CESNUR - Centro Studi sulle Nuove Religioni diretto da Massimo Introvigne

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Massimo Introvigne. Preti pedofili. La vergogna, il dolore e la verità sull’attacco a Benedetto XVI, Cinisello Balsamo (Mi), San Paolo, 2010, 94, euro 8,00.

Recensione di G. Esposito (La Civiltà Cattolica, Anno 161, no. 3842, 17 luglio 2010, pp. 203-204)

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Notoriamente attento a cogliere e studiare i fenomeni religiosi, l’A. questa volta analizza brevemente un tema di stringente attualità: la pedofilia nella Chiesa e la risposta della Chiesa, in particolare di Benedetto XVI. Problema reale, con un apice negli anni Sessanta e Settanta, anche se da allora in costante diminuzione. Nel far fronte al problema, in qualche caso non sono mancati errori e ritardi da parte della Gerarchia ecclesiastica. E questo non solo ha danneggiato ulteriormente le vittime, ma ha fornito ad alcuni l’occasione per attaccare la Chiesa ai suoi massimi vertici, in particolare il Papa.

Ponendo particolare attenzione alle analisi proposte a più riprese da Benedetto XVI, l’A. accenna ad alcune delle cause di tale esecrabile fenomeno: il progressivo secolarismo, anche all’interno della Chiesa, con particolare riferimento alla rivoluzione degli anni Sessanta; un certo fraintendimento del Concilio; alcune “nuove tecnologie”; il declino della vita spirituale di alcuni sacerdoti.

L’A. quindi richiama l’attenzione su alcuni documenti ufficiali che fanno in qualche modo riferimento al tema della pedofilia e permettono di chiarire la reale posizione della Chiesa sull’argomento. Si tratta soprattutto della lettera apostolica Sacramentorum sanctitatis tutela (Giovanni Paolo II, 2001) e della lettera De delictis gravioribus (Congregazione per la Dottrina della Fede, 2001), quest’ultima riportata per esteso in appendice insieme alla Lettera ai cattolici dell’irlanda (Benedetto XVI, 2010). Così come non mancano accenni alla Istruzione Crimen sollicitationis (Sant’Uffizio, 1962). Dai testi un punto, soprattutto, appare chiaro: in merito al reato di pedofilia le norme impongono non la segretezza (limitata al solo processo, mai al delitto) bensì la sua denuncia, pena la scomunica. E allora, lì dove ci sono stati vescovi che hanno coperto casi di abusi, lo hanno fatto contro il diritto canonico, non giustificabili nemmeno dalla preoccupazione di evitare lo scandalo alla Chiesa.

L’A. presenta quindi una serie di dati statistici che riportano il problema alla sua portata reale e mettono in discussione alcune convinzioni diffuse: soprattutto la correlazione tra celibato e pedofilia e la presunta maggiore concentrazione di casi nella Chiesa cattolica rispetto ad altre Chiese e alla società in genere.

E allora, perché il tutto, ormai da diverso tempo e ad ondate successive, viene stravolto da alcuni media? L’A., che pure a più riprese riconosce la gravità del problema, dietro il clamore mediatico intravede l’azione di lobbies laiciste e anticattoliche, nonché la pressione di avvocati e assicurazioni e di alcuni ambienti cattolici “del dissenso”. A tal fine presenta alcuni casi specifici, che sembrano confermare l’ipotesi di una “ipercostruzione sociale” del problema. Si tratterebbe di ciò che i sociologi fanno rientrare nella categoria dei “panici morali”, definiti come “problemi socialmente costruiti, caratterizzati da una amplificazione sistematica dei dati reali, sia nella rappresentazione mediatica sia nella discussione politica” (p. 30). Questi vengono attivati da veri e propri “imprenditori morali” in modo organizzato e sistematico, spesso riproponendo fatti ormai datati e presentando statistiche finalizzate a colpire l’opinione pubblica. Pur a partire da dati e pericoli reali, i panici morali in realtà distorcono la percezione dei problemi e compromettono l’efficacia delle misure che dovrebbero risolverli.

Ma, come prevedibile, dopo un picco ora il panico morale “antisacerdotale” sembrerebbe diminuire, anche grazie alla ferma reazione della Chiesa, non tanto contro gli accusatori quanto contro coloro che la macchiano dal suo interno. A tal fine ha operato in prima persona Benedetto XVI, già da prima di diventare Papa. Sono ormai noti i suoi interventi, sempre molto attenti alle vittime e chiari e severi contro i colpevoli e quanti hanno preferito la cautela alla verità. A tal proposito occorre rimarcare come, a fronte del clamore mediatico, il Pontefice abbia fortemente voluto l’anno sacerdotale, dimostrando tutta la sua attenzione ai sacerdoti proprio in questo tempo di crisi. E così, ciò che nelle intenzioni di qualcuno doveva tradursi in un radicale attacco alla credibilità del Papa, della Chiesa e dei suoi sacerdoti, può tradursi sempre più in occasione di purificazione per la Chiesa e rinforzo della sua credibilità.