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CESNUR - center for studies on new religions

Aspetti spirituali dei revival celtici e tradizionali in Lombardia

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Il
revival celtico e tradizionale: folklore, cultura o spiritualità?

Andrea Menegotto

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Introduzione

Cercando idealmente di sorvolare in una sorta di ricognizione panoramica il variegato fenomeno del revival celtico e precristiano così come esso si presenta oggi in Lombardia, non si potrà fare a meno di notare la presenza di quattro diverse "zone", che caratterizzano il nostro immaginario paesaggio. Tali "zone" sono accomunate da un costante - seppur più o meno esclusivo - richiamo alla tradizione celtica e/o precristiana; tuttavia l’una si differenzia strutturalmente dall’altra in maniera talvolta sostanziale.

Agli occhi di chi si occupa ordinariamente di scienze sociali, ma - come diremo più dettagliatamente in seguito - pure secondo l’opinione di chi a diverso titolo, con diversa funzione e scopo, popola la scena del revival celtico lombardo, questo fenomeno non deve infatti essere considerato un blocco monolitico, ma possono essere individuati almeno quattro filoni di espressione della rinascita contemporanea di interesse per il "celtismo" e la tradizione precristiana in Lombardia. Gioverà a tal proposito richiamare quanto andiamo dicendo nella Introduzione al presente volume circa il carattere socialmente costruito dell’espressione "celtismo".

Un primo filone dell’odierna rinascita celtica - non resta, infatti, per non rimanere imprigionati in un uso delle figure e delle definizioni impregnato di fallacia naturalistica, che usare il termine nel senso più ampio e comprensivo possibile - e "tradizionale" è rappresentato dai vari gruppi che si definiscono specificamente spirituali o religiosi e si caratterizzano per richiami - anche consistenti - a temi celtici. Per ipotizzare una categoria classificatoria potremmo definire, in un’ottica generale, tali realtà come gruppi neo-celtici, gruppi con richiami neo-celtici - dove l’intensità del risveglio della componente tradizionale celtica varia notevolmente da gruppo a gruppo - o gruppi che, più in generale, si ispirano a spiritualità tradizionali precristiane con evidenti connotazioni religiose o spirituali. Di essi ci occupiamo ampiamente nel primo capitolo del volume e approfondiamo il tema tramite l’intervista con il direttore della Comunità Odinista nel terzo capitolo.

Il secondo filone caratterizzante il revival celtico lombardo è rappresentato dai gruppi e associazioni culturali, ovvero da quelle realtà che si rifanno alla tradizione celtica, ma dichiarano intenti puramente culturali e si ritengono esenti da qualunque richiamo di tipo religioso o spirituale.

Il terzo filone è costituito invece dalle componenti del revival celtico o "tradizionale" che si manifestano in alcune espressioni della popular culture e nell’ambito di quella galassia che la sociologa anglosassone Grace Davie, nel suo Religion in Britain since 1945. Believing without Belonging (Blackwell, Oxford 1994), condensa efficacemente nella formula del "believing without belonging" ("credere senza appartenere"), prospettiva peraltro di maggioranza relativa in tutto l’Occidente, Italia compresa, come mostra l’Enciclopedia delle religioni in Italia curata dal CESNUR (Elledici, Leumann [Torino] 2001, p. 17).

Infine, il quarto filone è rappresentato dal milieu "folklorico" (nel senso precisato nella Introduzione), che si esprime attraverso gruppi, associazioni, festival, manifestazioni, sagre, musica e rievocazioni storiche.

Dal momento che il primo filone è descritto ampiamente nelle pagine precedenti, in questo capitolo ci limiteremo ad analizzare i tre filoni rimanenti, andando alla ricerca degli elementi spirituali e - latu sensu - religiosi che, seppur non necessariamente, si possono rinvenire più o meno espressamente in tali ambiti.

Gioverà, a scanso di equivoci, avvertire il lettore che la rinascita dell’interesse per la tradizione celtica e precristiana in Lombardia - sia che la si consideri dal punto di vista puramente culturale sia dal punto di vista della popular culture, del "believing without belonging" o del folklore - si configura come una realtà diversificata al suo interno e caratterizzata dall’organizzazione pressoché a getto continuo di molteplici iniziative; pertanto questa ricerca, lungi dall’essere una guida esaustiva o un catalogo del revival celtico e precristiano in Lombardia, non si prefigge, in questa fase, di passare in rassegna dettagliatamente gruppi e associazioni, ma di fornire esempi, modelli e chiavi di lettura per comprendere la fenomenologia del revival alla luce delle possibili o - se del caso - inesistenti implicazioni religiose e spirituali che esso può veicolare.

Il filone culturale

Fra le associazioni classificabili all’interno del filone propriamente culturale, spicca - anche per quantità di iniziative promosse - l’Associazione Culturale Terra Insubre, con sede a Varese (sito Internet: http://www.terrainsubre.com) e una sede distaccata per i soci della zona del magentino e dell’alto-milanese a Marcallo con Casone (Milano). Essa si propone di promuove la riscoperta e la rivalutazione del patrimonio storico ed etno-culturale dell’Insubria - antico nome della zona geografica comprendente il territorio che va dall’Adda al Ticino e dal Po al Canton Ticino, ricca di testimonianze storiche del periodo della dominazione celtica, un periodo che va circa dal XII secolo (Cultura di Golasecca) al VI (secondo Tito Livio) al II secolo a.C. -, della Lombardia e di tutta l’area alpino-padana e mitteleuropea, partendo dall’idea che i celti, i longobardo-germani e le etnie alpine rappresentano i popoli che maggiormente influenzarono le genti e la storia di questo territorio.

Attraverso lo studio e la rielaborazione dei dati storici, archeologici, antropologici e toponomastici, Terra Insubre si prefigge di ricostruire l’identità dei popoli di queste terre, "identità finalmente ripulita dal "pregiudizio romano-latino", che ha annientato la nostra memoria facendoci dimenticare il nostro "essere altro" rispetto alla cultura mediterranea", come si può leggere nella presentazione dell’Associazione sul suo sito Internet. A fianco di una ricerca squisitamente storica, Terra Insubre si impegna peraltro a ridefinire i concetti - di connotazioni e con implicazioni più politiche - di autonomia, federalismo ed etnonazionalismo, nel tentativo di trovare sintesi culturali innovative, che permettano ai popoli padano-alpini ed europei di superare gli attuali Stati nazionali nella prospettiva di creare una "Europa delle Regioni", che vede nel modello medioevale di Impero il suo riferimento ideale e simbolico. Infine, Terra Insubre si prefigge di portare avanti un’attività di ricerca e sostegno nei confronti dei popoli europei in lotta per l’indipendenza dai residui dei nazionalismi statalisti del Continente, e dei popoli che si oppongono alle "logiche mondialiste" che vorrebbero sradicare i concetti di memoria e identità. Terra Insubre pubblica ogni anno, in coincidenza con ognuna della quattro feste celtiche, un numero della sua rivista, Terra Insubre, che contiene articoli di storia, archeologia, archeoastronomia, antropologia, tradizioni popolari, e inoltre promuove e organizza incontri, conferenze e convegni - spesso di alto livello, per le qualifiche degli oratori - sugli aspetti storici, tradizionali e archeologici della cultura celtica. Talvolta, soprattutto in occasione di grandi manifestazioni, l’attività dell’Associazione si affianca a quella di gruppi che coltivano più direttamente gli aspetti "folklorici" e di rievocazione storica, ma la sua specificità rimane la promozione prettamente culturale della tradizione celtica.

Secondo Terra Insubre, la modernità e le istituzioni attuali - ovvero lo Stato, la società e la Chiesa -, nel loro continuo fallire e nel loro rinnegare le tradizioni, vera anima di ogni popolo e tipo di società, non rappresentano più, agli occhi di molti, dei modelli ai quali fare riferimento. Partendo da questo assunto, Terra Insubre si propone di diffondere - attraverso le sue molteplici e frequenti iniziative - la conoscenza delle storia e della cultura celtica, al fine di ricostruire la vera e tradizionale identità del territorio e della popolazione dell’Insubria.

L’attività dell’Associazione Culturale Terra Insubre non ha alcuna diretta implicazione di tipo spirituale e i dirigenti dell’Associazione (intervistati in fase di stesura del presente volume) sottolineano la loro distanza dal mondo del revival celtico proprio dei gruppi la cui fisionomia, modus operandi e dottrina si caratterizza per evidenti riferimenti a un substrato spirituale o religioso. I soci di Terra Insubre sono, infatti, persone interessate agli aspetti prettamente culturali e politici promossi dall’Associazione, la cui scelta religiosa è un fatto semplicemente personale. Quanti risultano attualmente iscritti e frequentano le diverse attività promosse sono infatti sia cattolici più o meno praticanti, sia interessati ad altre realtà e gruppi religiosi, ma anche non credenti o semplicemente indifferenti al fatto religioso o a una forma strutturata di religione.

Elementi celtici e precristiani nella popular culture e nella galassia del "believing without belonging"

Richiami celtici e precristiani nella popular culture

Con il termine "popular culture" una letteratura, ormai ampiamente sviluppata a livello accademico soprattutto negli Stati Uniti dagli studiosi di scienze sociali in genere, compresi quelli che si occupano di nuova religiosità contemporanea e degli odierni fenomeni spirituali - primo fra tutti J. Gordon Melton, direttore dell’Institute for the Study of American Religion -, indica in senso generale quelle espressioni della "cultura popolare" che rientrano tra l’altro nei generi horror e fantasy nel campo letterario, figurativo, dei comics, artistico e cinematografico. Tali fenomeni, seppure non si qualificano in prima battuta come rientranti direttamente nella sfera del "sacro", traggono spunto e veicolano indubbiamente idee e nozioni che si ritrovano nel vasto panorama della cultura e anche della nuova religiosità postmoderna e, proprio per questo, sono fatti oggetto di attenta analisi da parte, tra gli altri, degli stessi studiosi che si occupano ordinariamente di analizzare i fenomeni della nuova religiosità.

Talvolta i generi horror e fantasy - certamente senza troppe pretese di rispettare i rigidi criteri scientifici della ricerca storica - utilizzano ambientazioni e figure tratte dalla religiosità celtica o dalla spiritualità antica e da - veri o presunti - contesti che si ispirano alla mitologia, alla impostazione teogonica, cosmologica o alla tradizione relativa a divinità, eroi e figure quali druidi - fra cui spicca il celebre personaggio di Merlino (su cui, in una prospettiva di ricostruzione storica del mito relativo a questa figura, cfr. Marco Massignan, La religione dei Celti, Xenia, Milano 2001, pp. 72-76) - e animali mitologici, che gli storici del celtismo e gli studiosi della religione dei celti riferiscono essere elementi costitutivi di cui parlano le fonti oggetto del loro studio (cfr., in generale, ibid. e lo studio risalente al 1961 di Alwyn Rees e Brinley Rees, L’eredità celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e di Galles, trad. it., Mediterranee, Roma 2000).

Certamente, le figure ritenute di origine soprannaturale facenti parte del mondo celtico (e nordico) che sono in maniera più evidente sopravvissute fino a oggi - grazie anche alla loro pressoché costante presenza nelle fiabe e nei racconti per l’infanzia - e che compaiono in abbondanza nei generi horror e fantasy sono fate, gnomi, folletti, ondine, silfidi, elfi, nani, troll, coboldi, ecc., ovvero gli appartenenti al cosiddetto "Piccolo Popolo" o "Popolo Buono" (su cui, cfr. M. Massignan, op. cit., p. 56; su una singolare vicenda riguardante una presunta apparizione di fate nel 1917, che coinvolge "in difesa delle fate" niente meno che l’autore di Sherlock Holmes, Sir Arthur Conan Doyle [1859-1930], si veda M. Introvigne - Michael W. Homer [a cura di], Il ritorno della fate, SugarCo, Carnago [Varese] 1992). Di seguito, in breve, a titolo puramente esemplificativo e di certo non esaustivo, citeremo due casi in cui i generi horror e fantasy utilizzano nozioni ed elementi tratti dalla tradizione celtica. Volutamente non insistiamo qui sul caso fin troppo noto de Lo hobbit e della trilogia Il Signore degli Anelli di John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973), con le relative derivazioni cinematografiche anche recentissime, il cui legame con il nostro tema è peraltro evidente.

Il primo caso riguarda il mondo dei giochi di ruolo, i cui giocatori sono numerosi sul territorio lombardo, tant’è vero che a Milano e nei vari capoluoghi di provincia si tengono con scadenza annuale o periodica varie convention per favorire gli scambi e l’incontro fra appassionati. Il gioco di ruolo più diffuso e celebre, il famoso Dungeons & Dragons, di ambientazione tipicamente fantasy, vede la comparsa nelle avventure da giocare, assieme a vari personaggi quali draghi, chierici, ladri, maghi, anche figure come nani ed elfi, tipiche della tradizione celtica e nordica. Non a caso, una serie di interviste realizzate nella fase di preparazione del presente studio, ci porta a ritenere che talvolta i giochi di ruolo, con le loro ambientazioni di sapore vagamente celtico, o con richiami alla tradizione celtica, rappresentano per taluni lo stimolo per sviluppare un primo approccio al mondo del revival celtico attraverso il passaggio alla frequentazione di gruppi che si occupino dell’approfondimento del celtismo in maniera tematica.

Il secondo caso riguarda invece il genere horror e tende a dimostrare come gli autori di opere, che si collocano in questo genere, sentano talvolta la necessità di attingere dal patrimonio che oggi rivive attraverso il revival celtico temi o spunti per rendere più affascinanti le loro storie e ambientazioni. In Italia sono stati pubblicati fino ad ora solo due romanzi della serie Buffy, l’eroina ammazzavampiri impersonata nella serie televisiva dalla giovane attrice statunitense Sarah Michelle Gellar, i cui telefilm hanno raggiunto un’altissima audience negli Stati Uniti, dando vita a una produzione enorme di racconti, fumetti, gadget vari e videocassette anche a livello internazionale. Negli Stati Uniti il successo del telefilm e della letteratura sviluppatasi intorno al personaggio di Buffy - che permette di parlare, pure in termini sociologici, di un vero e proprio "fenomeno Buffy" - ha dato vita a una serie di dibattiti anche a livello accademico, tant’è che uno degli autori del presente studio, Massimo Introvigne, in occasione del simposio sul tema Expanding Concepts of God ("Concetti di Dio in espansione"), tenutosi fra il 7 e il 9 aprile 2000 presso The American Academy of Arts and Sciences dell’Università di Harvard e organizzato dall’Università medesima, dalla sua Facoltà di Teologia e dalla Fondazione John Templeton, ha svolto un intervento sul tema "There Will Be No Thomas Aquinas at This Table": Notions of God in the New Religious Consciousness" (""A questa tavola non si parla di Tommaso d’Aquino": nozioni di Dio nella nuova religiosità"), affrontando specificamente nel suo intervento l’argomento "Dio, i nuovi movimenti religiosi e Buffy l’ammazzavampiri" (cfr. "God, New Religious Movements and Buffy the Vampire Slayer: Massimo Introvigne’s Templeton Lecture in Harvard", disponibile sul sito del CESNUR: http://www.cesnur.org/2001/buffy_march01.htm). Se il successo statunitense - e i conseguenti dibattiti - del serial televisivo non hanno certo un equivalente italiano, occorre comunque notare che in Italia, e in particolare in Lombardia, il "fenomeno Buffy" dal punto di vista sociologico è tutt’altro che irrilevante, tant’è vero che la principale associazione italiana di appassionati del telefilm - il Buffy and Angel Italian Club (B.A.I.C.) - ha sede a Milano. Nei giorni 8 e 9 dicembre 2001, a Milano, presso il Palazzo delle Stelline, all’interno della grande manifestazione Giochi Sforzeschi - che raduna decine di associazioni le quali promuovono ogni genere di "sport per la mente", dagli scacchi ai giochi di ruolo, dal bridge al Monopoli -, il B.A.I.C. organizza la prima BuffyCon, ovvero la prima convention italiana dei fan di Buffy, con proiezioni delle puntate del telefilm ancora non trasmesse in Italia, quiz, presentazioni di giochi di ruolo e live, una piccola mostra di oggettistica. Ebbene, il secondo romanzo della serie Buffy tradotto in italiano, che ha come autori Christopher Golden e Nancy Holder (Il ballo di Halloween, Sperling, Milano 2000), è ambientato nella ricorrenza di Halloween, coincidente - come vedremo - con il Samonios, cioè il capodanno celtico. E non a caso, l’eroina in questa occasione non dovrà affrontare, come di consueto, solo vampiri e zombie, ma anche l’"Oscuro Signore Samhain", a proposito del quale nel romanzo si legge: "In tempi remoti i celti […] fuggivano Samhain e i suoi discepoli durante i lunghi mesi dell’inverno. Era un periodo di morte, chiamato Samhuinn proprio a causa di quel demone, durante il quale celebravano festività in onore dei defunti. […] La gente intagliava le zucche per rappresentare l’orrendo signore dell’inverno, e Samhain si compiaceva di tutte queste cose. Regnava beato come re delle zucche, spirito della stagione dei morti" (ibid., p. 79).

Richiami celtici e precristiani nella galassia del "believing without belonging"

La galassia del "believing without belonging", che nel nostro Paese, secondo i dati dell’Enciclopedia delle religioni in Italia, comprende circa il quaranta per cento della popolazione, è costituita da coloro che "credono senza appartenere", atteggiamento che si traduce generalmente nell’espressione "credo, a modo mio". Tale galassia, per sua stessa natura, è fluida e difficile da identificare. Consiste in credenze, non in appartenenze, cioè in atteggiamenti religiosi che si rilevano anche in persone che non hanno la minima intenzione di aderire a un movimento religioso o magico organizzato e strutturato.

Essendo la galassia del credere senza appartenere per sua stessa natura magmatica, risulta evidentemente impossibile circoscriverne i confini geografici. Tuttavia, la presenza di una religiosità della non appartenenza in una regione come la Lombardia è senza alcun ombra di dubbio consistente sia a causa dell’alto numero di residenti sul territorio lombardo, sia perché le proposte commerciali che favoriscono e nutrono questa galassia sono assai numerose in Lombardia. Basti pensare al fatto che la maggior parte di librerie lombarde, nella sezione dedicata ai volumi su argomenti religiosi e spirituali, offrono in abbondanza testi per approfondire e mettere in atto in proprio qualche aspetto della spiritualità celtica. Così, nell’odierno "supermercato delle religioni" - termine che fa riferimento alla possibilità di costruirsi individualmente quelle che il sociologo anglosassone Paul Heelas chiama le "auto-religioni" (cfr. "Californian Self-Religion and Socializing the Subjective", in Eileen Barker [a cura di], New Religius Movements. A Perspective for Understanding Society, Edwin Mellen Press, New York-Toronto 1982, pp. 69-85) -, la componente neo-celtica risulta tutt’altro che irrilevante, anche se essa viene prevalentemente integrata all’interno di una impostazione che si ispira al sincretismo tipico del New Age - del cui fenomeno il "believing without belonging" è il naturale brodo di coltura -, per cui chi tenterà di praticare qualche aspetto della religione dei celti sarà con ogni probabilità anche un cultore di forme di meditazione orientale e un lettore dei volumi dei principali portavoce del New Age. Cosciente di ciò, nell’intento di salvaguardare l’identità specifica della cultura celtica dall’assorbimento in una tendenza eclettica e sincretista, Gianfranco De Turris, introducendo il volume di Alwyn e Brinley Rees, avverte: "I Celti sono, per fortuna, qualcosa di più profondo e diverso che non i simboli della New Age, come potrebbe genericamente sembrare entrando in qualche libreria sommersa da paccottiglia neo-spiritualista tra cui abbondano le più stravaganti opere su questo popolo […]" (A. Rees e B. Rees, op. cit., p. 7).

Se talvolta - come mostra il primo capitolo del presente volume - la riscoperta del celtismo avviene pure nel contesto del New Age in forma organizzata, nella stragrande maggioranza dei casi il revival celtico che nasce, attraverso l’attenzione rivolta a temi particolari che si ritiene affondino le loro radici nella spiritualità celtica, all’interno del "believing without belonging" rimane una delle esperienze vissute senza adesione ad alcuna realtà strutturata, ma viene a costituire un tassello di una "auto-religione" individualizzata, che solo occasionalmente può confluire nella vasta corrente del New Age inteso come approccio generico di tipo eclettico e sincretista al sacro.

Fra i temi principali nel contesto lombardo del revival celtico e tradizionale che si manifesta internamente alla galassia del credere senza appartenere - così come risulta da un’accurata analisi di pubblicazioni e siti Internet tematici - si segnala anzitutto l’interesse per le rune (cfr. sull’argomento, fra molti volumi, Kenneth Meadows, Il Potere delle Rune. La conoscenza segreta dei saggi, trad. it., L’Età dell’Acquario, Grignasco [Novara] 1998). Si tratta di simboli cui sono associati un suono, una sillaba, una lettera dell’alfabeto, semplici da rappresentare e facili da utilizzare, una sorta di alfabeto magico che considera tutte le necessità umane, la cui antichissima origine è attribuita ai celti. Ai simboli sono attribuiti poteri magici e perciò essi sono utilizzati sia a scopo divinatorio sia come amuleti o talismani. La forza magica è nascosta all’interno dei simboli stessi, dove le linee verticali e diagonali indicano il percorso fra l’ego e l’io superiore, un canale che viene aperto all’interno dell’uomo per permettere il fluire dell’energia cosmica atta a realizzare le varie necessità.

Altro tema di rilievo è costituito dalla pratica della "via sciamanica" attraverso le carte dei celti, che vengono vendute generalmente in allegato a un manuale che ne illustra i principi e le istruzioni d’uso. Un interessante manuale è quello di John Matthews (cfr. Le Carte dei Celti. Il sentiero sciamanico della tradizione celtica, trad. it., Il Punto d’Incontro, Vicenza 1999), dove, in apertura di volume, l’autore definisce David Spangler, noto portavoce e in qualche modo "padre" - se il New Age ne avesse uno - del New Age, come "amico e fratello spirituale" (p. 6), a conferma del rapporto stretto che intercorre fra una corrente (peraltro minoritaria) del revival celtico e il New Age. Matthews dichiara che "lo scopo delle Carte dei Celti è semplice e consiste nell’offrire un accesso diretto al cosmo interiore dei Celti e nel permettere a chi lo usa di percepire alcuni dei modi in cui le informazioni così ottenute possono essere elaborate secondo i criteri sciamanici" (p. 7); e inoltre: "[…] mi sono prefisso di fornire il materiale necessario a chiunque desideri esplorare il cosmo sciamanico dei Celti in modo del tutto pratico. […] Non è necessario seguire uno specifico sentiero spirituale per potere operare con questo mazzo, è soltanto necessario credere nella realtà spirituale dell’universo" (p. 8).

Un ultimo aspetto del revival celtico che prendiamo in considerazione in relazione a quello che abbiamo individuato come il filone del "believing without belonging" riguarda la medicina dei celti, la cui riscoperta può essere inquadrata all’interno dell’ampio ricorso alle pratiche terapeutiche alternative che caratterizza l’epoca postmoderna in cui viviamo. Diversi sociologi hanno notato che dalla fine degli anni 1980, il consenso di massa nei confronti della scienza - particolarmente della medicina, la scienza "pratica" con cui le persone comuni vengono più normalmente a contatto - non è più unanime. A partire dagli ultimi anni del decennio 1980, in diversi paesi, il consenso popolare nei confronti della scienza e della medicina scende a quelli che sono probabilmente i livelli più bassi del secolo (cfr. Daniel Boy - Guy Michélat, "Premiers résultats de l’enquête sur les croyances aux parasciences", in La pensée scientifique et les parasciences, Albin Michel - Cité des sciences et de l’industrie, Parigi 1993). Per converso, qualunque forma di cura medica che si presenti come "alternativa" rispetto alla medicina "ufficiale", o da questa disapprovata, incontra immediatamente un vasto consenso popolare. In un volume in cui affronta in maniera ampia e approfondita sia i fondamenti dottrinali sia la pratica concreta della medicina dei celti, Marc Questin (La medicina dei celti. I segreti della guarigione degli antichi druidi, trad. it., Xenia 1991) da un lato ricalca temi tipicamente presenti nel pensiero del New Age - di cui la medicina alternativa rappresenta in effetti un pilastro rilevante - con frequenti accostamenti delle concezioni spirituali celtiche alle concezioni filosofico-religiose orientali e, in particolar modo, taoiste, dall’altra percorre una via che si mostra di sicuro interesse per la nostra indagine circa il revival celtico in Lombardia. L’autore, infatti, dedica un capitolo del suo volume alla "medicina popolare delle campagne", a proposito della quale afferma: "Non bisogna giudicare negativamente la medicina "delle donnette" e i rimedi popolari, benché fossero imbevuti di superstizione" (p. 108). L’area geografica cui Questin fa riferimento è prevalentemente quella delle campagne della Bretagna e della Vandea, tuttavia nella sua esposizione troviamo singolari rimandi a rimedi popolari che venivano praticati tradizionalmente, fino a qualche decennio fa, per curare determinate malattie nelle zone rurali lombarde e tuttora sopravvivono - e talvolta sono ancora praticati - come reminescenze nelle fasce più anziane della popolazione in alcuni paesi delle province lombarde. Per esempio, nelle campagne della Lombardia è stato ampiamente diffuso il rimedio per curare l’otite al cui proposito Questin afferma: "Niente, tuttavia, è più efficace del latte di donna. Qualche goccia nell’orecchio è miracolosa. Il rimedio è popolare e sono poche le nutrici che non hanno dato un po’ di latte per questo scopo" (p. 114). Certamente, lo sforzo di identificare le radici remote delle pratiche e delle credenze diffuse a livello popolare che Questin mette in atto, accomuna - almeno per questo aspetto - la sua opera a quella dei gruppi che, a vario titolo, popolano il panorama del revival celtico in Lombardia, sebbene occorra notare che, in generale, il suo metodo e la sua prospettiva si differenziano e distaccano dal tentativo di ricostruzione prettamente storica tipico di molte realtà che animano il revival celtico e tradizionale lombardo. Infatti, le pagine del volume di Questin cedono continuamente il passo a temi meno storici, culturali o folklorici e più tipicamente New Age - anche se l’autore cerca di dare a questi un fondamento ricollegandoli ad antiche origini celtiche - e fa uso, a proposito del valore terapeutico della musica e della danza (che rappresentano peraltro una componete assolutamente rilevante del revival celtico nel suo aspetto più "folklorico"), di idee circa la trance e il "viaggio sciamanico" (cfr. ibid., pp. 96-106) simili a quelle sviluppate da Frank Natale (1941-), fondatore di The Natale Institute, che i gruppi "folklorici" e di rievocazione storica in genere non abbracciano né condividono.

Il filone "folklorico"

La componente che noi chiamiamo - ancora una volta, nel senso indicato nella Introduzione - "folklorica" del revival celtico è certamente l’elemento che più emerge agli occhi del pubblico esterno nell’ambito di questo mondo variegato e al suo interno profondamente diversificato (da qui la nostra proposta classificatoria che individua quattro principali filoni, sostanzialmente diversi per natura e struttura).

In effetti, gli attori del revival celtico che si esprime in quello che abbiamo definito il filone folklorico, ritengono che il termine "folklore" sia sottoposto ad abusi, per cui sia usato impropriamente per definire semplicemente ciò che non si conosce e pertanto può apparire connotato da stranezza. In quest’ottica, ai gruppi del revival celtico che definiamo in questa sede "folklorici" si applicherebbero meglio e più correttamente le categorie di re-enactment e archeologia sperimentale, i cui presupposti poggiano su testi storici e archeologici, studiati con il supporto di esperti del settore. Pur apprezzando il loro contributo, per molti versi utile al dibattito, una volta chiarito il significato del termine "folklore", tale categoria può essere ancora applicata, posto il suo perdurante uso nell’ambito scientifico internazionale, anche al revival celtico così come si esprime nell’ambito dei fenomeni che di seguito andremo a descrivere.

In Italia si tengono due principali festival che radunano gli appassionati e i cultori degli aspetti "folklorici" e di ricostruzione storica e militare del celtismo nel nostro Paese, cui partecipano anche gruppi stranieri. Della loro ultima edizione, svoltasi per entrambi gli eventi nel 2001, presenta una cronaca dettagliata e ricca di testimonianze fotografiche il numero 15 (anno III, settembre-ottobre 2001) di Celtica, la importante rivista che funge, con altre, da organo di collegamento fra i diversi gruppi del filone folklorico e da strumento informativo specializzato per gli appassionati del genere.

Il Trigallia International Celtic Festival è organizzato presso il Parco della Pieve di San Giorgio di Argenta (Ferrara) con cadenza biennale. La terza edizione, svoltasi dal 21 al 24 giugno 2001 (Trigallia 2001), in occasione del solstizio d’estate, ha visto ben ventimila presenze, con l’intervento di dieci clan, di ben duecento "celti" e guerrieri in costume e cento artisti e musicisti. Il festival Celtica, invece, si tiene annualmente (dal 1997) a Courmayeur, in Val Veny (Valle d’Aosta), ed è organizzato da Riccardo Taraglio e Laura Plati del locale Clan Mor Arth (Clan della Grande Orsa). L’edizione del 2001 (Celtica 2001) ha visto la partecipazione di circa ventitremila persone - la stima dei partecipanti alla prima edizione contava invece duemilacinquecento intervenuti, mentre nel 2000 la cifra si aggirava intorno alle diciassettemila unità -, con una presenza di quindici gruppi in costume. Naturalmente le cifre, in ogni caso del tutto rilevanti, devono tenere conto - anche a detta degli organizzatori - di una buona percentuale di turisti e curiosi. Comunque sia, esse danno la netta percezione delle proporzioni di un fenomeno che, anche dal punto di vista sociologico, deve essere apprezzato in tutta la sua rilevanza. I festival Trigallia e Celtica sono l’occasione per scambi reciproci di conoscenze fra i diversi gruppi provenienti da varie zone d’Italia (e dall’estero); gli espositori allestiscono gli stand in cui si vendono prodotti tradizionali, oggettistica e volumi sulla cultura e la tradizione celtica. I vari clan - grazie a un impegnativo lavoro di costruzione nelle settimane o nei giorni precedenti la manifestazione - alloggiano nei loro campi recintati con pali fitti o staccionate. Il campo rappresenta, anche grazie all’emblema o al nome del clan dipinto sul legno, una determinata identità, e in tal modo varia la tipologia di costruzione e la scelta della posizione; in esso alloggiano e dormono i vari membri del clan per tutta la durata del festival. Spesso, al centro del campo sta il fuoco che serve per cucinare e per riscaldarsi nelle ore notturne. Durante il giorno e la notte si alternano diversi stage (per esempio di tiro con l’arco), concerti di musica celtica in cui si utilizzano anche alcuni strumenti tradizionali (fra cui la cornamusa e l’arpa), spettacoli e danze. Alcuni gruppi in costume danno vita a rievocazioni storiche di battaglie con armi che spesso vengono prodotte in proprio.

Ai festival Trigallia 2001 e Celtica 2001 si segnala la presenza di diversi gruppi provenienti dalla Lombardia, a conferma del fatto che il revival "folklorico" del celtismo è un fenomeno vitale in questa Regione. In particolare, dalla cronaca dettagliata di Celtica 2001 - il più grande raduno di gruppi celtici organizzati fino a ora mai realizzato in Italia - si nota la presenza, fra gli altri, di cinque gruppi in costume lombardi: Arcieri di Sagitta Barbarica (7 persone, Lombardia), Awen Oran Mor (Como, 6 persone), Clan del Drago (area di Bergamo, 6 persone), Insubres (22 persone, Lombardia), Kernunnos (area di Milano e Como, 4 persone).

Proprio partendo dall’interesse per la riscoperta storica, culturale e musicale del celtismo in Lombardia, presso il Castello Sforzesco di Milano, nei giorni dal 26 al 28 ottobre 2001, per il secondo anno consecutivo, l’Associazione Capodanno Celtico - Onlus, in collaborazione con la società Divinazione Milano, con il patrocinio della Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie della Lombardia organizza una rassegna di cultura celtica con musica (partecipano i principali protagonisti della musica celtica internazionale e del folk nord-italiano), danze, oggettistica, editoria e degustazione dei menu tradizionali, sotto l’insegna di un’antica festività legata ai ritmi della terra. Halloween, celebrata all’inizio di novembre, risale infatti al calendario celtico, in cui Samonios rappresentava il capodanno che cade a cavallo tra i mesi di ottobre e novembre. Come riferiscono i promotori dell’evento, tracce di questo rito arcaico si ritrovano in Lombardia e in molte aree del Nord Europa, ben prima della reimportazione di Halloween dagli Stati Uniti d’America, avvenuta soltanto in anni recenti sulla spinta di un fenomeno di carattere soprattutto commerciale. In effetti, almeno fino alla metà degli anni 1900, in molte zone rurali della Pianura Padana e delle Prealpi, secondo diverse testimonianze, i bambini festeggiavano Ognissanti (1° novembre) trasformando le zucche nella nota raffigurazione che la tradizione irlandese riconosce come Jack O’Lantern. Sempre nell’intento di festeggiare il capodanno celtico e di approfondire alcuni aspetti della cultura celtica, a pochi giorni di distanza dalla rassegna al Castello Sforzesco, il 10 novembre, l’Associazione Terra Insubre, ancora con il patrocinio della Regione Lombardia, organizza a Milano un convegno sul tema I Celti e la Lombardia, con gli interventi dei principali studiosi di cultura e storia celtica.

Il mondo dei gruppi del revival celtico catalogabili in quello che abbiamo definito il filone folklorico ha come punto di riferimento, oltre alla rivista Celtica, il portale Internet Celtic World (http://www.celticworld.it) che si propone di fornire informazioni generali sul celtismo (cultura, mitologia, musica, luoghi ed eventi), ma anche di censire tutti i clan italiani. Di seguito, in forma schematica, cercheremo di tracciare una breve descrizione delle peculiarità di alcuni gruppi "folklorici" presenti sul territorio lombardo che ci sono apparsi interessanti per la nostra ricerca, per poi avviarci verso qualche considerazione di carattere conclusivo.

L’Ordine Awen Oran Mor (La Grande Musica dell’Awen), la cui zona di prevalente attività è quella di Como, è fondato nel 1999 e si presenta come l’unico braccio italiano dell’Ordine dei Bardi, Ovati e Druidi (The Order of Bards, Ovates and Druids, OBOD), con sede in Inghilterra, al quale è affiliato per comunione d’intenti e programma d’insegnamento filosofico. Le origini dell’OBOD possono essere fatte risalire al 1717, come fra l’altro conferma il sito Internet ufficiale dello stesso Ordine (http://www.druidry.org/), anche se la presentazione del portale Celtic World anticipa erroneamente la data di ben cento anni, al 1617. Peraltro, anche la data del 1717 - pure di per sé non scorretta - si riferisce a un’origine remota e non diretta dell’OBOD, e richiede una precisazione. La data fa infatti riferimento alla fondazione da parte di John Toland del già citato Ancient Druid Order; l’OBOD ne costituisce una delle molteplici derivazioni, e prende forma con il nome attuale nel 1964 (cfr. Michel Raoult, Les Druides. Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines, Editions du Rocher, Monaco 1983, p. 274). Alcuni osservatori notano che l’OBOD (su cui cfr. M. Massignan, op. cit., pp. 93-94) si sta sempre più evolvendo in movimento neo-pagano, spesso criticato da più parti per la scarsa aderenza agli ideali druidici "puri" e per la notevole somiglianza con la Wicca. Altri rilevano invece una certa resistenza dell’Ordine - a differenza di altre formazioni neo-druidiche - alla sua trasformazione in un vero e proprio movimento religioso. Dalla sua fondazione, l’Ordine Awen Oran Mor si è occupato dell’insegnamento e della diffusione della musica e dell’arte letteraria legata alla tradizione celtica; le sue prevalenti attività sono costituite da concerti, recitazione di poesie e testi sacri, ricerca musicale, organizzazione di viaggi e ricerca filosofica. Tutti i suoi componenti sono musicisti e in genere suonano l’arpa celtica: chi non è musicista lo diventa. Il gruppo ufficiale dell’Ordine è chiamato Fir Soar, cioè "uomini liberi", i cui musicisti hanno tenuto, dal 1999, una novantina di concerti e nel gennaio del 2001 hanno inciso il loro primo compact disc. All’interno dell’Ordine sono insegnate, secondo il metodo tradizionale, poesie, testi sacri e musiche antiche. L’insegnamento è composto di dieci gradi: il decimo è il grado di "investitura", ricevuta la quale il Penbeirdh, Ollam (Gran Bardo) girerà il mondo e fonderà scuole per diffondere la sua musica; al momento non vi è un Penbeirdh. Per essere accettati nell’Ordine è necessario sostenere un colloquio orale o, nel caso dei membri esterni che intendono partecipare solo ad attività di tipo organizzativo e filosofico, presentare richiesta scritta con le motivazioni personali. I membri interni non possono superare il numero di tredici e solo nel caso di abbandono di qualche membro un esterno (attualmente i membri esterni sono due) può essere ammesso. Per quanto riguarda gli aspetti direttamente dottrinali, l’Ordine Awen Oran Mor ritiene che ogni cosa nell’universo risuoni e tutto è vibrazione, dalla materia al pensiero. L’Ordine riunisce persone le quali credono che nell’esperienza personale del divino attraverso la musica si possa giungere a liberarsi dai vincoli e dagli inganni della nostra coscienza egoistica e si possa giungere alla verità. Gli atteggiamenti di compassione e conoscenza rendono l’uomo potente e libero. L’Ordine si dichiara estraneo a qualsiasi implicazione New Age e non pone vincoli di fede, di provenienza o di cultura.

Il Clan del Drago, costituito nel 1999, si rifà al periodo golasecchiano, e precisamente al popolo degli orobi, e infatti il territorio di attività è prevalentemente quello di Bergamo, con possibili espansioni su Como e Lecco. Il clan è strutturato come un villaggio: non ci sono limiti di età e anche gli interessi possono essere diversi (da quello storico a quello musicale), tenendo come base una comune spiritualità legata alla Madre (la Dea). In totale il gruppo è composto da circa venti persone, anche se, essendo di impostazione patriarcale, attende ancora una regina. L’idromele, bevanda sacra, allieta tutte le celebrazioni del Clan del Drago.

Gli Insubres (sito Internet: http://www.insubres.com) sono un gruppo di rievocazione storica che concentra la propria attenzione e ricerca sul periodo storico che va dal IV al II secolo a.C., con una particolare attenzione rivolta agli aspetti spirituali e sociali dell’epoca. Il gruppo, il cui territorio di attività è - genericamente - quello lombardo, è affiliato all’Associazione Culturale Terra Insubre. L’intento del gruppo è quello di riproporre e rivivere momenti della storia celtica dell’Insubria attraverso le rievocazioni di battaglie, cerimonie e momenti di vita nei villaggi. Il gruppo è composto da una trentina di persone, ciascuna delle quali si occupa dei vari aspetti della vita dei celti. La tribù è organizzata in tre classi sociali: (1) la classe sacerdotale che ha come rappresentanti il druido (che si occupa degli aspetti politici e religiosi della tribù), il vate (che con i suoi poemi tramanda la storia degli eroi e dei guerrieri), il coppiere (responsabile della mescita delle sacre bevande: la birra e l’idromele); (2) la classe dei guerrieri - i cui volti sono tinti con i colori di guerra - è divisa in due società: i "cinghiali" e i "lupi", armati con scudo e spada, lancia o ascia; (3) la classe produttiva composta da artigiani e artisti, fornai, fabbri, orafi, tessitrici e costruttori di archi.

Kernunnos sono un gruppo costituitosi ufficialmente nel 2000, ma formato da una decina di persone, residenti nelle province di Milano e Como, che da più di una decina di anni sono impegnate, a livello personale e collettivo, a promuovere sul territorio lombardo eventi e manifestazioni per favorire la conoscenza della cultura, della spiritualità e delle tradizioni celtiche. Il gruppo ha dato vita al portale Internet Zuccagialla (http://www.zuccagialla.com), che, fondamentalmente di matrice celtica, non disdegna di trattare pure altri argomenti quali, ad esempio, le streghe e la Wicca, i nativi americani, il Tibet, la magia. Zuccagialla sta peraltro sviluppando la possibilità di vendere tramite Internet libri, oggettistica e prodotti tradizionali e celtici. Emanuele Pauletti, dei Kernunnos, intervistato dall’autore del presente capitolo relativamente alla presenza e la rilevanza della componente spirituale nella sua esperienza individuale e di gruppo afferma: "Chi segue la via celtica è fondamentalmente un "cercatore"" richiamando in maniera piuttosto evidente il tema della cerca del Graal, notevolmente presente nel revival celtico, e prosegue: "Chi segue la via celtica cerca, ma non deve semplicemente sostituire la Bibbia (alcuni celti sono cristianizzati) con un libro della mitologia celtica. Chi segue la via celtica è "spirituale", un celta non può non essere spirituale, ma il termine "spiritualità" non deve essere inteso in maniera codificata, organizzata, strutturata o dogmatica. Dunque, spiritualità, ma non dogmatismo o ritualità. Per esempio, bere l’idromele è un gesto spirituale. Non si può parlare allora di una spiritualità "organizzata", ma di una visione liberatoria della realtà che c’è e, in molti casi, di un rapporto diretto con il sacro, senza intermediazione. Le foreste, ad esempio, fanno parte della "liturgia": in posizioni astrali favorevoli ai messaggi vibrazionali sono il luogo adatto per ricevere delle risposte. Ma essere celta non significa essere pagano, cioè rivolgersi alle culture ed ai simboli altrui, è necessario piuttosto rivolgersi alla cultura del posto per trovare delle risposte e la Lombardia è un luogo importante per la cultura celtica, che è una cultura celtico-contadina locale, cioè richiede di essere vissuta in loco. La nostra è una cultura matriarcale, la cultura della Dea ovvero la Madre, la Terra".

La domanda di fondo che ci ha accompagnato in tutto il nostro argomentare riguarda la presenza o meno di una componente spirituale nei vari fenomeni caratterizzanti il revival celtico e, più in generale, precristiano in Lombardia. La domanda rimane valida, nonostante tutte le precisazioni e la delicatezza dell’argomento di cui diamo atto nell’introduzione al volume anche - e soprattutto - a proposito dei fenomeni del filone "folklorico". Le reazioni, talvolta aspre, degli esponenti e dei rappresentanti di questo mondo - i quali avvertono il rischio di essere confusi con forme religiose pagane ritenute "sètte", da cui si sentono dottrinalmente e culturalmente lontani - tendono a sottolineare come le attività prevalenti dei gruppi che possono rientrare in questo filone, siano tutt’altro che religiose, ma vadano piuttosto nella direzione di un "celtismo culturale", che si esprime nello studio della storia, dell’archeologia, dell’etnologia, della filologia, della linguistica e dell’arte soprattutto musicale, nella ricostruzione storica e nell’archeologia sperimentale. Da questo punto di vista, la spiritualità celtica si riduce a una sorta di "spiritualità immanente" che si fonda su alcuni capisaldi quali il rispetto e la salvaguardia del pianeta Terra in cui si vive, della natura, dell’ambiente e del territorio; il rispetto e salvaguardia della persona umana e di ogni essere vivente; il rispetto e salvaguardia della vita in sé.

Tuttavia, la semplice descrizione delle caratteristiche e attività di alcuni gruppi lombardi che si muovono nell’ambito "folklorico", mostra in maniera piuttosto evidente che l’ipotesi della nostra ricerca non è poi così azzardata, in quanto almeno qualche gruppo, in maniera più o meno esplicita e certamente insieme a tante altre peculiarità e attività, è caratterizzato da qualche richiamo a una dimensione specifica di rapporto con il "sacro" che, seppure rifugge dal vero e proprio rito, fa comunque riferimento a un ambito che risulta difficile non classificare come - almeno latu sensu - spirituale.

Se è vera l’ipotesi secondo cui la spiritualità (proprio in quanto distinta dalla religiosità, che fa riferimento ad appartenenze precise) di molti nostri contemporanei è policentrica - nel senso che il believing si alimenta contemporaneamente di diverse tradizioni, spunti, suggestioni -, non è forse infondato ritenere che il revival culturale e "folklorico" del "celtismo" ne influenza, accanto a molte altre fonti, le caratteristiche globali. La maggioranza degli italiani - e dei lombardi -, che vive in un regime religioso di believing without belonging, costruisce le sue "auto-religioni" utilizzando i molteplici mattoni costituiti da elementi di cristianesimo, di spiritualità laica, di buddhismo, di induismo, di tradizioni esoteriche, di nuove suggestioni veicolate dalla letteratura, dalla musica, dal cinema, dalla cultura popolare. In questo "nuovo regime della verità" (così lo chiama la nota sociologa francese Danièle Hervieu-Léger, in La Religion en miettes ou la question des sectes, Calmann-Lévy, Parigi 2001, p. 123) ben possono entrare anche le suggestioni "celtiche": e non è improbabile che penetrino nell’immaginario spirituale collettivo più grazie a un revival che pure tiene a definirsi non religioso che non grazie ai pochi gruppi esplicitamente "religiosi" o spirituali.

Nella grande casa del pluralismo religioso e spirituale, che caratterizza l’odierna società complessa, sembra dunque esserci posto anche per Kernunnos.

Nota bibliografica

Per orientarsi nel fenomeno complesso del revival celtico, buone introduzioni generali sono il sintetico studio di Marco Massignan, La religione dei Celti, Xenia, Milano 2001; l’opera di Alwyn Rees e Brinley Rees, L’eredità celtica. Antiche tradizioni d’Irlanda e di Galles, trad. it., Mediterranee, Roma 2000, la cui edizione originale in lingua inglese risale al 1961. Sul revival neo-druidico, importante è l’opera di Michel Raoult, Les Druides. Les sociétés initiatiques celtiques contemporaines, Editions du Rocher, Monaco 1983. Sullo sciamanesimo, tematica spesso sottesa ad alcuni fenomeni di revival celtico e precristiano, si potrà consultare il volume di Luciano Zambotti, Lo sciamanesimo, Mosaico, Novara 1999.

Per i rapporti fra revival celtico e galassia del "believing without belonging" - relativamente ai temi cui abbiamo fatto cenno - si potranno consultare: sulle rune, argomento a proposito del quale esistono in lingua italiana e inglese numerosi volumi, Kenneth Meadows, Il Potere delle Rune. La conoscenza segreta dei saggi, trad. it., L’Età dell’Acquario, Grignasco [Novara] 1998; sulla "via sciamanica" attraverso le carte dei celti, l’approfondito e illustrato manuale di John Matthews, Le Carte dei Celti. Il sentiero sciamanico della tradizione celtica, trad. it., Il Punto d’Incontro, Vicenza 1999; sulla medicina celtica, l’ampia opera di Marc Questin, La medicina dei celti. I segreti della guarigione degli antichi druidi, trad. it., Xenia, Milano 1991.

Circa gli aspetti più prettamente culturali, tradizionali, storici e folklorici, la rivista bimestrale Celtica, pubblicata dall’editore Stefano Trentini di Argenta (Ferrara) ha assunto il ruolo di organo di collegamento fra i vari gruppi e strumento informativo specializzato, assieme al portale Internet Celtic World, consultabile all’URL http://www.celticworld.it. Notizie di carattere generale sul revival celtico e precristiano potranno essere poi reperite nei vari articoli e saggi pubblicati on-line sul portale Internet Zuccagialla, curato dal gruppo Kernunnos (Milano e Como), consultabile all’URL http://www.zuccagialla.com.

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