro interno argomenti considerati spesso tabù come la morte, il sangue, la sessualità, il blasfemo, e loro appendici quali la decomposizione, il cannibalismo, l'omosessualità, l'incesto.
La definizione di J. Gordon Melton, vista precedentemente, secondo cui il vampiro è «un tipo particolare di revenant, una persona morta che è tornata alla vita e continua una forma di esistenza bevendo il sangue dei viventi» anche non comprendendo tutti i tipi di vampiri, riesce a descrivere le caratteristiche principali della figura dominante nell'immaginario collettivo occidentale; ed è utile come traccia per riflettere sulle ambiguità che comunemente accompagnano questo mito.
Le ambiguità caratterizzano i tre elementi su cui ruota l'intero universo simbolico del vampiro, essi sono: vita e morte; sangue e sensualità/sessualità; quando in un testo è presente il vampiro, in quel testo sono presenti questi tre elementi, ma lungi dall'essere delineati con certezza, risultano sfumare l'uno nell'alto.
Si analizzeranno di seguito questi tre elementi dell'universo simbolico del vampiro; questo risulta possedere due caratteristiche particolari: i simboli che ne fanno parte sono degli universali culturali; inoltre questi simboli si legano l'un l'altro in un continuo gioco di collegamenti, associazioni e richiami.
Il vampiro non è né vivo né morto. Un essere umano non può divenire vampiro mentre è in vita, deve prima morire, e una volta divenuto cadavere rianimarsi perpetuando la sua esistenza secondo nuove regole, quelle appunto del vampirismo. Ma avendo con la sua rinascita infranto la divisione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, e portando con se caratteristiche sia di uno che dell'altro, resterà sospeso tra questi due estremi fino al momento di un completo annullamento del suo essere.
Non appartenendo a nessuno dei due mondi gli sarà quindi preclusa la resurrezione cristiana e in ambito più esteso la ricongiunzione con il principio, o con il tutto. Questa è la maledizione insita nella figura del vampiro: essere un cadavere immortale "imprigionato" in un mondo di vivi; non fare più parte degli umani ma dei mostri. Inoltre essendo impossibilitato a raggiungere l'aldilà, comunque lo si voglia chiamare o intendere, la sua "vita" non avrà più uno scopo o un senso ultimo, tranne quello di perpetuare la propria condizione, rivivendo continuamente la morte sua e delle sue vittime; a questo si aggiunge la triste coscienza che l'unica liberazione è la propria distruzione, l'unico futuro auspicabile è la fine[10].
Il cadavere di un uomo dopo la sua "rinascita" vampirica subirà qualche piccola trasformazione nell'aspetto, ma la decomposizione non avverrà in modo completo, solitamente il vampiro se la cava con un pallore generale cui si associa, a volte, un alito pestilenziale. Potrà però muoversi più o meno agilmente, e anche se la maggior parte delle funzioni vitali saranno interrotte dovrà nutrirsi, per continuare la sua esistenza di non-morto.
Il suo ciclo diverrà notturno, in contrapposizione a quello naturale dell'uomo, e camminare alla luce del giorno gli sarà fatale. Questo non è, come può inizialmente sembrare, un allontanamento dalla luce in generale, perché fonti luminose artificiali come torce elettriche e candele non lo danneggeranno, e in certi testi rimarrà illeso anche alla presenza della luce crepuscolare.
Riflettendo meglio si comprende che il vampiro è allontanato dal sole stesso, non nel suo significato astronomico, ma in quello simbolico-teologico di fonte di vita, quindi di divinità. Il sole che allontana il vampiro e lo distrugge con i suoi raggi è la ripetizione dell'antico dramma del dio che sconfigge la morte, in questo caso rappresentata dal vampiro.
Il sole come divinità è un universale culturale, divinità solare era Mitra dio mesopotamico chiamato anche Bel e un sole divinizzato lo si può trovare tra i Celti, tra gli Indiani d'America, tra gli Inca ecc. Similmente, è ampiamente diffusa la rappresentazione della vittoria del sole sulle tenebre e sulla morte.
Per esempio, nel II millennio a.C tra gli egizi, a Heliopolis, si celebrava per il solstizio di inverno la festa del dio solare Ra. In quei giorni il sole, raggiunto il punto di massimo declino, riprende ad alzarsi, e ciò era considerata una vittoria dell'astro, e della divinità a cui era legato, sulle tenebre, che fino a qualche giorno prima sembrava stessero trionfando.
Anche tra i cristiani si celebra la divinità creatrice nelle vesti di un sole che vince la morte; basti pensare che l'ostia cristiana ha la forma di un disco solare, decisione presa con il Concilio di Trento, e l'ostensorio che la contiene quando è mostrata ai fedeli presenta una forma discoidale munita di raggi; il sacerdote la innalza davanti ai fedeli mostrando quindi un Cristo, trionfante sulla morte, in forma di sole.
Il vampiro vive nelle tenebre perché queste sono da sempre il luogo del mistero e dell'inspiegabile, e sono la dimora del mostruoso e della morte. Quindi vivere nel buio sottolinea la sua condizione di non-vivente e di anti-divino: lontano dal sole, lontano da Dio.
Dato la sua posizione ambigua tra il mondo dei vivi e quello dei morti, il vampiro ha bisogno di una cultura sottostante che ammetta tale ambiguità, anche se non come regola generale almeno come eccezione o possibilità. In apparenza il vampiro non trova quindi spazio in una società prettamente materialista dove l'uomo è solo corpo e cervello e la sua esistenza termina al momento del decesso[11].
Sarà difficile ammettere il vampirismo anche all'interno della cultura cristiana radicale, secondo la quale l'anima una volta avvenuto il decesso si allontanerà dal corpo almeno fino al giorno del giudizio e Sant'Agostino stesso chiamerà «superstizioni pagane» le credenze riguardo un ritorno dei morti, con corpo o senza, prima dell'Apocalisse. Ma come scrive Introvigne, citando Jean-Claude Schmitt, proprio Agostino ammette che raramente «l'immagine spirituale del morto possa essere introdotta nello spirito umano da un angelo buono»[12]; niente a che vedere con un vampiro, ma ammettere la possibilità di un ritorno del defunto è come lasciare una "porta aperta" ad eventuali giustificazioni sull'esistenza dei non-morti[13].
La cultura sciamanica, invece, non avendo soluzione di continuità tra il mondo dei vivi e quello dei morti e ammettendo anzi che gli spiriti dei morti possano non raggiungere "l'aldilà" e tornare indietro tormentando i vivi, è un buon terreno culturale per il vampiro. Diversi autori tra cui Éva Pócs e Gábor Klaniczay sostengono, infatti che proprio tra le popolazioni dedite allo sciamanesimo sia nato questo mito. Stralci delle antiche culture sciamane preistoriche sono sempre rimaste presenti nelle società di tutto il mondo; è infatti una paura comune che i defunti possano tornare ed affliggere i vivi. Quando le istituzioni contrarie a queste convinzioni, per esempio il cristianesimo radicale, hanno tentato di sopprimere simili "superstizioni pagane" hanno sempre fallito, non riuscendo mai a raggiungere un completo controllo sulle credenze riguardanti la morte.
Per abbandonare il suo stato ambiguo il vampiro ha teoricamente due possibilità: tornare a vivere o morire definitivamente. Confrontando i testi in cui è presente, si può notare che il ritorno al mondo dei vivi sia un obiettivo raggiunto in rarissimi casi, e in queste occasioni si tratta di un ritorno temporaneo. Ad esempio nel romanzo Il ladro di Corpi di Anne Rice, del 1992, il vampiro protagonista torna a incarnarsi in un corpo vivente, ma tornerà all'originaria condizione di non-morto prima della fine dell'opera[14].
Morire completamente, essere quindi distrutto, è l'unica soluzione ammessa, ma anche questa risulta difficile. Vecchiaia e malattie non hanno alcun effetto sul vampiro, così come infezioni e sostanze tossiche quali farmaci, alcool, e droghe, che possono soltanto arrivare ad intorpidirlo; probabilmente questi elementi sono troppo legati alle funzioni biologiche di un organismo vivente. Hanno invece effetto il sole, il fuoco, l'argento e il classico, e più sanguinario, paletto piantato nel cuore.
Del ruolo del sole si è già parlato. Il fuoco ha sul vampiro un effetto simile a quello del sole ma meno rapido; d'altronde fuoco e fiamma sono, come il sole, simboli della vita e del divino. Tra i buddisti vi è la credenza che una fiamma divina risieda in tutti i corpi, credenza non molto lontana da quella ebraico-cristiana, dove è bene ricordare che Dio si manifesta come fiamma a Mosè «E il signore gli apparve in una fiamma di fuoco»[15], e similmente nel nuovo testamento lo Spirito Santo sugli apostoli: «E apparvero ad essi, distinte, delle lingue di fuoco, e se ne posò una su ciascuno di loro e furono tutti pieni di Spirito Santo»[16].
Il fuoco come vita è presente anche in espressioni comuni, secondo cui una vita si può accendere e di conseguenza spegnersi. Ma il fuoco è un simbolo complesso legato anche alla purificazione e alla punizione divina. Il fuoco era necessario per sacrificare correttamente agli dei vittime animali, e anche umane, spesso spargendone prima il sangue. Ma anche feticci simbolizzanti il male o il passato venivano arsi nei roghi[17]; questa usanza dura tutt'oggi, e anche in Italia si bruciano fantocci antropomorfi, per celebrare la fine dell'anno trascorso e il distaccarsi dai suoi aspetti negativi. Da questi usi si può dedurre una diffusa credenza negli effetti "magici" della fiamma, l'azione del fuoco non consuma completamente ma trasferisce verso il divino se supportata dai giusti riti. Il fuoco avvicina al divino, e si può ricordare in proposito la leggenda Greca di Demofonte. Demetra voleva ringraziarlo per l'ospitalità ricevuta rendendolo immortale. Il rito, cominciato dalla dea e interrotto dalla madre, consisteva nel bruciare le parti mortali del corpo[18]
Il fuoco come si è detto è usato, però, anche come arma di castigo dalle divinità. Le saette di Zeus erano forgiate dal fuoco, e fuoco divino si abbatté su due città dell'antichità divenute tristemente famose: «E allora il Signore fece piovere su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco»[19]. Le fiamme sono anche la punizione per i dannati: « [ ] e li getteranno nella fornace ardente ove sarà pianto e stridore di denti»[20], e anche «essere gettato nel fuoco dell'inferno, dove [ ] il fuoco non si estingue»[21]. Il fuoco dunque ha effetto sul vampiro in quanto mezzo di purificazione divino che, distruggendo il corpo, pone fine alla sua maledizione.
Anche l'argento è un arma mortale spesso usata, contro i vampiri, anche se la mera presenza di questo metallo non basta per ferire i succhiatori di sangue o indebolirli; vale a dire che non ha sui vampiri l'effetto della Kriptonite su Superman. Deve essere invece usato in forma di arma vera e propria: spade o pugnali ma anche proiettili, volendo essere più moderni. Così nel manga Hellsing[22] il protagonista Alucard usa contro un prete divenuto vampiro proiettili rivestiti di argento proveniente dall'ipotetica croce di Lanchester; questo accorgimento liturgico li renderà ancora più adatti contro il prete nemico e contro tutti i tipi di mostri, secondo quanto afferma lo stesso Alucard, egli stesso un vampiro.
L'argento è da sempre usato per gioielli, ornamenti, monete, e oggetti rituali; il che dimostra come l'uomo da tempo immemore lo tenga in debita considerazione e ne apprezzi le caratteristiche. Nelle mitologie antiche spesso gli dei usavano armi fatte di argento, e lo spirito divino che vi infondevano sopperiva alla morbidezza tipica di questo metallo, che le avrebbe rese inutili in mano agli uomini.
L'argento nella cultura buddista fa parte delle sette sostanze preziose, insieme a due altri metalli: oro e berillio[23]. In molte credenze antiche è legato alla luna, l'astro simbolo delle arti magiche e dei cicli, l'astro della grande madre venerata sotto diversi nomi come Iside, Demetra, Diana e affiancata a numerose simbologie come amore e fertilità, ma anche mistero e regno dei morti. Nell'alchimia spirituale, tesa al raggiungimento della perfezione tramite l'armonizzazione interiore, tra i nove elementi della Grande Opera[24] si trova "l'intelligenza" chiamata anche Argento dei Saggi: è la Gnosi delle cose divine, o anche la possibilità di percepire la verità oltre l'apparenza, l'appartenenza al bene o al male, alla luce o alla tenebra[25]. Come per il sole e il fuoco, anche l'argento mostra un legame col divino, ma anche con la capacità di svelare la realtà dietro il mistero, di illuminare l'oscurità: quindi di esorcizzare e sconfiggere il mostruoso.
Queste fin qui analizzate rappresentano le armi per uccidere un vampiro, a cui si deve aggiunge il complesso esorcismo, eseguito nell'Europa dell'est, che vari funzionari dell'impero Austriaco hanno potuto vedere in prima persona e riportare nei rapporti ufficiali. Tralasciando le varianti locali l'uccisione di un vampiro comprendeva, dopo aver riesumato il cadavere ed essersi accertati della sua Vamperzione infecta, il trafiggere il corpo con un paletto, mozzargli il capo e bruciarlo poi in un rogo, ovviamente il tutto seguito da un sacerdote che con le preghiere appropriate permette il successo dell'operazione. I sacerdoti erano, per ovvie ragioni geografiche, di culto cristiano ortodosso e i loro esorcismi su queste creature erano messi in dubbio dai prelati e dai dotti della chiesa cattolica, i quali facevano più difficoltà a credere nel ritorno dei cadaveri; ma ammettendone l'esistenza, e la loro paternità diabolica, reputavano gli esorcismi ortodossi non completamente efficaci, e quando questi raggiungevano l'obiettivo era, a loro dire, perché avevano usato le preghiere presenti invariate nel cattolicesimo.
L'arma dell'esorcismo religioso viene usata dove una chiesa riesce ad imporre la sua autorità su tutto ciò che è innaturale e malvagio; laddove ciò non avviene la gente si affida alle pratiche magiche della tradizione popolare, come avviene tra i Rom, che suggeriscono per eliminare il vampiro l'uso di pire e varie mutilazioni e operazioni tra cui: la perforazione del cuore, anche tramite aghi; la decapitazione; il chiodo nelle tempie; l'estrazione di organi o la terra di cimitero in bocca. Tutte azioni inutili e superstiziose per i sacerdoti cristiani a cui non è mai piaciuto "l'esorcismo fai da te".
Le operazioni elencate appartengono al campo dei trattamenti diretti alle parti considerate essenziali alla vita di un uomo vivo, e che per la violenza estrema si pensa possano funzionare anche sui vampiri; creature dalle funzioni vitali certamente alterate, ma pur sempre legati e sottomessi al corpo umano posseduto. Sicuramente, tra questi rimedi, il più famoso è il paletto nel cuore.
La credenza che vede nel il frassino il legno più adatto si è diffusa in tempi recenti, anche grazie alla produzione filmica, e alla sua base si possono considerare le credenze che lo legano alla natura del legno della croce di Cristo o alla lancia che ne trafisse il costato, conosciuta come lancia di Longino. Il frassino è un legno legato al sangue, alla vita e alla guarigione, ed è considerata una pianta magica in area mediterranea, usata spesso anche nella stregoneria[26].
Oltre gli espedienti conosciuti per distruggere il vampiro è interessante analizzare gli strumenti capaci di scacciarlo; come per i precedenti anche questi si legano al divino, alla vita, alla morte e al sangue. Per iniziare si deve menzionare l'acqua benedetta, in cui coesistono i simboli della vita, della divinità e della purificazione e che risulta efficace contro tutti i mostri in ambiente cristiano. A questa si aggiungono anche l'aglio e la rosa canina.
L'aglio è stato sempre al centro di polemiche tra sostenitori e detrattori. Oggi prevale in ambiente medico una certa stima soprattutto per il ruolo di naturale regolatore della pressione; le sue virtù terapeutiche furono esaltate anche da studiosi del passato come Plinio il Vecchio che riempie oltre una pagina per riferirne le applicazioni; puro o in mistura contrasta diversi mali dall'asma alle malattie nervose. Ma Orazio lo reputava più velenoso della cicuta, e Alfonso di Castiglia lo proibì a tutti i suoi cavalieri. Questo bulbo era legato sia in Grecia che in Egitto al mondo dei morti; gli adoratori di Sokar-Osiride protettore dei morti lo indossavano in ghirlande; in epoca medioevale era utile contro le streghe e contro ogni maleficio ed era consigliabile portarlo sotto gli abiti durante la notte di San Giovanni; mentre in sanscrito è chiamato uccisore di mostri[27]. Il dottor Van Helsing, nel romanzo Dracula, per allontanare il Nosferatu[28] dalle camere da letto delle possibili vittime fa loro indossare la consueta collana di fiori d'aglio e ne strofina i telai delle porte[29].
Tra le cose in grado di allontanare il vampiro c'è, infine, anche la rosa. La specie canina risulta tra le possibili piante con cui si intrecciò la corona di spine di Cristo, ma credenze diverse parlano del biancospino; lo stesso avviene per l'albero su cui Giuda traditore si impiccò, indicato a volte come rosa canina, i cui semi in tedesco si chiamano Judasbeeren cioè albero di Giuda.
Ma la rosa, canina o meno, era legata nell'antichità anche alle sepolture, per l'estrema bellezza e la breve vita del suo fiore divenne il simbolo di chi moriva giovane, sulla cui tomba veniva spesso posta.
«La sua struttura concentrica ha evocato anche l'idea della ruota, simbolo del tempo che scorre, dell'eterno ciclo vita-morte-vita»[30]; ma la rosa è anche simbolo del segreto ermetico e delle lingue di fuoco discese sugli apostoli, del Cristo stesso e della sua resurrezione, così come delle piaghe e della passione in generale. Questa relazione con il sangue è presente anche al di fuori dell'ambito cristiano e risale all'età classica.
Seconda la mitologia Greca le rose nacquero bianche. Dopo la nascita di Afrodite gli dei fecero cadere del nettare sui rovi emersi dalle acque insieme a lei, e da questi crebbero dei boccioli bianchi. I fiori divennero rossi quando la stessa Afrodite per correre in aiuto dell'amato Adone, attaccato da un cinghiale, si ferì il piede nudo, il sangue macchiò alcune rose che l'assorbirono prendendone il colore[31].
La forte relazione tra le rose e il sangue non deve essere sfuggita ai creatori del gioco di ruolo Vampire the Masquerade visto che una rosa rossa fa bella mostra di se nella copertina del manuale base[32]. E non è sfuggita al gruppo black metal di inspirazione vampirica Cradle of Filth; in una loro canzone intitolata A Gothic Romance, il protagonista viene sedotto da una vampira, la notte seguente si ritrova a vagare per i cimiteri portando con se proprio un mazzo di rose rosse, il dono che sente più appropriato per la sua "regina dei cimiteri", il sottotitolo della canzone recita appunto: Red Roses for the Devil's Whore[33].
Dunque anche la rosa, come tutte le armi che contrasta il vampiro, fa parte di una catena di simboli che ruota attorno gli stessi fuochi: divino, vita, sangue, morte. Come si è detto, l'universo del vampiro è una fitta rete, in cui, da qualsiasi punto si inizia, dopo una successione continua delle stesse immagini, vi si fa ritorno.
Il secondo elemento su cui si fonda l'universo del vampiro è anch'esso un universale culturale.
Il sangue è un fluido vitale per l'uomo e per un gran numero di creature, la sua importanza fu compresa fin dalle prime comunità. Gli uomini si resero subito conto di quanto la salute fisica dipendeva in qualche modo dal sangue, e anche se non si conosceva il fenomeno della circolazione sanguigna, né le sue funzioni, era chiaro che la perdita conduceva alla morte.
Si può considerare quindi normale che gli uomini di tutte le società abbiano caricato il sangue di significati magico-religiosi. I guerrieri di diverse epoche e civiltà si sono bagnati col sangue del nemico o l'hanno usato per dipingersi il volto, per bagnare le proprie armi o addirittura sono arrivati a berlo per assorbire la forza e la vita che la linfa rossa racchiudeva e simboleggiava. Per esempio pare a Roma il sangue dei gladiatori vincitori venisse bevuto per acquisirne gli attributi.
Parallelamente il sangue ha spesso avuto un ruolo fondamentale nel contatto con il divino e nella purificazione. Il sangue è parte essenziale dell'offerta agli dei, che lo ricevono in dono solitamente dal sacrificio di animali e a volte anche di uomini; come si pensa avvenisse tra i Celti, e con più certezze tra i popoli del centro e sud America. Anche in Cina reperti databili intorno al primo millennio prima di Cristo testimoniano l'uso sacrificale del sangue, «il feudatario Hsiang dello stato di Sung, invece di immolare una vittima umana, si limito' a far dare alcuni colpi sul naso del feudatario dello stato di Chu, da lui sconfitto militarmente, affinché ci fosse un po' di sangue umano per bagnare l'altare della divinita' del suolo»[34] e sempre in Cina il sangue sanciva un patto, trasferendo probabilmente la sacralità dal liquido all'alleanza. Nell'età classica le maghe Tessale lo bevevano prima di evocare le ombre. Spesso nella mitologia gli eroi vengono purificati tramite il sangue, si pensi a Oreste che a Delfi viene purificato da Apollo tramite il sangue di un maiale sacrificato. Nel culto di Cibele l'iniziazione avveniva mediante il rito del Taurobolio dove secondo quanto riferitoci da Prudenzio nel Peristephànon l'accolito era posto in fondo ad un a specie di pozzo dove sopra veniva sgozzato un toro; il sangue dell'animale attraverso una griglia pioveva sull'iniziato che accuratamente si bagnava occhi, orecchie e bocca fino a berlo[35].
In epoca contemporanea riti di diverse religioni comprendono un'offerta di sangue che avvantaggia la comunità. Per esempio in Calabria a Nocera Terinese[36] la mattina del Sabato Santo, durante una processione della Madonna con il Cristo per le vie del paese, alcuni uomini incappucciati si flagellano pubblicamente; questi sono i vattjienti che usano uno strumento formato da un tappo con schegge di vetro con cui si percuotono le cosce e il petto, l'abbondante fuoriuscita di sangue viene usata anche per segnare le porte di particolari edifici come le chiese e le case di amici e parenti del vattjiente. La sofferenza, e il sangue che la testimonia, purificano la comunità, il sacrificio di pochi gioverà a molti[37]. Ovviamente il rito si riallaccia al sacrificio di Cristo, ma la credenza del potere della sofferenza e del sangue è condivisa da altri popoli in altri continenti, in Africa e in Indonesia spade e aghi provocano ferite, e quindi emorragie, su pochi volontari che si incaricheranno, in nome della comunità, di placare le entità divine e favorire la prosperità comune.
Nella Bibbia Dio è chiaro riguardo al sangue: « [ ] perché la vita della carne è nel sangue e io ve l'ho dato affinché facciate con esso delle espiazioni sopra l'altare per le vostre anime, e il sangue serva all'espiazione»[38]. Il sangue essendo portatore di vita è anche simbolo di fertilità: Odino richiede il sangue del re per favorire il raccolto nelle popolazioni celtiche, e dal sangue dei testicoli di Crono nacquero varie creature tra cui le ninfe dei "frassini".
Ma il sangue nasconde anche la morte, infatti nella leggenda greca di Asclepio che riceve in dono il sangue della Gorgone da Atena, questi, scopre che mentre dalle vene del lato destro del mostro sgorgava un sangue che ridona la vita ai morti, quello del lato sinistro era un potente veleno[39].
L'aspetto magico del sangue ha trovato applicazione in tutta una serie di riti di varia complessità. Tra i più semplici si può menzionare l'uso del sangue mestruale, che è particolarmente usato nel sud Italia per riti riguardanti legami d'amore.
Il vampiro si nutre del sangue delle sue vittime. Vampiri che rientrano nella definizione allargata, ma non in quella di Melton, sostituiscono il sangue con altri fluidi quali il midollo spinale o le viscere; come fa il pontianak indonesiano, cioè lo spirito di una donna morta durante il parto, il quale attacca soprattutto le gravide e può anche divenire corporeo per un breve periodo e avere figli con gli uomini. Nel caso del vampiro detto psichico il nutrimento viene dall'energia vitale di animali e uomini che si indeboliscono e muoiono. Risulta ovvio che sangue, midollo, viscere ed energia sono legati tra loro in quanto simboli della vita.
In alcuni testi il vampiro può evitare di succhiare il sangue all'uomo e cibarsi di quello animale, ma ciò in un'ottica biblico-cristiana non lo assolve completamente, avendo Dio proibito l'ematofagìa in ogni caso; così si legge nel Deuteronomio, il libro della bibbia che contiene i comportamenti alimentari prescritti da Dio: «Il sangue però non lo mangiare; ma lo spargerai per terra come l'acqua»[40]; e più avanti «Ma guardati dal mangiare il sangue, perché il sangue per essi è l'anima e non devi mangiare l'anima colle carni»[41]. In quest'ottica il vampiro anche nutrendosi solo dagli animali trasgredirebbe le norme divine, impedendo tra l'altro un ciclo della natura a cui la regola di versare il sangue sul terreno pare rifarsi.
Il rapporto tra il vampiro e il sangue, conduce ad un confronto del non-morto con la figura del Cristo e svela interessanti ambiguità. Il confronto del vampiro con Il cristianesimo è inoltre obbligatorio, perché è proprio all'interno di una cultura metà cristiana e metà materialista che il vampiro "occidentale" nasce, cresce e si evolve, trasformandosi da semplice credenza folklorica, in oggetto di studio per pochi dotti, e successivamente nel fenomeno mediatico oggi così in voga.
Il cristiano seguendo gli insegnamenti di Cristo si nutre del suo sangue divino per raggiungere il paradiso, cioè una vita eterna in un mondo eterno; il vampiro invece assume il sangue umano per mantenere uno stato particolare di morte in questo mondo governato dalla legge della caducità.
Inoltre, il cristiano prende il sangue donato dalla suo maestro, da cui è rimasto affascinato, e che ha deciso di seguire, mentre il vampiro si appropria del sangue di una vittima con prepotenza; o nel caso di un donatore questo è prima ammaliato dal vampiro. I termini appaiono dunque invertiti, e il discorso si complica ammettendo che anche il vampiro può dare il suo sangue. Questo avviene, per fare degli esempi, nel già citato gioco Vampire the Masquerade e nei romanzi di Anne Rice, dove i vampiri donano ad un umano il proprio sangue in un rito che porta l'umano a trasformarsi in vampiro. In questi casi, il vampiro succhia quasi tutto il sangue alla propria vittima facendole raggiungere uno stato di precario e temporaneo equilibrio tra la vita e la morte, a questo punto il vampiro dona il proprio sangue riempiendo nuovamente il corpo della vittima che "rinascerà" come vampiro.
Anche in questo caso la contrapposizione con Cristo è evidente: uno dona il sangue divino per dare vita eterna, l'altro dona il sangue di un morto, particolare ma pur sempre cadavere, donando la morte eterna, permettendo così la resurrezione non nel mondo della luce ma in un mondo di tenebra. Il carattere di maledizione è evidente così come il carattere di anticristo che lega quindi il vampirismo al satanismo; uno sguardo ai movimenti a sfondo satanico contemporaneo lo dimostra.
In questi culti la connessione vampirismo-satanismo risulta forte, e si lega ad una contrapposizione tra Cristo e il vampiro che oltre ad essere stata evidenziata e sostenuta da molti teologi del passato in interminabili dispute intellettuali tra il Seicento e l'Ottocento, è stata compresa, accettata e fatta propria dagli stessi movimenti anticristiani e da alcuni romanzieri che l'hanno esplorata e arricchita.
Per esempio, nel romanzo La regina dei dannati, Anne Rice fa vivere al suo vampiro preferito un' incredibile avventura con Akasha la vampira più antica dell'ambientazione della scrittrice. La vampira vuole creare una società di pace, una nuova era più giusta, ma per portare a termine il suo compito pensa di dover quasi estinguere i maschi umani. Lestat è stato scelto da Akasha per governare al suo fianco nel nuovo mondo e i due si presentano agli uomini come la Grande Madre, e il figlio che tramite il sangue espierà i peccati degli uomini. L'identificazione nella figura del Cristo è esplicita anche in alcuni titoli dei capitoli del libro come: "Lestat: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue"[42].
Il primo album dei Cradle of Filth si intitola The Principle of Evil Made Flesh. In Cruelty and the beast, quarto lavoro dei Cradle of filth, in copertina appare una vampira con evanescenti ali da angelo, o da diavolo, che si aprono da dietro le spalle, una corona di spine sulla sua testa e la mano destra che tenendo un calice, troppo simile al tipo usato nelle messe, se lo porta alla bocca mentre fissa l'osservatore con uno sguardo ammiccante e sensuale.
Il vampiro è seducente, bello, ammaliante o meglio mesmerizzatore dato che con il solo sguardo riesce ad ipnotizzare le vittime e a farsi desiderare da queste. Il vampiro è carico di erotismo ma solitamente scarso di amore, le vittime che seduce servono a placare la sua sete, e i suoi sensi: sono un cibo dalla doppia valenza, ma non le sue compagne, e ciò riguarda anche le vampire. Se il vampiro maschio si vede caricare di tensione erotica a partire dal 1819 con The Vampyre di J. W. Polidori[43], le vampire possono vantare tra le progenitrici più dirette figure dall'invidiabile carica erotica. Nella mitologia classica Greca e Romana vi sono le làmie o èmpuse, demonesse seduttrici di uomini nonché divoratrici degli stessi dopo l'accoppiamento. Un'apparizione letteraria di queste creature si trova nella Vita di Apollonio di Tiana di Filostrato, dove «Menippo è amato da una bella straniera e viene salvato da Apollonio, il quale gli rivela che la sua bella è in realtà una èmpusa o una làmia che si appresta a divorarlo»[44] Queste creature non sono vampire nel senso classico definito da Melton, possono rientrare però nella definizione allargata, e non lo sono nemmeno le donne che compaiono nelle Metamorfosi di Apuleio e che ingannano e divorano Socrate, amico di Lucio. Queste nel racconto sono chiamate làmie ma si avvicinano più a delle streghe il cui termine antico è strigoi, usato in Romania per indicare i Vampiri. A queste antenate si possono aggiungere le succubus: demoni medioevali che compaiono in forma di donna e succhiano lenergia vitale agli uomini rubandone il seme nei rapporti sessuali.
L'ambiguità dell'elemento sensualità/sessualità nasce dal fatto che, nonostante la grande sensualità e capacità di seduzione, il vampiro è biologicamente parlando impotente, non si vedranno quindi normali rapporti sessuali che hanno come protagonista un vampiro tranne, naturalmente, nella produzione pornografica e in qualche altra occasione, da considerare eccezioni che confermano la regola.
Si possono incontrare però vampiri femmina protagoniste di rapporti sessuali "classici" con umani, ma in questo caso ovvie ragioni anatomiche possono giustificarlo; ciò nonostante è bene ricordare che la vampira agirà per altri scopi come il proprio nutrimento e appagamento mediante il morso perché, come si sottolinea nei romanzi di Anne Rice, i vampiri non ricevono comunque sensazioni dagli organi genitali, queste sono le uniche parti che il sangue ingerito non vitalizza.
Come si è detto il sangue del vampiro è anche mezzo di fertilità perché permette al vampiro di moltiplicarsi, di avere una progenie; mentre il suo morso, e il flusso di sangue che ne consegue, conducendo il vampiro e la vittima stessa ad un orgasmo, sono metafore sessuali. Il morso e il sangue sono quindi i due elementi costituenti la sessualità del vampiro, e quindi per questa creatura l'atto del nutrimento coincide con il coito, e la sazietà con orgasmo come facce della stessa medaglia.
Prima di mordere, il vampiro, solitamente segue di nascosto la vittima e durante il pedinamento sente crescere in se il doppio desiderio: di cibo e di piacere; poi la prende alle spalle, stringendola con forza sovraumana le impedisce di muoversi e l'addenta quindi al collo, cioè una delle parti del corpo umano dove il flusso di sangue è maggiore[45].
Il desiderio può arrivare ad accecare la mente del vampiro, e non di rado con la sua stretta spezza, anche involontariamente, le ossa della preda, venendo così costretto a succhiare velocemente il sangue per anticipare la morte per emorragia interna: il vampiro deve nutrirsi del sangue di un vivente, per non subire una sorta di avvelenamento: deve assorbire vita, no morte, Lestat lo spiega a Louis appena divenuto vampiro: «Non si beve quando sono morti [ ] Se lo fai, crepi Se gli resti attaccato quand'è morto ti risucchia nella morte con lui»[46].
L'azione di stringere, mordere e succhiare il sangue viene anche chiamata nei testi "abbraccio" e "bacio" a sottolineare ulteriormente l'aspetto erotico dell'atto. Il modo in cui questo viene normalmente eseguito richiama l'immagine di una belva che caccia e assale la sua preda. La violenza risulta un aspetto fondamentale nel modo in cui il vampiro mangia e gode, il vampiro ha bisogno di ferire per giungere all'orgasmo. Non si deve dimenticare che la preda prova, oltre un dolore iniziale, anche un piacere intenso che riesce a cancellare la sofferenza; anche lei, come il suo assalitore, raggiunge una sorta di orgasmo ed è questo che induce molte volte gli umani a concedersi volontariamente al vampiro.
Sadomasochismo e necrofilia si aggiungono ad una sopraffazione del più forte sul più debole; il vampiro prende l'umano lo svuota della vita, come fosse un oggetto di piacere che viene consumato e poi gettato, nei rari casi in cui la vittima rimane viva resta comunque sottomessa e dominata dal vampiro[47]. Quando il "bacio" avviene tra vampiri la componente del dare e avere sarà più forte ma il sadomasochismo rimarrà presente.
Nella sessualità vampirica la tipologia dei rapporti possibili è ampia, per le parti interessate dal coito vampirico le differenze tra rapporto eterosessuale e omosessuale vengono praticamente annullate e anche la pedofilia avrà un senso diverso, meno innaturale. In Dracula, Lucy Wenstenra appena diviene vampira si mette subito alla ricerca di prede e prediligerà proprio i bambini.
L'omosessualità sarà particolarmente presente e la Carmilla di Sheridan J. T. Le Fanu del 1871[48] non è che un primo esempio precoce: una ragazza chiamata Laura viene vampirizzata da Carmilla «Certamente , nella novella di Le Fanu non vi è nulla di esplicitamente sessuale. Ma tutta l'atmosfera suggerisce- in un modo che sarebbe stato impensabile all'epoca al di fuori del racconto di vampiri [ ] una deriva verso il sensuale e il proibito. L'attrazione di Laura per Carmilla è dichiaratamente fisica»[49].
Tra i vampiri è frequente anche l'incesto che diviene particolarmente complesso, poiché il vampiro ha legami di parentela sia all'interno della famiglia a cui apparteneva come umano e sia nella nuova famiglia vampirica. In questa il vampiro ha di norma un solo genitore perché è sufficiente un vampiro per generarne un altro, questi è il vampiro-padre o madre e i vampiri da lui generati saranno tra loro fratelli e sorelle. Due esempi tratti dalle opere di Anne Rice possono rendere chiara la ricchezza di possibilità di incesto tra i vampiri.
Nel romanzo Intervista col Vampiro si incontra Claudia, probabilmente una delle figure più grottesche della scrittrice di New Orleans; Claudia è stata vampirizzata quando aveva cinque anni ed è quindi destinata a maturare solo mentalmente rimanendo in un corpo di bambina. Claudia è uno dei rari casi di vampiro con due genitori infatti il sangue le fu succhiato da Louis e le fu poi donato da Lestat. Nel triangolo che si verrà a formare Lestat è padre e amante di entrambi, Claudia è amante e figlia di entrambi e Louis ricopre le figure di Padre, figlio, fratello e amante.
In Scelti dalle Tenebre si racconta di quando Lestat renderà la madre naturale Gabrielle una vampira, venendosi quindi a creare un rapporto dove ognuno dei due è genitore, figlio e amante dell'altro.
Richiamando nuovamente il ruolo del sangue si può evidenziare una sua tripla funzione nel vampiro, il flusso ricavato dal morso oltre a servire da nutrimento e dare al vampiro un piacere assimilabile a quello sessuale svolge un'altra funzione: assorbendo sangue il vampiro assorbe anche il "potere" della vittima, inteso come un insieme della sua forza fisica, del suo carattere, dei suoi ricordi, attitudini, capacità e coscienza: tutto ciò che può rientrare nella definizione di spirito o essenza individuale. La conseguenza è l'evoluzione dello spirito del vampiro, la sua maturazione. L'entità di questa maturazione dipenderà dal soggetto da cui è stato assorbito il sangue, la letteratura ci mostra tre casi: animali, che comunque possono al massimo far sopravvivere, vampiri e umani, questi ultimi rappresentano la scelta più comune. Quanto detto mette in evidenza un legame tra il vampirismo e la magia sessuale.
Per magia sessuale si intende l'uso del rapporto sessuale e l'ingestione di fluidi corporei, quali sangue e secrezioni sessuali, per vari scopi tra i cui: l'iniziazione, che è sempre considerata anche una rinascita; l'evoluzione spirituale; il guadagnare potere sugli altri; il ringiovanire.
Il legame del vampirismo con la magia sessuale diventa più forte richiamando alla mente due caratteristiche della forza simbolica del sangue nel l'universo del vampiro: in primo luogo il racchiudere in se l'essenza di altri fluidi come le secrezioni sessuali, le lacrime e il sudore; e in secondo luogo la corrispondenza tra il succhiare il sangue e l'atto sessuale. Inoltre il legame si rafforza ulteriormente con l'ipotesi presentata da Giorgio Galli nel volume Il vampiro al mercato, di cui è anche curatore insieme a Leopoldina Fortunati[50]. Il professore di storia delle dottrine politiche sostiene che nel periodo tra la seconda metà del XVII e la fine del XVIII secolo i gruppi ermetico alchemici europei, e la loro conoscenza, dovettero confrontarsi con un crescente discredito causato dalla formazione e diffusione della scienza moderna; l'imporsi dell'illuminismo li relegò nella ciarlataneria e i loro adepti furono costretti a nascondersi. Vi erano diversi letterati tra loro e nascosero significati cifrati in numerose opere anche di carattere puramente narrativo[51]. La clandestinità causò in alcuni ambienti ermetici un chiudersi in se stessi a cui si accompagnò l'avvicinarsi al satanismo.
Nell'ottocento opere cifrate continuarono ad essere scritte e tra queste vi sarebbero i più importanti racconti di vampiri del tempo; i loro autori e la cerchia di persone che frequentavano nei numerosi salotti dell'alta società, che erano un ritrovo per intellettuali e artisti, appartenevano a sette ermetico/alchemiche e praticavano la magia sessuale.
Byron e il gruppo di villa Diodati è tra questi quindi Polydori, Mary Shelley, Yeats, ma anche Bram Stoker dove in Dracula nascose una riflessione proprio sulla rivalità con i gruppi a sfondo satanico dipinti come malvagi che al pari dei vampiri usano le loro capacità per rubare energia e cercare di controllare la società. Scrive Giorgio Galli riguardo la sua ipotesi: «Si tratta di una letteratura cifrata il cui originario intento è positivo (diffondere il messaggio ermetico e rosacruciano, stroncato sul continente dalla violenza), ma che, costretto alla clandestinità può avere assunto forme involutive e degenerative delle quali la letteratura sul vampiro può essere espressione»[52] E più avanti : «gli intellettuali e gli scrittori della cultura ermetico-alchemica, nel XVII secolo rinverdirono, in Inghilterra, la tradizione della segretezza e della letteratura cifrata. Che la clandestinità provocò una sorta di ribellione esasperata all'emarginazione e alla "solitudine" una deviazione "satanista", dagli hell fire club a Villa Diodati e a Byron. Che l'impegno a restaurare la cultura ermetico-alchemica nel corso del XIX secolo, tra Frankenstein e Dracula, diede luogo a prodotti letteriamente non elevati, ma il cui forte retroterra culturale riuscì a trasformarli ugualmente nei miti del XX secolo»[53].
Il vampiro riaffiorerà nei culti satanici anche nel XXI secolo, per esempio il già citati, nell'Order of the Vampyre, e il temple of the vampire fondati da scissionisti di La Vey e che sono accomunati, malgrado diverse differenze dottrinali, dalla pratica della magia sessuale in riti simili alla messa gnostica.
Una riflessione sulla magia sessuale sarà utile per capire da dove, e da chi, questi praticanti hanno tratto le conoscenze per l'istituzione dei loro riti e inoltre fa emergere il legame tra scopi e modalità della magia stessa con il vampirismo.
Varie sono le culture dove è stata o è praticata la magia sessuale, ad esempio nell'antichità classica all'interno dei culti di Ermes e Bacco e ancora più anticamente nell'Asia Minore dai sacerdoti di Inanna/Ishtar[54], fino ad oggi nell'Asia centrale nel tantrismo e in altre sette di induiste.
In Europa e nella società occidentale a parte il periodo classico e preistorico se ne riscontra l'uso in correnti ermetiche, alchemiche, gnostiche e sataniche, e in culti che fondono tra loro questi elementi.
Nel tardo Medioevo all'interno dei sabba la magia sessuale era il più delle volte legata a residui di cerimonie pre-cristiane, ad una tradizione pagana mai estintasi in Europa e raramente ad una adorazione del diavolo. Maggiori documenti attestano l'uso della magia sessuale alla corte di Luigi XIV come parte di una celebrazione per la prima volta indicata come "Messa nera". Un'inchiesta del prefetto Nicholas de la Reynie del 1679 rivelò che dal 1666 Catherine Deshoyes Montvoisin alias La Voisin, riforniva le nobildonne della corte reale di medicine e cosmetici, ma organizzava anche con la complicità di sacerdoti cattolici, tra cui tale Guisburg, riti satanici dove oltre la profanazione di ostie, e sacrifici di feti abortiti e bambini, le clienti avevano rapporti sessuali con il sacerdote officiante e bevevano un elisir a base di secrezioni sessuali, sangue mestruale e sangue essiccato di pipistrello. I riti dovevano aiutare le clienti a mantenersi giovani e belle. Dopo che l'organizzazione fu stroncata il Re stesso tentò di cancellare ogni traccia dell'inchiesta dato il coinvolgimento di famose nobildonne, tra cui la marchesa François Athenaїs de Montespan che era una delle sue "favorite". Alcune copie dei verbali vennero bruciate ma grazie all'accortezza del prefetto de la Reynis di stilarne diverse, qualcuna è giunta fino a noi.
Negli ambienti esoterici della seconda metà dell'Ottocento il "caso La Voisin", con le descrizioni particolareggiate dei riti, furono fonte di ispirazione per gruppi esoterico-satanisti, che venivano combattuti da altri gruppi, praticanti anche loro magia sessuale ma non la venerazione di satana.
Tra i personaggi di quel periodo vi era Joseph Antoine Boullan (1824-93) che derivò il proprio credo da Eugène Vintras (1807-75), un visionario antisatanista che operò tra la Francia e Londrà. Boullan era inizialmente un apprezzato sacerdote cattolico dottore in teologia; nel 1858 persino Papa Pio IX lo incoraggiò nella sue riflessioni mistiche. Col tempo si allontanò sempre più dal cattolicesimo e approfondendo lo studio del demonio si dedicò all'occultismo fondando una corrente mistero-apocalittica. «Il tema di Boullan è sostanzialmente gnostico: "l'uomo è imprigionato nella materia, e per poter combattere l'ultima battaglia contro il Demonio e i suoi agenti deve liberarsi, "ascendere"[ ] Le unioni di vita sono il mezzo dell'ascensione»[55].
Le "unioni di vita" consistono in rapporti sessuali praticati tra due creature di diversa natura, prima dell'unione i due esseri si trovano in scalini diversi dell'ascensione, cioè dell'evoluzione spirituale e al termine del rito la superiorità di un soggetto si è trasferita nell'altro permettendogli di elevarsi maggiormente verso l'ascensione. Gli umani devono unirsi sia tra loro sia con creature più evolute come gli spiriti di luce, o meno, come gli spiriti degli elementi, permettendo così a tutti di ascendere. Insieme alle unioni si praticava l'ingestione del "fermento di vita" composto da secrezioni sessuali a cui Boullan aggiungeva a volte urina e feci; queste pratiche consentono, a suo dire, la formazione di un "Corpo Spirituale Glorioso" o "Nostro corpo di immortalità".
Joris Karl Huysmas (1848-1907) fu uno degli allievi favoriti di Émile Zola ma dopo una parentesi naturalista romperà con il maestro, e nel 1884 pubblicherà uno dei manifesti del Decadentismo. Huysmas si immerse nel mondo dell'occultismo parigino frequentando diversi maestri e seguaci di gruppi esoterici anche a sfondo satanico; avrà un rapporto personale con Boullan, e oltre a venire in possesso di alcuni suoi documenti, accoglierà in casa Julie Thimbault una delle sue più convinte seguaci. La sacerdotessa svolgeva funzioni da cuoca e maga personale di Huysmas che sentiva il bisogno di protezioni magiche visto gli ambienti che frequentava. Proprio a casa sua Thimbault praticò per diversi anni i riti di Boullan, ma nel 1898 Huysmas allontanerà e denigrerà la donna a fronte di un avvicinamento al cattolicesimo.
Huysmas è una figura centrale perché nelle sue opere, specialmente Là-bas del 1890[56], descriverà le messe nere e le pratiche di magia sessuale praticate nell'ambiente esoterico della Francia dell'ottocento, ispirando culti satanici, e non, nel loro credo e nelle celebrazioni. Le opere di Huysmas influenzarono, tra laltro, l'Ermetic order of the Golden Dawn, fondata nel 1888, che ebbe tra le sue fila Aleister Crowley convinto sostenitore e profondo indagatore della magia sessuale; quest'ultimo, dopo i diverbi con Yeats e altri membri dell'ordine, fonderà l'Argeteum Astrum. I fondamenti del pensiero e dei riti di Crowley si mescoleranno al satanismo nella Chiesa Satanica di Anton La Vey, e per filiazione al Temple of Set e al Temple of The Vampire, fondati proprio da due sacerdoti scismatici di La Vey.
Riassumendo: nell'età moderna , in occidente si osserva un consolidarsi nel tempo del legame tra magia sessuale, satanismo e vampirismo. Fino al Seicento la magia sessuale non risulta essere stata usata in culti istituzionalizzati, ma in piccoli gruppi praticanti riti basati su antiche tradizioni pagane, a cui solo a volte si aggiungeva un elemento satanico[57]. Successivamente il caso "La Voisin" mette in luce un principio di istituzionalizzazione del satanismo e l'importanza al suo interno della magia sessuale. Nell'Ottocento queste pratiche magiche si diversificano diffondendosi in numerosi gruppi esoterici a sfondo satanico e non.
Pare che le due più importanti opere sui vampiri dell'epoca, The Vampyre e Dracula, usassero il vampirismo come metafora per criticare la magia sessuale praticata da gruppi satanici, o comunque fondati sul soddisfacimento personale a scapito del più debole. Nel novecento l'uso della magia sessuale fu esplicito dapprima in movimenti esoterici a sfondo gnostico, come l'Argeteum Astrum, poi nella Chiesa Satanica; e infine, a chiusura del cerchio, in culti che si richiamano apertamente all'immagine del vampiro, utilizzando una figura oggi resa attraente e accettabile ma il cui richiamo era stato pensato nel secolo passato per screditare proprio questo genere di culti.
L'origine del mito del vampiro, come si è detto, è incerta. Introvigne presenta cinque teorie come le più diffuse sull'argomento: teoria dell'origine universale o preistorica, sciamanica, orientale, europea antica o medioevale e teoria dell'origine moderna[58]. Secondo la prima andare in cerca del tempo e luogo di nascita del mito del vampiro è inutile perché è una figura presente da sempre e ovunque nelle società umane; le altre teorie indicano invece coordinate spaziali e temporali più o meno precise per la nascita del fenomeno. Appoggiare una o l'altra dipende molto dalla definizione di vampiro e dalla credibilità data ai vari autori sostenitori.
A volte i documenti citati sono di difficile datazione e il problema si complica quando si cerca di datare tradizioni orali nate molto prima delle trascrizioni giunte fino a noi. Sicuramente alcune tradizioni sono legate da una radice comune, ma trovarne le prove può risultare un'impresa ardua; risulta ad esempio difficile trovare le prove dell'influenza del vampiro zingaro nell'area balcanica, o del vampiro indiano nella cultura zingara; e la ricerca diviene ancora più complessa quando si studiano culture ancora misconosciute come quelle preistoriche e mediorientali, o anche prettamente orali come quella Celtica e nativo americana.
Sicuramente il vampiro approda alla letteratura diverso tempo dopo la sua nascita ed è stata senza dubbio la società occidentale che, a partire dal Settecento, ha dato il maggior contributo all'evoluzione e diffusione capillare del mito monopolizzandolo grazie ai suoi media sempre più globali. Il vampiro occidentale a partire dalla "scoperta" del Settecento ha subito diverse mutazioni ma la nuova figura non è mai riuscita a cancellare completamente la precedente, così al vampiro più diffuso che acquisisce un posto fondamentale nella cultura del momento si affiancano le altre figure che sopravvivono in testi occasionali e nella conoscenza dei più curiosi e/o esperti e restano in attesa lontano dalla grande scena.
Una linea evolutiva del vampiro occidentale può avere come genitore un "vampiro storico" e passare, con la diffusione del vampiro in poesie e racconti, ad un vampiro "classico" poi ad uno postmoderno per giungere al "vampiro della tomba accanto".
Con l'espressione vampiro "storico" si indica il mito così come si diffonde all'inizio del Settecento. Quella che può essere chiamata la "scoperta" dell'occidente avviene sia tramite i rapporti ufficiali dell'impero asburgico e sia come conseguenza dei dibattiti degli studiosi siano essi teologi o scienziati, scettici o credenti. Il vampiro "storico" prende vita grazie a queste fonti caratterizzate dal fatto di non essere prodotte e diffuse per scopi puramente di intrattenimento ma di informazione e studio; l'ufficialità di queste fonti e il provenire da studiosi autorevoli convinse in un primo periodo buona parte della società sulla reale esistenza dei vampiri creando per alcuni decenni una situazione fino ad oggi unica in questo continente. Da queste considerazioni deriva la "storicità" di questo primo vampiro occidentale.
Se la vera scoperta europea del vampiro avvenne nei primi decenni del Settecento, alla fine del XVII secolo si ha un anticipo del fitto dibattito che infiammerà nel secolo successivo. Nel 1679 a Lipsia viene pubblicato la Dissertatio historico-philosophica de masticatione mortuorum[59] un'opera del teologo protestante Philip Rohr sulla natura dei nachzehrer; questi cadaveri rianimatisi dentro la tomba masticano i vestiti tutto ciò che trovano alla loro portata comprese le proprie parti del corpo producendo uno strano e particolare rumore; conseguente all'atto della masticazione è l'assorbimento dell'energia vitale di chi abita vicino il loro sepolcro; assorbita un'adeguata quantità di energia questi non-morti escono dalla tomba e cominciano ad attaccare i viventi fisicamente.
Il nachzehrer era conosciuto nel Seicento nella Kashubia, regione ora polacca, e in Germania orientale, ma la credenza può essere di origine boema e morava; sicuramente la sua diffusione in terre di Germania favorì l'attenzione degli studiosi prima del vampir che era maggiormente diffuso in terre appartenenti in quel periodo all'Impero Ottomano. Inizialmente il nachzehrer era leggermente diverso dal vampiro di Melton ma può essere benissimo considerato un vampiro nella sua definizione allargata, ma col passare del tempo le due figure si sono avvicinate sempre più fino a sovrapporsi.
Il vrykolakas Greco subirà la stessa evoluzione: il dibattito di cui era protagonista nel Seicento si riferiva ad una figura che non può essere considerata un vampiro: nel suo caso il cadavere rianimatosi poteva arrivare ad uccidere gli umani e gli animali ma mancava l'ingestione di fluido vitale anche nella forma di assorbimento di energia tipica del nachzehrer, anche se nel secolo successivo sarà descritto anche come succhiatore di sangue e rientrerà nella categoria del "vampiro storico".
Si può dunque affermare che il nachzehrer è un primo esempio di "vampiro storico", l'opera di Philip Rohr racconta numerosi casi e ragiona poi sulla genesi del nachzehrer riportando varie tesi: «la rassegna è del massimo interesse perché si fa riferimento a testi oggi in parte perduti di dotti dell'epoca, che partecipavano insieme a Rohr a una discussione evidentemente considerata importante e seria»[60]. Rohr alla fine sosterrà come causa della genesi il Diavolo che essendo incorporeo deve utilizzare corpi umani per agire sulla materia e il nachzehrer perseguirà gli scopi del maligno di spargere il terrore, insinuare il dubbio sulla provvidenza, diffondere pestilenze grazie alle esumazioni di cadaveri per scovare il non-morto; nonché di gettare cattiva fama su alcuni defunti perché è convinzione diffusa che il nachzehrer era in vita una persona malvagia. Alcuni temi dello studio di Rohr saranno propri del dibattito sui vampiri del Settecento.
Passando al vampir si è detto dell'importanza dell'annessione del 1718 all'impero asburgico di terre serbe e valacche e di come i primi a dover confrontarsi con il vampiro furono le autorità austriache cui era assegnato il governo di queste terre di confine. Il caso del vampiro Peter Plogojowitz a Kisilova ci viene narrato dal provveditore imperiale Fromann che assiste personalmente all'esumazione e può constatare i segni attribuiti ai vampiri cioè il corpo non decomposto, il sangue fresco nel cuore, nell'apparato circolatorio e ovviamente in bocca per averlo succhiato alle vittime; sottolinea anche la mancanza dell'odore tipico dei cadaveri. Nel rapporto riferisce che fu costretto ad assecondare le richieste del popolo per mantenere l'ordine pubblico e «se un errore è stato commesso in questa materia, non io ne venga ritenuto responsabile ma la folla».
L'eco in Europa fu lieve, il giornale tedesco Das Wienerische Diarium pubblicherà il rapporto e sarà anche trascritto da Michael Ranft in quello stesso anno per la prima edizione del Dissertatio historico-critica de masticatione mortuorum in tumulis[61]: un' opera sui nachzehrer in risposta al testo di Rohr ma contenente anche casi di vampirismo; Ranft avanza l'ipotesi dell' anima vegetativa la quale permane nel cadavere permettendogli una certa rigenerazione dei tessuti, la crescita di peli e unghia e lo sviluppo di una immaginazione carica di sentimenti negativi verso le persone odiate al momento della morte che porterà le vittime ad indebolirsi fino a morire. Non ci sono spiriti buoni o malvagi per Ranft, ma una magia naturale sta alla base della genesi di nachzehrer e vampiri: a queste idee si rifaranno le spiegazioni esoteriche del Settecento. Ma la vera mania per i vampiri arriverà nel 1732 a causa del rapporto della commissione medico-militare diretta dal chirurgo Johann Flückinger circa l'epidemia di vampirismo dilagata a Medwegya dove diciassette persone erano morte in tre mesi e alcune di queste erano giovani e sane prima di ammalarsi inspiegabilmente e morire in pochi giorni.
L'epidemia del '32 secondo gli abitanti era diretta conseguenza del caso di vampirismo di circa cinque anni prima quando Arnold Paole era morto dopo aver contratto in campagne militari il vampirismo e l'autorità locale aveva provveduto alla distruzione del non-morto, ma nonostante ciò alcuni abitanti si erano in seguito cibati di bovini precedentemente succhiati da Paole diventando anch'essi vampiri. Flückinger è scrupoloso nella sua indagine e procede con l'autopsia dei cadaveri accusati dal popolo di vampirismo, riscontrando i segni già riportati da Fromann.
Una donna di nome Stanacka era morta tre giorni dopo aver subito un morso al collo da un vampiro; l'autopsia avvenuta a più di due mesi dalla morte rivelò l'incorruttibilità del cadavere e un livido blu lungo e sottile proprio al collo. Flückinger prima di far decapitare e bruciare i corpi sospetti di vampirismo ne analizza altri seppelliti vicino per constatare se l'incorruttibilità era causata da particolari caratteristiche del terreno, ma questi vengono ritrovati in normale decomposizione. Flückinger era un medico militare, serio ed esperto nel suo campo, e anche se non vede personalmente attacchi di vampiri non può ignorare la stranezza della situazione, e dal modo in cui decide di procedere traspare l'accettazione del fenomeno del vampirismo.
Si interesseranno al problema le corti europee che intimorite dal problema chiederanno un parere alle facoltà di medicina. Giornali, medici e teologi scriveranno parecchio sul vampiro e nel 1734 Ranft scriverà «In tutte le riunioni di persone delle classi superiori e inferiori se ne parlava. Perfino le dame cominciarono a discutere di questo argomento»[62]. Le spiegazioni appartenevano a tre categorie: teologiche, mediche, esoteriche e all'interno di queste vi erano credenti e scettici sull'esistenza del vampiro.
La visione scettica prese il sopravvento attorno alla metà del secolo e fu sostenuta inizialmente dai medici, fra i quali cui coloro a cui si erano rivolti i sovrani di Francia, Prussia e naturalmente d'Austria. Re Federico Guglielmo I ricevuta una copia del rapporto di Flückinger la fornisce alla Società reale prussiana delle scienze che già nel 1732 in una relazione firmata da Otto zum Stein parla di superstizioni. Maria Teresa d'Austria aspetterà la relazione del medico di corte Gerhard van Swieten redatta nel 1755 per rassicurarsi sul fenomeno e vietare, nello stesso anno, l'esumazione e il rogo per i cadaveri sospettati di vampirismo con un "Rescritto sui Vampiri".
Anche la chiesa, o almeno la sua parte più influente, diverrà scettica e nonostante il vampiro compare nel manuale di esorcismo di Solanus Monschmidt del 1738, Papa Benedetto XIV nel 1749 è convinto che sia tutto frutto della fantasia. Sicuramente il diffondersi delle idee illuministe giocò a favore della fazione scettica e anche se il dibattito sarà particolarmente presente per tutto il Settecento, nel XIX saranno ormai pochi a discuterne in campo accademico e teologico mentre resterà vivo in ambiente esoterico grazie anche al dilagare dello spiritismo. Nel XX secolo alcune sette a sfondo satanico riporteranno alla luce le riflessioni sull'esistenza del vampiro, ma il "vampiro storico" aveva già perso da due secoli il primato.
Ma c'è da chiedersi quali sono le caratteristiche di questo vampiro?
Cercando di unificare le ipotesi circolanti all'inizio del Settecento, quando, è bene ripeterlo, il vampirismo era oggetto di una disquisizione accademica e non un personaggio letterario, lo si può intendere come un essere umano morto che si risveglia in una nuova condizione. Nel suo nuovo stato prova un forte bisogno di nutrirsi ma solo la vita di altri esseri umani o mammiferi potrà saziarlo, così succhierà il sangue nel caso di un vampir, o assorbirà l'energia vitale dalla distanza nel caso del nachzehrer, ma anche quest'ultimo dopo essersi nutrito adeguatamente può attaccare fisicamente.
La rinascita come vampiro non è influenzata dal sesso di appartenenza, ma altre caratteristiche di nascita, vita e morte indicano maggiori possibilità di divenire vampiro: anomalie fisiche come deformazioni o il nascere dementi, con molto pelo o con i denti o in un giorno di festa, nascere morti, essere un figlio illegittimo, essere stati maledetti alla nascita dalla madre o da un sacerdote. Maggiori possibilità ha anche chi in vita ha fatto un patto con il demonio, l'ha adorato come fanno le streghe, è stato particolarmente malvagio, è stato morso da un altro vampiro o ha mangiato la carne di animali morsi da un vampiro; infine è più facile divenire vampiro se si è morti scomunicati, a seguito di un incidente, suicidati o assassinati.
Sicuramente la classe sociale di appartenenza ha una relazione con il vampirismo, perché il "vampiro storico" non è mai stato in vita un nobile, anzi appartiene solitamente alle classi più basse come contadini, pastori, soldati ma anche commercianti.
Per coloro che credevano nel vampiro quelle indicate erano qualità ed eventi che facilitavano la rinascita ma il vero motivo era comunque un mistero, certo fin dall'inizio è presente una componente malvagia e demoniaca e un legame con il demonio non abbandonerà mai il vampiro. Altre motivazioni come l'esistenza di una sorta di veleno o malattia saranno sostenute da coloro che trovavano difficile ammettere l'esistenza di una creatura non obbediente alle leggi naturali, e questa corrente sarà la stessa che porterà verso la metà del XVIII secolo allo scetticismo illuminista e a negare l'argomento nella sua totalità.
Il "vampiro storico" al risveglio si trova dotato di maggiore forza fisica, agilità e resistenza; ma le capacità intellettive diminuiscono notevolmente; la maggior parte delle volte non pronuncia parola e pare non capire ciò che gli si dice: non risponde alle domande, non mostra segni di comprensione e non usa oggetti; esce dalla tomba tramite un qualche potere che gli apre un passaggio attraverso la terra e una volta fuori si aggira in cerca di una preda per nutrirsi. Il comportamento lo avvicina più ad un animale affamato che a un uomo. La memoria della sua vita passata è svanita quasi completamente, qualche oggetto, un nome, una casa sono le sole cose che gli restano in mente ma come immagini isolate senza relazione tra loro, spesso infatti dopo la rinascita si aggira nei pressi della sua ultima abitazione, aggredendo prima di tutto i propri parenti; un caso tipico è l'aggressione ai danni del coniuge mentre questi è a letto.
La sua nuova abitazione è il sepolcro dove era stato deposto e a cui fa sempre ritorno; il suo corpo non imputridisce ma anzi può ringiovanire grazie al sangue delle vittime, e con il passare del tempo non sembra evolversi o aumentare i propri poteri. Non instaura rapporti con altri vampiri con cui condivide il terreno di caccia o il cimitero, e anche se questi dovessero essere stati creati da lui, non si crea alcun rapporto tra loro, piuttosto è come se si ignorassero a vicenda: ognuno è una creatura isolata attirata solo dalla vita/sangue delle possibili vittime.
Non pare possa essere ucciso, o meglio distrutto, quando è fuori dalla tomba durante la notte, perché risulta particolarmente forte. Bisogna invece sfruttare la sua abitudine di tornare alla sepoltura, dove sdraiatosi diverrà inerte fino alla notte successiva; in quest'arco di tempo si aprirà la tomba per poi agire con la procedura classica: paletto, decapitazione e fuoco; un esorcismo durante l'esecuzione facilita il compito. L'estrema durezza e resistenza del corpo del vampiro può costringere gli esecutori a tagliare a pezzi ilm non-morto per facilitare l'azione delle fiamme.
Mentre la pira distrugge le carni si possono sprigionare fumi asfissianti e pestilenziali e la possibilità di epidemie diviene alta, non stupisce quindi l'accostamento dei fenomeni di vampirismo con la diffusione della peste come in effetti avvenne nei primi decenni del settecento nell'Europa dell'est.
Il "vampiro storico" fu un'immagine forte nel XVIII secolo e l'aumentare dello scetticismo degli studiosi non impedì al vampiro di rinascere prima nella poesia e poi nella prosa. Gli scrittori che per prima cedettero al fascino del mito del vampiro erano cresciuti proprio durante la sua affermazione a livello dotto e popolare, fu l'inizio di un nuovo vampiro destinato a maggiore fortuna di quello storico.
In Europa Occidentale non è mai esistito un fenomeno paragonabile al vampirismo del folklore dell'est e sud/est del continente, nessuna epidemia ha sconvolto le città dei grandi stati europei e i pochi casi di presunto vampirismo vanno considerati come eccezioni. Ma ciò non ha impedito al mito del vampiro di radicarsi in questa parte dell'Europa nelle vesti di "vampiro storico": non una creatura del folklore ma un oggetto di studio che, come si è visto, conobbe il suo apice a metà del Settecento allontanandosi poi dal centro dell'attenzione lentamente ma inesorabilmente con il diffondersi dell'illuminismo.
Ma i discorsi dei dotti e ancor di più quelli dei giornali e dei salotti crearono un substrato culturale che portò il vampiro a trasferirsi dai saggi alla letteratura, e a metà del XIX secolo il mito del vampiro era ormai conosciuto anche tra le classi più basse e diveniva il soggetto di scadenti pubblicazioni economiche.
Forse fu proprio il diffondersi dello scetticismo sulla realtà di queste creature ad aprire la porta alla sua speculazione letteraria: mentre lo studioso serio rischiava il suo status anche solo riflettendo sulla possibile esistenza del vampiro, l'artista aveva carta bianca sull'argomento perché la sua opera non mirava a istruire ma a dilettare.
Nella letteratura si delineò poco alla volta il vampiro che tutti abbiamo imparato a conoscere fin da piccoli, cioè un nobile, malvagio ma anche intelligente e sensuale; è il "vampiro classico": un vampiro destinato a maggior successo del predecessore.
La prima poesia sul vampiro viene pubblicata nel 1748 sul Der Naturforscher di Lipsia, si tratta di Der Vampir di Heinrich August Ossenfelder, sedici anni dopo i fatti di Medwegya, ma Der Vampir fu una primizia dato che la moda letteraria del vampiro si svilupperà qualche decennio dopo, inoltre in quest'opera il non-morto ricalca la figura del "vampiro storico" richiamandosi agli episodi dell'est Europa.
Nel 1797 Johann WolfGang Goethe scrive Die Braut Von Korinth tratto da un racconto di Flegone del II secolo d.C. e Samuel Taylor Coleridge nello stesso anno pubblica la prima parte di Christabel: Goethe narra di una fanciulla morta che si rianima e torna tra i vivi intrecciando una relazione sessuale con un giovane e Coleridge presenta una donna che ospitata in casa di Lord Leonine affascina la figlia Christabel e ringiovanisce succhiandone l'energia vitale.
In entrambe le opere la morte si intreccia con l'erotismo, preannunciando una caratteristica del "vampiro classico", il vampirismo non viene comunque nominato, ma queste pagine influenzeranno molti degli scrittori che tratteranno quest'argomento negli anni successivi. Tra i poeti che si sono interessati al vampiro si possono citare Gerge G. Byron che come si è detto sarà legato al vampiro più di quanto immaginava, John Keats, Charles Baudelaire, Rudyard Kipling, ma anche italiani appartenenti alla scapigliatura e al futurismo come Emilio Praga, Arrigo Boito e Filippo Tommaso Martinetti.
Anche se il vampiro è apparso in letteratura nella forma di poesia e in questa si trovano i primi importanti accenni, cronologicamente sarà prima nella prosa che farà la sua apparizione il "vampiro classico".
Nella prosa il primo racconto a tema vampirico è probabilmente Non svegliare i morti di Johann Ludwig Tieck dalla datazione incerta ma probabilmente precedente al The Vampyre di John William Polidori del 1819. Ma sarà in quest'ultimo che entrerà in scena la figura destinata a divenire clichè: il vampiro nobile, educato e di bel aspetto con qualcosa di oscuro ad adombrargli lo sguardo, un particolare che anziché allontanare , attira maggiormente, rendendolo il "bel tenebroso" che tutti conosciamo.
The Vampyre di John William Polidori viene pubblicato per la prima volta nella rivista New Monthly Magazine e pochi giorni dopo su volume. La paternità del racconto venne attribuita dall'editore Colburn a Byron per motivi pubblicitari. Polidori era stato per alcuni mesi il medico personale del famoso poeta e volle subito rivendicare la paternità dell'opera ma ebbe scarso successo, l'ingiusta accusa generò una cattiva fama per Polidori nell'ambiente letterario del tempo e fu probabilmente una delle cause del suicidio nel 1821; la riabilitazione arrivò dopo parecchio tempo.
The Vampyre fu pensato da Polidori nel 1816 durante un famoso soggiorno a Villa Dionati insieme a scrittori famosi del tempo; Percy Bysshe Shelley, Mary Shelly e Byron stesso che Polidori accompagnava essendo il suo medico personale. Durante quel soggiorno il gruppo si promise di scrivere ognuno un racconto dell'orrore e il Frankestein di M. Shelley è rimasto il più famoso tra questi. Byron non scrisse un opera ma un abbozzo incompleto che diverrà il canovaccio del racconto di Polidori; questo particolare non fu mai tenuto segreto dall'autore.
In The Vampire si narra di Lord Ruthven: un conte malvagio, ma gran seduttore, che intreccia una strana amicizia con il protagonista Aubrey. I due intraprendono un viaggio e giunti in Italia si separano perché la condotta amorale di Ruthven, che si diverte a sedurre e abbandonare, nonché a far cadere in rovina il prossimo, disgusta Aubrey. Il protagonista arriva in Grecia e conosce una ragazza di nome Iante di cui presto si innamora. Una notte mentre si trova in un bosco entra in una casa attirato dalle grida di una donna e viene attaccato alle spalle, ma il misterioso aggressore fugge prima di ucciderlo a causa dell'arrivo di un gruppo di persone intenti a cercare la donna. Questa viene trovata ormai morta e si scopre essere proprio Iante. Con la sua morte Aubrey cade preda di una violenta febbre e viene assistito da Lord Ruthven improvvisamente ricomparso al suo fianco. Aubrey guarisce e riprende a viaggiare con il nobiluomo, ma vengono attaccati da dei briganti e Ruthven rimasto ferito e in fin di vita, prima di spirare, gli fa promettere di non rivelare per un anno e un giorno a nessuno la sua condotta immorale e la sua morte.
Aubrey torna a Londra per scoprire che Lord Ruthven è ancora vivo e frequenta nuovamente l'alta società continuando a sedurre numerose donne. Il protagonista comprende che l'ex amico è in realtà un vampiro. Ma Aubrey tenendo fede al giuramento fatto non riesce a smascherare la vera identità del mostro e sarà anzi dichiarato pazzo; alla fine del racconto scopre che la sorella sta per sposare proprio il nobile vampiro.
Il giorno dopo le nozze gli sposi partono ma il giuramento è finalmente concluso, Aubrey racconta la verità ai dottori che lo tenevano segregato in casa per la presunta pazzia, li convince ma muore subito dopo. I medici partono all'inseguimento dei due sposi ma al loro arrivo il conte è già scomparso e la sorella di Aubrey, ormai, un'altra vittima del vampiro.
Lord Ruthven, il malvagio conte vampiro, è omonimo al Clarence Ruthven alias Lord Glenarvon protagonista del racconto di Lady Caroline Lamb Glenarvon, del 1816, descritto dall'autrice facendo esplicito riferimento a Byron da cui era stata sedotta e abbandonata. In questo racconto Byron-Lord Ruthven non è proprio un mostro ma ne ha l'animo, è un assassino delle sue amanti che verrà rapito dal demonio. Polidori prenderà questa figura e darà vita ad un'immagine di vampiro che sarà lo stereotipo fino ai giorni nostri; né lui, né la Lamb o tanto meno Byron potevano immaginare che Lord Ruthven sarebbe stato per anni il vampiro per antonomasia, soppiantato, solo nel 900, da un altro conte: Dracula, che all'inizio dell'omonimo romanzo è un vecchio dall'aspetto sinistro per divenire, dopo il "trasloco" a Londra, giovane, bello e sensuale pronto a prendere nell'alta società lo stesso posto del Ruthven di Polidori.
La trasformazione del vampiro operata da Byron e dal suo medico è spiazzante rispetto ai vampiri del Settecento e di molte poesie precedenti, la distanza dal "vampiro storico" è notevole, oltre l'aspetto erotico è importante notare lo spessore psicologico maggiore, gli umani divenuti vampiri cominciano a mantenere le facoltà mentali possedute in vita continuando comunque ad uccidere per nutrirsi e il carattere animalesco e brutale non scompare, ma viene celato da un'attraente maschera.
L'anonimo autore del Histoire des vampires del 1820 comprese subito l'entità del cambiamento, come dimostra un brano citato da Introvigne, che riferendosi a Polidori scrive « [ ] ha fatto del suo Ruthven uno spettro che viaggia, che frequenta la società, che seduce le giovinette e che si sposa per succhiare il sangue alla moglie. I vampiri della Moravia erano certamente temuti; ma avevano meno potenza. Questo è amabile, seducente, e benché abbia l'occhio di un grigio mortale, fa conquiste in società»[63].
Il riferimento ai vampiri della Moravia è molto pertinente infatti come si è detto i resoconti ufficiali che avevano portato in "Europa" il vampiro si riferivano tutti a uomini o donne del volgo, che erano brutali come animali e che non solo non avevano alcun interesse o capacità deduttiva ma erano temuti e terrorizzavano perfino i parenti più prossimi, erano mostri dentro e mostri fuori, la minor potenza si riferisce alla maggiore capacità predatoria di un essere che riesce a nascondere la sua vera identità e quindi ad evitare la fuga della vittima, a non mostrarsi pericoloso anzi desiderabile.
Il vampiro dell'inizio dell'Ottocento incarna la paura del serial killer, una figura che nascerà proprio in quel periodo, una persona insospettabile che vive una doppia vita, persona comune, magari socialmente rispettabile e mostro, non sarà quindi un caso che questa figura di vampiro è contemporanea anche a Jack lo squartatore.
Il mutamento attuato da Polidori si estese presto anche ai vampiri di sesso femminile.
Nel Dracula le tre vampire amanti del Conte ci vengono presentate secondo un'immagine divenuta già tipica per le vampire nei quasi ottant'anni che separano Ruthven da Dracula: la malvagia e oscura seduttrice a cui non si può resistere ma il cui amore porta alla morte. Le tre vampire riescono con la loro ammaliante bellezza a sedurre Jonathan Harker, l'agente immobiliare che raggiunge Dracula in Transilvania ad inizio romanzo, e nonostante questi percepisce qualcosa di tenebroso in loro non cerca di fuggire terrorizzato come tenta di fare dal Conte Dracula:
«Tutte e tre avevano denti candidi e luminosi, che risplendevano come perle contro il rosso rubino delle turgide labbra. Qualcosa in loro mi creava disagio, brama e al tempo stesso paura mortale. Nel mio cuore ho sentito un desiderio malvagio, ma ardente, di essere baciato da quelle labbra rosse Io giacevo immobile, guardando attraverso le ciglia, in un'agonia di deliziosa anticipazione[...] Aveva qualcosa di dolce, odore di miele [ ] ma quel dolce aveva un fondo acre, la stessa ripugnanza dell'odore del sangue [ ] la fanciulla bionda si è inginocchiata e chinata su di me con avidità [ ] Sentivo il tocco morbido e vibrante delle labbra sulla pelle sensibilissima del mio collo, la durezza di due denti acuminati che lo sfioravano Ho chiuso gli occhi in un'estasi di languore, e ho atteso, atteso col cuore in tumulto»[64].
Questo tipo di vampira si era ormai affermato e Bram Stoker non fa che riprendere una figura usata questa volta prima in abito poetico e l'esempio migliore del XVIII secolo è probabilmente Il Vampiro e Le metamorfosi del vampiro in I Fiori del Male di Baudelaire.
Nell'Ottocento quindi il vampiro diviene in Europa occidentale un mito, grazie all'interesse a lui dedicato dagli scrittori; nella sua veste di "vampiro classico" comincia ad assolvere alla tipica funzione del mito cioè divenire lo specchio e l'incarnazione delle paure di un'epoca, così se il vampiro Ruthven mostra la paura della società per il male che si nasconde nelle caleidoscopiche metropoli ottocentesche la vampira diviene nello stesso periodo la raffigurazione della paura maschile di una donna che rifiuta di sottomettersi, che reclama i suoi diritti, che riscopre il suo potere, la sua aggressività, che scopre le zanne potremmo dire; è la seduttrice/mangiatrice di uomini che sarà chiamata ad inizio 900 Vamp, proprio in riferimento alle vampire.
Una paura che riemerge con prepotenza nel secolo della rivoluzione industriale; un secolo in cui le donne divengono forza lavoro al pari degli uomini, un secolo che vede la nascita del movimento femminista. Come era avvenuto nei tempi passati, la cultura maschile risponde alla paura demonizzando la nuova donna che non vuole essere solo oggetto ma soggetto, che desidera avere e non solo dare, che prende possesso del proprio corpo e della propria sessualità; e se in passato la paura aveva preso le sembianze di Lilith[65] e successivamente di Lamiè, e Succubi, nell'Ottocento si incarna proprio nella vampira.
Il "vampiro classico" fu presente in opere letterarie di qualità fino ai primi decenni del XX secolo e oltre a The Vampire e a Dracula sono sue colonne portanti Varney the Vampire; or The Feast of Blood e Carmilla: il primo è un romanzo popolare inglese a puntate che fu pubblicato a partire dal 1845, per lungo tempo è stato attribuito a T. P. Prest ma probabilmente l'opera nacque da una collaborazione tra questi e J. M. Rymer[66] ed è forse il primo racconto ad avere un vampiro per protagonista.
La Carmilla fu scritta da Sheridan Le Fanu nel 1871 e riprende il tema dell'amore lesbico già presente in Christabel ma presentandolo in modo più esplicito, questo racconto influenzerà particolarmente le vampire delle opere successive.
Per buona parte del XX secolo il "vampiro classico" dominerà la scena, a lord Ruthven si sostituirà il Conte Dracula come figura principale ma come si è visto i due vampiri hanno molto in comune, e si possono considerare appartenenti allo stesso tipo vampirico, ciò si intuisce già dal nome: sono infatti entrambi nobili.
Probabilmente tra la fine dell'Ottocento e gli anni Settanta del Novecento le opere incentrate sul vampiro saranno per la maggior parte trasposizioni più o meno fedeli del Dracula di Stoker e insieme ad una diffusa mancanza di qualità mostreranno scarsa originalità; alla fine di questo periodo vedrà la sua comparsa il vampiro per bambini, forse la figura più innovativa di tutto il periodo e parallelamente si intensificheranno le interpretazioni comiche del succhiasangue.
A parte le considerazioni appena fatte si deve sottolineare l'incredibile numero di opere apparse nell'ultimo secolo, si parla di diverse migliaia, e la moltiplicazione dei tipi di testo, soprattutto a causa della nascita del cinema e del fumetto.
Per quanto riguarda il cinema il vampiro si è ritagliato fin dall'inizio un posto d'onore e si può affermare con una certa sicurezza che il tema vampirico è il più diffuso tra tutti quelli trattati nella sua storia considerando anche le pellicole che non rientrano nel genere dell'orrore. Nel primo film di questo genere; Le Manoir du Diable del 1896 di Gorge Méliès, il primo esperto di effetti speciali nella storia del cinema, apparve un essere diabolico che si tramuta in pipistrello e svanisce davanti al crocifisso con evidente richiamo al vampiro.
Seguiranno diversi film alcuni completamente perduti come The Vampire del 1913 di Robert Vignola e altri che solo casualmente hanno evitato la stessa sorte come Nosferatu – eine synphonie des grauens del 1922 del regista Wilhelm Mournau.
Questo è considerato dai critici uno dei film più belli di tutti i tempi; è una libera trasposizione, meno libera di tante che seguiranno, del romanzo di Bram Stoker contro cui si accanì la vedova dello scrittore, Florence Stoker, a cui Mournau aveva tentato, cambiando i nomi dei personaggi, di non pagare i diritti d'autore; la causa fu vinta dalla vedova e si procedette alla distruzione delle pellicole, ma alcune non furono rintracciate e sono giunto fino a noi. Nel film il Conte Orlok è l'altar ego di Dracula, ma a differenza del romanzo il vampiro rimane mostruoso per tutta la pellicola e si discosta quindi dall' opera originale per la mancanza del ringiovanimento e della sensualità acquisiti da Dracula quando giunge a Londra, sostituita nel film da Brema; si può quindi affermare che il Conte Orlok è a metà strada tra il "vampiro storico" e quello classico.
Saranno comunque due case di produzione: l'americana Universal e l'inglese Hammer a detenere alternativamente il monopolio del vampiro cinematografico fino all'inizio degli anni Settanta, ma le loro produzioni mancheranno quasi sempre dello spessore del capolavoro di Mournau, dando comunque per parecchio tempo un volto specifico, anzi due, al "vampiro classico" tramite gli attori Bela Lugosi e Cristopher Lee.
Nel fumetto dopo saltuarie apparizioni tra gli anni trenta e quaranta il vampiro divenne figura centrale in alcune collane come Adventures into the Unknown apparso nel 1948 e le tre pubblicazioni ideate da Bill Gaines tutte degli stessi anni: Tales from the Crypt, The Vault of the Horror e The Haunt of Fear, a cui seguiranno, dopo un periodo di stasi per effetto del Comics Code del 1954, veri e propri cult come Vampirella di Forrest J. Ackerman del 1969, la vampira a fumetti più famosa, e Morbius della Marvel Comics.
Nonostante la sconfinata produzione di testi sui vampiri vi sono stati periodi del 900 in cui il mito veniva in parte abbandonato e in questi casi furono le letterature minori, americane, a tenerlo in vita: i fumetti e racconti dell'orrore economici delle pulp magazines la cui pubblicazione più importante fu Weird Tales edita dal 1923 al 1954 (Lovecraft) a cui si affiancarono, visto il successo, Strange Tales, Terror Tales, Horror Stories e altre pubblicazioni che avevano per modello proprio Weird Tales.
Come si è detto il "vampiro classico" rimase il solo tipo di vampiro di riferimento fino agli anni Settanta quando compare il "vampiro postmoderno" che se non arriverà a sostituire completamente il "vampiro classico" nell'immaginario collettivo si affiancherà ad esso giungendo a soppiantarlo, in alcune categorie sociali, dal suo ruolo di vampiro tipico.
Probabilmente la nuova versione del mito nasce per la diffusione di figure comiche e demenziali del vampiro, che già contavano qualche rara apparizione, e le interpretazioni adatte ai bambini, quindi solitamente esenti da caratteristiche orrorifiche, infernali e malvagie; altro elemento di sfondo ma non meno importante fu il mutamento dell'intera cultura occidentale che dette inizio all'epoca chiamata appunto postmoderna.
Elena Maggio in un saggio sul moderno e postmoderno scrive: «È possibile affermare che negli ultimi 30 anni vi sia stato un cambiamento nel mondo artistico e politico-economico, che ha portato con sé una trasformazione del senso del mondo e della realtà in cui viviamo e di cui facciamo esperienza. A questa nuova "epoca" è stato dato il nome di postmodernismo»[67].
Nell'epoca postmoderna si abbandonano le certezze fondate su una visione unitaria dell'uomo e della storia dell'uomo; sono cadute le grandi teorie evoluzionistiche insieme alle ideologie. Persino la fiducia nella scienza e nel sapere, che aveva condizionato sempre di più la società a partire dall'epoca dei lumi infondendo fiducia in un futuro migliore, si dissolve con il diffondersi di una sorta di relativismo scientifico.
Dopo gli studi di Kuhn è sempre più accettata la tesi del disgregarsi della scienza considerata dispensatrice di verità indiscutibili, e quindi ultimo appiglio ad una realtà unica e oggettiva; lo studioso affermava gia quarant'anni fa l'insostenibilità dell'esistenza di un metodo unico per la valutazione delle teorie e della distinzione tra fatti e valori; e Feyerabend anni dopo aggiungeva che miti e suggestioni dominano la ricerca scientifica. Le conseguenze sul pensiero dell'uomo occidentale sono profonde; Clemente Sparaco afferma che nell'era postmoderna «anche nell'ambito scientifico non ci sono più i fatti (né i metodi né le certezze), ma solo interpretazioni. Si verifica quella che si è definita ermeneuticizzazione della teoria della scienza e si alimenta una situazione d'incertezza più generale.»[68].
Se nessuna idea, teoria e ideologia è vera al di fuori del paradigma che l'ha generata «Concepire visioni globali e univoche sembra ormai impossibile e ancor più pare improponibile, a livello etico, riferirsi a valori incondizionati. In questo mondo a pezzi non pare più pensabile un linguaggio, o una teoria, capace di mettere insieme universi che non sembrano più riunibili. Bisogna invece riconoscere la pluralità, la caoticità del reale, l'incomunicabilità ontologica delle sue parti: il mondo e la società umana che lo abita sono un insieme di frammenti unici ognuno portatore di una propria e inconfutabile visione del tutto.
Il mito del vampiro, immortale e sempre pronto a mutare insieme al pensiero dell'uomo, nell'era postmoderna si presenta con una nuova figura: adatta alla mutata mentalità e molto diversa rispetto al "vampiro classico". Una figura della massima importanza dato che da più di centocinquanta anni nessun nuovo tipo di vampiro era riuscito a guadagnarsi uno spazio così considerevole nell'immaginario collettivo; non si può affermare che il vampiro classico abbia perso totalmente il suo ruolo di vampiro per antonomasia ma certamente questo è stato considerevolmente intaccato.
Il cambiamento più importante avviene nella psicologia del vampiro e nel suo rapporto con la società. Si è detto come nel Novecento vi sia stata una incredibile diffusione dei vampiri nei romanzi, nei film e nelle letterature minori e sempre più spesso il ruolo del vampiro non era di antagonista ma di coprotagonista o addirittura protagonista comportando un ispessimento della sua figura e una maggiore esplorazione della sua psiche.
Questo si combina nel "vampiro postmoderno" con la prassi, tipica di quest'era, di frammentare e decostruire i testi e le figure che in essi compaiono; dato che ogni cosa perde la sua integrità anche il vampiro non appare più un essere integro, con scopi precisi, deciso nell'agire e che non torna mai su i suoi passi, come era nella versione classica, ma una creatura che, come tutti gli uomini, ha dubbi, paure, idiosincrasie, illusioni, disillusioni, ripensamenti.
Eticamente il suo comportamento omicida appare errato perché apportatore di dolore e sofferenza, ma risulta determinato da elementi propri della sua natura a cui non può sfuggire, condannarlo a priori perché diverso è una presa di posizione incompatibile con i principi del nostro tempo; anche l'uomo uccide altri esseri per nutrirsi, quindi il vampiro visto da una angolazione non egoisticamente umana si discosta poco da noi, e come avviene per gli assassini andrebbe osservato, compreso e al limite accettato.
il vampiro uccide per vivere, è quindi più colpevole degli uomini che uccidono per denaro e potere o per diffondere i propri ideali utopici? Inoltre l'aspetto malvagio non esaurisce la figura del vampiro che come ogni persona risulta complessa e caotica fatta di bene e male, di luce e oscurità.
Tutto ciò è in piena linea con il pensiero etico post-moderno: «Nell'epoca della frammentarietà, nell'illimitata pluralità delle autolegislazioni dei singoli, è destituito di senso tanto il proibire quanto il prescrivere. Al massimo si oppone a tutto questo un buonismo tollerante, che altro non è se non l'assunzione da parte del relativismo morale del principio della differenza e della tolleranza, ma con la perdita di ogni criterio di demarcazione e il conseguente sbriciolarsi di tutto in una pluralità contraddittoria»[69].
Nei testi cui compare, il "vampiro postmoderno" è visto sotto una luce apparentemente neutrale, lo stile usato tende a seguire le sue azioni, i suoi pensieri senza giungere ad un giudizio definitivo sulla sua persona: ogni gesto deve essere giudicato separatamente dagli altri e inserito nel contingente; ciò non toglie che solitamente si vede emergere una simpatia di fondo per questa creatura che è da sempre condannata senza aver mai avuto la possibilità di spiegarsi, di raccontare la sua versione dei fatti e che in quest'epoca ha finalmente la possibilità di venire, se non accettato, almeno compreso.
Altra caratteristica del "vampiro postmoderno", e degli scenari in cui si muove, è lo sgretolamento della componente religiosa e esoterica che da sempre si era accompagnata alla sua figura spiegandone la nascita, la funzione e la possibile morte.
Certamente nel passato vi sono state spiegazioni laiche e materialiste del vampiro e della sua condizione, tra le quali l'idea secondo cui il vampirismo è una malattia o un'infezione. Ma queste posizioni hanno riguardato soprattutto il "vampiro storico" e il diffondersi dello scetticismo nei suoi confronti e raramente sono apparse in opere letterarie. Diverso è lo sgretolamento di cui si è detto, il quale non si accompagna nel "vampiro postmoderno" ad una negazione della sua esistenza; il vampiro esiste e la causa della sua genesi anche se non si lega a improbabili creature sovrannaturali rimane solitamente un mistero come la genesi dell'universo o della vita su cui possono essere avanzate solo supposizioni non verificabili.
Inoltre è inutile per il vampiro, come per l'essere umano, scoprire il motivo per cui esiste perchè non essendovi continuità e omogeneità nel fluire della storia scoprire la causa della propria nascita non è utile per vivere il presente. Non c'è un Diavolo a monte della rinascita vampirica e non c'è un Dio che maledirà la sua esistenza, le ostie, al pari dei crocifissi e dell'acqua benedetta, di conseguenza non sortiranno alcun effetto; rimane il pericolo del sole che resta un mistero su cui non vale la pena di indagare, ma certamente non è un mistero teologico.
Come è avvenuto per il vampiro classico, il "vampiro postmoderno" farà la sua comparsa prima nei racconti in prosa, per poi diffondersi in altri testi, e saranno soprattutto autrici donne dare forma alla sua figura in opere originali e di qualità. In particolare una scrittrice americana sarà considerata unanimemente la principale creatrice della nuova versione del mito, e i suoi romanzi hanno avuto il ruolo di esempio per tutti coloro che si sono riferiti e si riferiscono al "vampiro postmoderno"; se quindi questo ha un genitore il suo nome è senza ombra di dubbio Anne Rice.
Anne Rice nasce nel 1941 a New Orleans come Anne O'Brien, da una famiglia di origini irlandesi profondamente cattolica. Dopo la morte della madre nel 1956 si trasferisce in Texas dove al liceo conosce il poeta Stan Rice: l'uomo della sua vita e futuro marito da cui prenderà il cognome dopo il matrimonio. Nel 1960 è in California dove si immerge nella controcultura di quegli anni abbandonando la fede cattolica.
Nel 1973 scrive il romanzo Intervista col Vampiro, una rielaborazione di un suo omonimo racconto del 1969 che era stato letto solo da una piccola cerchia di intimi, e che verrà pubblicato nel 1976 dalla Knopf, la quale rifiuterà un successivo romanzo storico non a tema vampirico, ma accetta di pubblicarne un altro nel 1982 sui cantanti italiani castrati del Settecento. Intanto Anne Rice da qualche anno era tornata a vivere nella sua città natale: la New Orleans, che avrà un ruolo centrale nelle sue opere e nella sua vita pubblica.
Nonostante il successo dei suoi romanzi continua a scrivere per altre case editrici racconti erotici e pornografici sotto pseudonimo, e nel 1984 con The Vampire Lestat diviene una delle scrittrici più lette in America; il romanzo è una continuazione di Intervista col Vampiro e sarà seguito da altre opere che costituiranno due cicli, il secondo è iniziato da pochi anni, che saranno le sue opere più lette anche se la critica elogerà egualmente i romanzi della Saga delle streghe di Mayfair e altri eccellenti libri come La mummia e Lo Schiavo del Tempo. Raggiunge l'apice della fama quando Hollywood le offre la possibilità di scrivere personalmente la sceneggiatura del film tratto dal primo romanzo che uscirà col medesimo titolo nel 1994 riscuotendo un'enorme successo anche per la presenza di attori famosi come Tom Cruise e Brad Pitt[70].
Attualmente è osannata da folle di fans che «costituiscono una vera e propria sub-cultura, con club organizzati, una linea telefonica dedicata a cui la scrittrice detta quotidianamente i suoi pensieri, siti internet e feste annuali a New Orleans [ ] Per il pubblico americano le trame del ciclo dei vampiri di Ann Rice sono perfino più note di quelle del Dracula di Stoker»[71].
Le caratteristiche del "vampiro postmoderno" vengono quasi interamente delineate nei suoi romanzi e i successivi autori hanno aggiunto fino ad oggi ben poco a questa figura.
In Intervista col Vampiro Louis de la Pointe du Lac accetta di raccontare ad un giornalista la propria vita a partire da quando, quasi duecento anni, era un ricco proprietario terriero di New Orleans e divenne un vampiro ricevendo il "dono tenebroso" da Lestast de Lioncourt. In quel periodo passava la giornata ad ubriacarsi e ad incolparsi per il suicidio del fratello: voleva morire ma era troppo codardo per suicidarsi. Lestat lo ammalia con un primo morso e grazie a questo e al desiderio di autodistruzione di Louis lo convince a divenire vampiro. Ma Louis non riuscirà mai ad entrare completamente in quello che può essere chiamato il "presente vampirico" perchè non riuscirà mai ad uccidere con leggerezza, sentendo quest'atto ciclico di piacere e nutrimento come un'insopportabile violenza nei confronti della vita umana da cui resterà sempre affascinato.
Il "presente vampirico" è l'unico tempo in cui il "vampiro postmoderno" può vivere: è il tempo della contingenza, dell'immediato che si concretizza nell'atto del nutrimento, e nella sua ricerca, a cui il vampiro è fisicamente e mentalmente dipendente.
Il passato vissuto come umano sbiadisce sempre di più dopo il "dono" e il passato da vampiro è un fardello pericoloso perché può portare alla pazzia con il suo accumularsi di immagini di morte, provocata oppure osservata, nel continuo susseguirsi di società, paesi, epoche e genti a cui il vampiro è costretto dalla la sua immortalità a fare da spettatore. Riguardo al futuro il "vampiro postmoderno" tenta di non rifletterci perché è cosciente che sarà un fluire caotico avente come unica costante e punto fisso la propria condizione, o meglio maledizione: non c'è alcuna speranza di cambiamento o di salvezza solo un ipotetico giudizio universale potrebbe porre una fine, ma se anche qualcosa del genere esistesse si risolverebbe di sicuro con una condanna eterna per una creatura come il vampiro: quindi fuggendo al passato e al futuro l'unico tempo che rimane al vampiro è il presente.
Così Armand, un vampiro nato nel XV secolo, parla a Louis della difficoltà di vivere l'immortalità per loro: «Quanti vampiri credi che abbiano la tempra per l'immortalità? [ ] Diventando immortali vogliono che tutte le forme della loro vita vengano fissate così come sono e rimangano incorruttibili [ ] Quando, in realtà, tutte queste cose cambiano, tranne il vampiro stesso [ ] l'immortalità diventa una detenzione in un manicomio di figure e di forme irrimediabilmente incomprensibili e prive di valore [ ] e che non resta altra fuga alla disperazione che l'atto di uccidere»[72].
Questa insistenza sul presente è caratteristica dell'era postmoderna « Anche a livello politico, del resto, è proprio l'assunzione del presente come unico orizzonte storico, e dunque la scomparsa del futuro, che esclude politiche di emancipazione, di liberazione [ ] l'esistenza si dilata a dismisura in un eterno presente, dove il tempo altro non è che il passaggio dal presente al presente, dalla presenza alla presenza, dallo stesso allo stesso. Non è alienazione, né redenzione, ma transito».
Louis come si è detto sarà sempre un vampiro malinconico ma l'incapacità di accettare la propria condizione pare essere una caratteristica comune anche agli altri vampiri, la quale anche se non esce allo scoperto rimane nell'intimo e porta ad una continua ricerca di un qualcosa che li tenga occupati e assorti: una base di normalità grazie a cui tentare di sopportare il passare del tempo; così, per esempio, si impegnano ad amministrare affari, giungendo anche a dirigere imperi economici; a spiare gli esseri umani, oppure a tenere unita la famiglia umana da cui si proviene riempiendo un immenso albero genealogico formatosi nei millenni.
Ma l'unica cosa che pare alleviare il dolore per la proprie condizione è la vicinanza di altri vampiri con cui condividere la comune maledizione cercando un'apparenza di normalità e forse di umanità. Come fa Lestat che crea Louis e Claudia vivendo insieme a loro per circa settant'anni come una "normale" famiglia a New Orleans tra la fine del settecento e l'ottocento.
Ma come lo sfaldarsi della convivenza a tre appena citata dimostra il vampiro prima o poi resterà solo e generare altri come lui non risolverà mai nulla anche se inizialmente sembra la scelta più semplice ed efficace.
Di nuovo Armand così spiega a Lestat: «Ogni volta la morte e il risveglio devastano lo spirito mortale, perciò uno ti odierà perché gli hai tolto la vita, un altro si abbandonerà a eccessi che tu disprezzi. Un terzo diventerà pazzo e delirante, un altro ancora un mostro incontrollabile. Uno sarà geloso della tua superiorità, un altro ti taglierà fuori [ ] E tra voi scenderà sempre il velo. Crea pure una legione. Sarai solo, sempre e per sempre!»[73].
L'assenza di Dio risulta evidente nei romanzi della Rice, in molte occasioni dove i vampiri entrano nelle chiese di nascosto, guardano i crocifissi prendono e profanano le ostie spinti da un desiderio di scoprire se esiste un Dio, se c'è un ordine nell'universo, non importa se loro appartengono alla parte malvagia, sarebbero comunque confortati dall'aver capito chi sono e che posto occupano; poi dopo aver constato che non c'è punizione per i loro gesti blasfemi, si infuriano: accecati dalla rabbia per l'assenza di ordine e di certezze, per la mancanza di una giustizia eterna che può mettere fine alla loro sofferenza.
Nel susseguirsi delle sue opere Anne Rice reinserisce lentamente una componente spirituale e divina fino a presentare nel romanzo Memnoch il Diavolo tutto un pantheon di derivazione cristiana ma dal sapore gnostico; ma questo si lega ad un suo personale riavvicinamento alla religione e ad un desiderio di sfuggire all'etichetta di semplice scrittrice horror, il vampiro in tutto ciò diviene una figura di sfondo un pretesto per parlare di filosofia ed escatologia[74].
Si è visto quindi come il "vampiro postmoderno" diviene più umano, come si può notare dal riaffiorare di molte funzioni fisiologiche tra cui il respiro e il battito cardiaco che fino al vampiro classico erano ovviamente assenti perché era considerato fondamentalmente un cadavere.
Rompe anche con altre tradizioni allontanandosi dalle vecchie credenze, come la paura del crocifisso, che risultano mere superstizioni create dagli uomini che per ignoranza fuggono da tutto ciò che è diverso e non conoscono demonizzandolo.
Oltre alla letteratura che vede affiancarsi ad Anne Rice scrittori comeChelsea Quinn Yarbro, Elaine Bergstrom, Suzy McKee, Whitley Strieber e Poppy Z. Brite il "vampiro postmoderno" è ormai presente anche al cinema dove però raramente ne riflette tutte le caratteristiche.
Un primo film può essere Bram Stoker's Dracula di Francis Ford Coppola del 1992[75] che rivisita in chiave postmoderna il famoso romanzo. Dracula dopo il suicidio dell'amata moglie si ribella a Dio e viene maledetto, la storia dopo questo preludio segue il romanzo originale molto da vicino dimostrandosi la versione più aderente mai realizzata, ma la lente da cui si osserva è completamente diversa. Con un Dracula sofferente e romantico, in cerca dell'amore eterno da cui Dio lo ha allontanato per sempre; trasformandolo, anzi, in mostro e dimenticando gli anni passati a scacciare dall'Europa cristiana i turchi infedeli. Ne emerge una figura ambigua, che non può che suscitare pietà e simpatia nello spettatore, un essere morto ma in un certo senso più vivo e "umano" degli uomini che lo vogliono distruggere.
Seguono il già citato Interview with the Vampire del 1994 diretto da Neil Jordan a cui più tardi farà seguito Queen of the Damned del regista Michael Rymer uscito nelle sale nel 2002 e incentrato sull'omonimo terzo romanzo del ciclo dei vampiri della Rice: film stroncato dalla critica quanto il primo fu acclamato. Si possono inserire nell'elenco altri film che usano la figura del "vampiro postmoderno" o alcuni suoi tratti, come la novità del respiro presente nel film Underworld[76].
Si può però affermare che il "vampiro postmoderno" non risulta aver occupato fino ad oggi un ruolo predomin