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Le scuole zen

buddhismoTradizionalmente considerato parte della tradizione mahayana, lo zen è oggi definito da alcuni studiosi come una tradizione autonoma - “al di fuori delle scritture, non dipendente da parole o da lettere”, come recita un suo motto cinese - anche se certamente legato ai sutra mahayana. Alle origini dello zen si situa la leggenda di Bodhidharma, un maestro indiano di alta casta (secondo diverse versioni, di famiglia reale, secondo altre ancora di origine persiana) che si sarebbe presentato in Cina di fronte all’imperatore Wu (che regna dal 502 al 550), convincendolo dell’inutilità delle pratiche buddhiste tradizionali e dell’opportunità di promuovere una nuova forma di meditazione. Se la storicità della figura di Bodhidharma non può essere dimostrata, la leggenda rimane un elemento essenziale del buddhismo zen. La leggenda, peraltro, presenta il movimento zen - o ch’an, secondo il suo nome cinese - come estraneo alla tradizione della Cina, mentre gli studiosi contemporanei riconoscono influenze sia dei maestri itineranti cinesi di meditazione buddhista del IV e V secolo, sia del taoismo.

Da Bodhidharma discenderebbe una linea di primi “patriarchi” del buddhismo ch’an. Il secondo, Hui-k’o (487-593), e il terzo, Seng-ts’an (†606), sono figure avvolte nella leggenda, mentre qualche cosa di più si sa del quarto e del quinto patriarca, rispettivamente Tao-hsin (580-651) e Hung-yen (601-674), che trasformano il movimento in una realtà prevalentemente monastica, uno sviluppo consolidato dal sesto patriarca Hui-neng (638-713). A quest’ultimo è attribuito il Sutra del sesto patriarca, l’unico testo ch’an che ha il titolo di “sutra”, il che indica la sua particolare autorità. Il testo insegna il carattere immediato dell’illuminazione, certo preparata da un lungo addestramento e da esercizi fra cui emergono i kung-uan (in giapponese koan), problemi apparentemente insolubili che la mente considera fino a raggiungere - quasi improvvisamente - l’illuminazione. Questa idea è tipica della “scuola del Sud”, cui si oppone in Cina una “scuola del Nord”, che rimane minoritaria e secondo cui l’illuminazione si ottiene invece attraverso un processo graduale.

Dopo Hui-neng, il movimento ch’an fiorisce in diverse branche e “case”, fra cui emergono quella Lin-chi (chiamata in Giappone rinzai), fondata da Lin-chi I-hsüan (†866), e quella Ts’ao-tung (in giapponese soto), il cui nome combina quelli dei fondatori Ts’ao-shan Pen-chi (840-901) e Tung-shan Liang-chieh (807-869). Nei secoli successivi si sviluppano in Cina alcune delle più importanti collezioni di kung-uan, in uso ancora oggi. A partire dal periodo Ming (1368-1644) inizia un periodo di decadenza del movimento ch’an. La scuola Lin-chi acquista una posizione di preminenza e, in molte zone della Cina, assorbe le altre. Gli stessi caratteri distintivi della tradizione ch’an si diluiscono in forme di eclettismo buddhista che abbracciano le varie tradizioni presenti in Cina. Anche se diversi lignaggi ch’an arrivano (particolarmente a Taiwan) fino ai giorni nostri, nei primi secoli del secondo millennio il centro della tradizione ch’an (parola traslitterata in giapponese, come si è accennato, in “zen”) si sposta verso il Giappone.

Nel buddhismo giapponese influenze del movimento ch’an sulla scuola tendai, fondata nel IX secolo da Saicho (767-822) e visite di maestri cinesi sono attestate fin dagli ultimi tre secoli del primo millennio. La fondazione del movimento zen si attribuisce tuttavia normalmente a Myoan Eisai (1141-1215) che, dopo due viaggi in Cina, cerca di introdurre le tecniche di meditazione ch’an in Giappone. La “nuova dottrina” si scontra con l’opposizione dei potenti monaci tendai. Dopo avere difeso lo zen in uno scritto apologetico del 1198, Kozen gokokuron (“Trattato sulla diffusione dello zen per la protezione della nazione”), Eisai viene a compromesso con i monaci tendai. Nominato responsabile dell’importante tempio Kenninji a Kyoto lo ristruttura in modo da offrire contemporaneamente la possibilità di praticare il rituale tendai, quello esoterico shingon e la meditazione zen. La stessa linea cauta ed eclettica è proseguita dal discepolo Kokushi Shoichi (1201-1280), abate fondatore del monastero Tofukuji di Kyoto. Questi primi sforzi - in cui lo zen è insegnato frammisto a insegnamenti esoterici di origine tendai e shingon - apre la strada alla presenza in Giappone nella seconda metà del XIII secolo di quattro maestri cinesi di scuola Lin-chi (rinzai) - Lan-hsi Tao-Lung (in giapponese Rankei Doryu, 1213-1278), Wu-an P’u-ning (Gottan Fun’ei, 1197-1276), Ta-hsiu Cheng-nien (Daikyo Shonen, 1214-1289) e Wu-hsü Tsu-yüan (Mugaku Sogen, 1226-1286) - che per primi insegnano una forma “pura” di zen.

Nel frattempo anche l’altra principale scuola cinese, quella Ts’ao-tung (soto), era stata portata in Giappone dopo il viaggio in Cina del monaco Dogen (1200-1253), autore della monumentale opera in novantacinque volumi Shobogenzo e maestro dello zazen, una tecnica di meditazione che mira all’illuminazione come maturazione di un seme di “buddhità” presente in ogni persona sin dalla nascita. Un fattore importante nel successo dello zen giapponese è l’appoggio del potere militare degli shogun, che finanziano la costruzione di splendidi templi prima a Kamakura e poi a Kyoto. Nel XIV secolo nasce un sistema gerarchico di templi - replica di uno con lo stesso nome che esisteva già in Cina - chiamato delle “cinque montagne e dieci templi”, in cui un’ampia rete di templi locali sono affiliati a cinque templi principali a Kyoto e altrettanti a Kamakura. Un undicesimo tempio, quello Nanzenji di Kyoto, è considerato il “primo tempio dell’Impero”, superiore a tutti gli altri. Un altro tempio di Kyoto, Daitokuji, esce dal sistema delle “montagne” nel 1431, dichiarandosi indipendente e custode di una forma “pura” di zen rinzai, che nel XVI e XVII secolo comprenderà una via incentrata sulla cerimonia del tè.

Il sistema delle “cinque montagne e dieci templi” riguarda la scuola rinzai; la scuola soto - divisa in due branche dal XIII secolo - ha avuto uno sviluppo separato e parallelo. Successivamente una terza scuola che è rimasta minoritaria, quella ubaku, si è aggiunta alle prime due nel XVII secolo, dopo la venuta in Giappone del maestro cinese Yin-Yüan Lung-ch’i (in giapponese Ingen Ryuki, 1592-1673). Il XVII secolo è un periodo di risveglio anche nel mondo soto (precedentemente in sofferenza a causa delle guerre nelle zone dove era più influente), mentre l’ambiente rinzai trova a sua volta una grande figura nel XVIII secolo con Ekaku Hakuin (1686-1768), un maestro del koan che unifica i diversi lignaggi della scuola nel frattempo divenuti rivali. Lo zen sopravvive al tentativo di sopprimere il buddhismo in Giappone all’inizio del periodo Meiji (1868-1912), grazie anche alla guida del maestro rinzai Kosen Imakita (1816-1892). Il suo discepolo Soyen Shaku e il suo allievo Daisetz Teitaro Suzuki (1870-1966) hanno un ruolo centrale nella diffusione dello zen in Occidente. Insieme a centri di scuola soto e rinzai sono presenti (anche in Italia) centri ch’an che fanno riferimento a Taiwan e che sono frequentati prevalentemente da immigrati cinesi.

B.: L’opera storica principale è ancora quella di Daisetz Teitaro Suzuki, Essays in Zen Buddhism, 3 voll., Ataka Buddhist Library, Kyoto 1927-1934; dello stesso autore in trad. it. cfr.: Introduzione al buddismo Zen, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1970; Manuale di buddhismo zen, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1976; La formazione del monaco buddhista zen, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1984; Vivere zen. Una sintesi degli aspetti teorici e pratici del buddismo zen, Mediterranee, Roma 1996. Si veda pure Andrew Ferguson, Zen’s Chinese Heritage. The Masters and Their Teachings, Wisdom Publications, Boston 2000. In italiano indicheremo altri titoli rilevanti nella bibliografia delle singole schede.

 

La B.L.I.A.

Buddha’s Light International Association (B.L.I.A.)
(indirizzo internazionale:)
3456 South Glenmark Drive
Hacienda Heights, California 91745 - USA
Tel.: 001-626-968-4675
Fax: 001-626-9681255 
E-mail: info@blia.org
URL: www.blia.org

Il venerabile maestro Hsing Yun nasce a Chiangtu, nella provincia di Chiangsu, in Cina, il ventiduesimo giorno del settimo mese del calendario lunare dell’anno 1927, con il nome Li Kuo-shên, terzo di quattro figli. All’età di dodici anni riceve la tonsura, e consegue la piena ordinazione monastica nel 1941, presso il tempio Ch’i-hsia, diventando così un discepolo della quarantottesima generazione patriarcale della scuola Lin-Chi (rinzai), la principale scuola del buddhismo ch’an. Nel 1949, per sfuggire alla guerra civile e alla repressione comunista, si rifugia a Taiwan, dove nel 1967 - nell’ambito delle sue attività di rivitalizzazione del buddhismo mahayana cinese - fonda l’ordine Fo Guang Shan (“Montagna di Luce del Buddha”), che propugna un “buddhismo umanistico”, radicato nella tradizione ch’an, ma aperto al dialogo con tutte le altre scuole.

L’ordine Fo Guang Shan - che raccoglie circa milleduecento monache e duecento monaci, sedici collegi, quattro case editrici, quattro università, una scuola secondaria, una stazione televisiva, un orfanatrofio e un ospizio per anziani - conta oltre cento templi in numerosi Paesi del mondo (le presenze più significative in Europa sono quelle di Parigi, Londra, Manchester e Berlino), fra cui il grande tempio Hsi Fang a Los Angeles, inaugurato il 28 novembre 1988. Nel 1990 (con inaugurazione formale il 3 febbraio 1991) è stata fondata a Taiwan la Buddha’s Light International Association (B.L.I.A.), quale associazione laica di servizio collegata all’ordine. All’associazione di Taiwan ha fatto seguito quella statunitense, sorta il 31 marzo 1991, e quella internazionale, con sede a Los Angeles, fondata il 17-22 maggio 1992. La Buddha’s Light International Association ha acquisito lo status di organizzazione non governativa riconosciuta dall’ONU.

La B.L.I.A. è emersa come una delle più importanti associazioni mondiali di propaganda del buddhismo (soprattutto fra la popolazione di origine cinese, presente ormai praticamente in tutto il mondo) e mantiene anche un lignaggio di donne che hanno conseguito la piena ordinazione monastica (mentre in altre tradizioni non vi sono che novizie), così che altre scuole buddhiste si sono rivolte all’ordine del maestro Hsing Yun per ottenere un valido lignaggio femminile. Nel mondo esistono oltre centoventi “capitoli” della Buddha’s Light International Association, che raduna oltre un milione di aderenti. La sede competente per l’Europa si trova a Berlino, in Germania, mentre si segnalano presenze organizzate particolarmente in Svizzera, Francia, Svezia e Olanda.

B.: Una nota biografia di Hsing Yun è quella di Fu Chi-ying, Handing Down the Light, trad. ingl., Hsi Lai University Press, Hacienda Heights (California) 1996. Stuart Chandler, Establishing a Pure Land on Earth. The Foguang Buddhist Perspective on Modernization and Globalization, University of Hawai’i Press, Honolulu 2004. Fra i molti libri di Hsing Yun tradotti in lingua inglese, si vedano: How I Practice Humanistic Buddhism, Hsi Lai University Press, Hacienda Heights (California) 1997; Where Is Your Buddha Nature?, Hsi Lai University Press, Hacienda Heights (California) s.d.; Perfectly Willing, Hsi Lai University Press, Hacienda Heights (California) 1994; The Lion’s Roar. Actualizing Buddhism in Daily Life and Building the Pure Land in Our Midst, Peter Lang, New York 1991; Cloud and Water. An Interpretation of Ch’an Poems, Hsi Lai University Press, Hacienda Heights (California) 2000; Lotus in a Stream. Essays in Basic Buddhism, Weatherhill, New York - Tokyo 2000.

 

Il Tempio Zenshin-ji di Scaramuccia

Tempio Buddhista Zenshin-ji di Scaramuccia
Località Pian del Vantaggio, 64
05019 Orvieto Scalo (Terni)
Tel.: 0763-215054
E-mail: carvipe@tiscali.it
URL: www.scaramuccia.it

Scaramuccia è il nome di un podere nella campagna umbra dove, fin dall’autunno del 1973, si pratica zen Lin-chi (rinzai). Il fondatore e direttore del centro di Scaramuccia è un italiano, Luigi Mario, nato a Roma nel 1938, il quale è ritornato in Italia dopo essere vissuto in Giappone per sei anni (dal 1967 al 1973) e avere ricevuto l’ordinazione l’8 aprile 1971 con il nome monastico Engaku Taino da Yamada Mumon Roshi (1900-1988) del monastero Shofuku-ji di Kobe. Luigi Mario è sposato e ha due figli, Lea e Alvise, nati nel 1974 e nel 1976; è anche guida alpina dal 1959, maestro di sci dal 1965 e di arrampicata dal 1985, produttore di vino di Orvieto, laureato in filosofia. A Scaramuccia la meditazione (zen) della scuola Lin-chi è trasmessa non solo mediante la tradizionale posizione a gambe incrociate (zazen), ma anche per mezzo delle arti fisiche orientali (yoga e Tai Chi) e occidentali (sci e arrampicata). La scuola non ha alcun intento fideistico e proselitistico; è richiesta soltanto l’adesione del proprio cuore ai “Quattro voti del bodhisattva”: salvare tutti gli esseri, estirpare tutte le brame, comprendere tutte le leggi, realizzare l’illuminazione.

Lo stesso Yamada Mumon Roshi ha fatto visita, nel 1976, a Scaramuccia e nel 1979 è ritornato in Italia per un incontro inter-religioso fra monaci, nell’ambito del quale è stato ricevuto da Giovanni Paolo II (1920-2005). Il centro di Scaramuccia è stato attivo continuativamente dal 1973, sotto diverse denominazioni, ed è attualmente costituito in associazione di culto senza fini di lucro (statuto, articoli 1-3). L’associazione è amministrata da un consiglio direttivo, eletto dall’assemblea dei soci, composto da tre membri che durano in carica tre anni (statuto, articolo 13). Il numero dei soci è di circa 250 unità. Scaramuccia è stata promotrice, con altri centri, della costituzione dell’Unione Buddista Italiana (U.B.I.), alla quale tuttora aderisce.

B.: Il centro pubblica il Notiziario di Scaramuccia. Tra i libri di Engaku Taino (Luigi Mario), cfr. L’illuminazione nella vita quotidiana: il Koan della vita, a cura di Renato Aprea, Mediterranee, Roma 1997. Cfr. pure Un fiore si apre. Le calligrafie di Yamada Mumon Roshi, Paramita, Roma 1994.

 

Il Gruppo Zen di Settimo Torinese

Gruppo Zen
c/o Circolo Culturale Gaja
Via Roosevelt, 1
10036 Settimo Torinese (Torino)
Tel.: 011-8608407

Il Gruppo Zen di Settimo Torinese nasce nel 1990 per opera di Mario Fatibene, allievo del maestro zen di scuola rinzai Engaku Taino (Luigi Mario) che insegna presso il Tempio Buddhista Zenshin-Ji di Scaramuccia, presso Orvieto. Nel gruppo non si riconosce un’autorità unica, per cui la responsabilità di condurre le sedute di meditazione zazen è attribuita a rotazione fra i componenti che hanno maggiore esperienza pratica. La tradizione spirituale di riferimento è lo zen della scuola rinzai.

 

La Casa Zen di Pomara

Casa Zen - Centro di Studio e Meditazione
Via Pomara, 14
46012 Pomara - Gazzuolo (Mantova)
Tel.: 0376-924035
E-mail: casazen@tele2.it
URL: www.kyudo.net

Il maestro Giuseppe Costa si trasferisce nell’aprile 1997 da Milano ad Asola (Mantova) e comincia l’insegnamento del kyudo (tiro con l’arco giapponese). L’8 dicembre 1998 fonda insieme a Daniela Bricchi e Claudio Superchi la Libera Comunità Zen, dove oltre al kyudo si pratica la conversazione zen (mondo). Un anno dopo il gruppo (che intanto conta circa quindici persone) si trasferisce a Pomara, cambiando la sua denominazione in “Casa Zen”. Attualmente la Casa Zen può ospitare fino a trenta persone per seminari e altre attività, alle quali il maestro ha aggiunto la pratica del tai-ji originario (una forma antica che ha appreso durante i suoi studi a Shangai, dal 1980 al 1982) e della pittura (zen-ga). Il maestro, inoltre, ha insegnato kyudo e mondo anche a Genova presso il C.E.L.S.O. (Centro ligure di studi orientali). La Casa Zen riunisce i suoi iscritti in un’associazione culturale senza fini di lucro.
L’organizzazione è suddivisa nei seguenti settori: insegnamento (insegnanti e assistenti), gestione e contabilità, pubbliche relazioni, biblioteca e archivio, cucina e servizi, zona verde, giardino zen, manutenzione. All’associazione aderiscono attualmente circa trentacinque persone. L’insegnamento del kyudo s’ispira agli insegnamenti ricevuti dai maestri della Heki Ryu Insai Ha (scuola Heki stile Insai); inoltre – e sebbene vada sottolineato che tale riferimento è presentato come transitorio – l’insegnamento del maestro Giuseppe Costa s’ispira all’insegnamento ch’an che egli ha ricevuto a Shangai (ch’an shi, ottenuto dal maestro Ten Zhi Yuan). La regola della Casa Zen recita infatti: “Il riferimento a scuole, tradizioni e metodi è relativo all’utilità per conseguire la quiete mentale, con la conseguente miglior capacità di attenzione ad azioni e percezioni. Meriti e riconoscimenti hanno un valore in risposta a un continuo impegno verso gli altri, per la liberazione dalla confusione e dall’insoddisfazione. Siamo servitori del dharma, che non fa distinzione alcuna fra tutte le cose visibili e invisibili. Il nostro umile principio tende a una naturale qualità di ascolto, virtù di una mente incondizionata, stabile e unita a tutte le cose”.

B.: Sono in programma opuscoli di istruzione del Custode della Casa Zen, probabilmente di uso limitato agli associati e simpatizzanti che ne fanno richiesta. A breve verranno attuate nuove proposte editoriali riguardanti il kyudo e gli insegnamenti relativi all’etica e allo zen in Occidente, ovvero circa le modalità di praticare e di intendere lo zen nel contesto occidentale.

 

Il Cerchio Vuoto

Associazione Il Cerchio Vuoto
Via Massena, 17
10128 Torino
Tel.: 333-5218111
E-mail: dojo@ilcerchiovuoto.it
URL: www.ilcerchiovuoto.it

L’associazione Il Cerchio Vuoto è fondata a Torino nel maggio 1996, ed è stata costituita con il fine di offrire e diffondere la pratica del buddhismo zen nella linea d’insegnamento del monaco Dogen (1200-1253). Il suo fondatore, il torinese Massimo Daido Strumia (1950-), si avvicina al buddhismo non ancora ventenne - alla fine degli anni 1970 - ed è accettato come allievo da Taisen Deshimaru Roshi (1914-1982) con il sostegno di Francois Albert Viallet (“Sogi Enku”). Nel 1968 fonda il primo dojo di Torino e collabora alla fondazione di altri quattro (tre a Torino e uno a Genova), dopo avere ricevuto l’ordinazione laica (zaikè) dal maestro Kosho Uchiyama Roshi (1912-1998), il successore di Kodo Sawaki Roshi (1880-1965). In seguito, nel 1980, il maestro torinese si reca in Giappone per ricevere l’ordinazione come monaco (shukkè) dalla guida spirituale del monastero di Antai-ji, a Kyoto, Kosho Watanabe Roshi, a sua volta successore di Kosho Uchiyama Roshi. Rimane in Giappone sette anni praticando nei monasteri di Antai-ji, Eihei-ji e Zuyo-ji, e completando la preparazione richiesta dal Soyo Zen Shu per il riconoscimento ufficiale. Dal 1987 Massimo Daido Strumia vive in Italia insieme alla sua famiglia a Trausella; oggi ha la qualifica di kaikyoshi, cioè missionario zen; è presidente dell’associazione, nonché responsabile del Tempio di Trausella. Il Cerchio Vuoto ha quattro soci fondatori, e conta diciassette altri soci, in maggioranza di sesso maschile. Si recitano collettivamente alcuni sutra, in particolare l’Hannya Shingyo (“Sutra del Cuore”, sutra fondamentale del buddhismo mahayana). Il Centro è affiliato all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.).

B: Fra i testi di riferimento dell’associazione si possono menzionare: Uchiyama Roshi, Istruzioni a un cuoco zen, ovvero come ottenere l’illuminazione in cucina, Astrolabio-Ubaldini, Roma, 1986; Idem, La realtà della vita. Zazen in pratica, EDB, Bologna 1998. Inoltre, di Massimo Daido Strumia, cfr. Presenza Consapevole. Shikan-Taza, Libreria Editrice Psiche, Torino 1999.

 

Il Monastero Zen Enso-Ji Il Cerchio

Monastero Zen Enso-Ji Il Cerchio
- Via dei Crollalanza, 9
20143 Milano
Tel.: 02-8323652; 02-58112232
E-mail: cerchio@monasterozen.it
URL: www.monasterozen.it
- Monastero Zen Sanbo-ji
Pagazzano - Località Pradaioli, 27
43040 Berceto (Parma)
Tel.: 0525-60296

Il Monastero Zen Enso-Ji Il Cerchio è una realtà di scuola zen soto che si colloca nel lignaggio del maestro Daiun Sogaku Harada Roshi (1871-1961), che ha operato una sintesi della pratica rinzai e soto, ed è stato riconosciuto da entrambe le scuole. La scuola soto Harada-Yasutani, che risale al lignaggio di Daiun Sogaku Harada Roshi e del suo collaboratore Yasutani Roshi (1885-1973), ha avuto un grande sviluppo in Occidente, particolarmente negli Stati Uniti, dove la maggioranza dei maestri zen più noti discende direttamente o indirettamente da Harada Roshi. La comunità internazionale da cui il monastero italiano dipende è il Sôtôshu Shumucho (Toshoji International Zen Center) di Tokyo. Il monastero italiano è stato fondato dal maestro Carlo Tetsugen Serra, formato e ordinato dal maestro Tetsugyu Soin Roshi e dall’abate del Tosho-Ji International Zen Temple di Tokyo, Tetsujyo Deguchi Roshi. Enso-Ji Il Cerchio, nato come dojo nel 1988 a Milano, nel 1991 trova una nuova sede nel Parmense ed è aperto come monastero: luogo di residenza del maestro fondatore e di un primo nucleo di monaci. L’attività consiste in una pratica zen che coniuga la meditazione silenziosa shikantaza e la meditazione riflessiva dei koan, l’impegno sociale umanitario e i ritiri intensivi e isolati. Il monastero insegna che i pensieri alla base delle due pratiche - shikantaza e koan - si uniscono quando una persona “pratica il non-praticare”. Sino a quando un praticante zen “penserà” di praticare, la pratica lo terrà invece in sé diviso e all’oscuro della sua vera natura. Il Monastero Enso Ji Il Cerchio è associato all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.) e alla Buddhist Peace Fellowship.

B.: Di Carlo Tetsugen Serra cfr. La terapia Zen, Xenia, Milano 1997; e Vivere Zen, Xenia, Milano 1998. Dal sito Internet ufficiale è possibile iscriversi a una newsletter.

 

L’Istituto Italiano Zen Soto Shôbôzan Fudenji

Istituto Italiano Zen Soto Shôbôzan Fudenji
Bargone, 113
43039 Salsomaggiore Terme (Parma)
Tel.: 0524-565667
Fax: 0524-525042
URL: www.fudenji.it

L’Istituto Italiano Zen Soto Shôbôzan Fudenji nasce grazie all’opera intrapresa in Italia da Fausto Taiten Guareschi. Quest’ultimo, nato a Fidenza nel 1949, entra in contatto con lo zen attraverso lo studio e la pratica delle arti marziali giapponesi, in particolare il judo. Nel 1969, a Milano, incontra Taisen Deshimaru Roshi (1914-1982) e intraprende la formazione sotto la sua guida. Nel 1975 è ordinato monaco (shukkè tokudô) da Taisen Deshimaru Roshi, di cui segue l’insegnamento fino alla morte del maestro (1982). La discendenza legittima nella linea di successione zen soto (dempô) gli è riconosciuta nel 1983 dal maestro Narita Shûyû Roshi (1914-2004) del Tempio di Tôdenji, in Giappone. Nel 1990 gli è riconosciuta la qualifica di dendokyôshi (insegnante per le missioni estere) dalla Sôtôshu Shumucho. Nel 1984 Guareschi procede all’edificazione presso Salsomaggiore Terme (Parma) di Shôbôzan Fudenji, il primo monastero italiano zen soto, offerto in seguito - fino alla sua morte - alla guida del suo maestro Narita Shûyû Roshi, che dal 1994 assume la veste di abate fondatore del monastero italiano. Dal punto di vista giuridico, la comunità si costituisce con atto pubblico a Milano nel 1983 con il nome di Associazione Zen Italiana. Nel 1987 la sede è spostata a Salsomaggiore presso il monastero. Nel 1996 la comunità si dà un nuovo statuto (con atto pubblico del 20 ottobre) e muta la denominazione in Istituto Italiano Zen Soto Shôbôzan Fudenji. Nel 1999, con D.P.R 5 luglio, ottiene il riconoscimento giuridico come ente di culto; è inoltre associato all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.).

All’Istituto - che organizza pure un seminario teologico sul buddhismo - sono iscritte circa trecento persone; vi sono centri “affiliati” e altri “collegati” all’Istituto a Milano, Lissone (Milano), Parma, Rimini, Roma, Foligno, Bologna, Reggio Emilia, Ferrara, Brescia, Vercelli, Novi Ligure, Voghera, Venezia, Vicenza, Napoli. La vita della comunità si ispira ai fondamenti specifici della tradizione zen zoto, espressi anzitutto dai tre principi della Tradizione, della dottrina, e dell’oggetto di reverenza e di culto. La Tradizione è l’impegno costante nel tramandare la “prassi di giustizia” (dharma/shobo) del Buddha (563-483 a.C.?), testimoniata dai successivi patriarchi, in quanto immediata comunione spirituale (I Shin Den Shin). A partire dalla prassi di giustizia direttamente tramandata dal Buddha e dai padri fondatori (Busso Tanden), la dottrina consiste nell’insegnamento della meditazione, come espressione mediata-immediata del cuore del risveglio (shikantaza) e dello spirito che è proprio di un unico corpo (Soku Shin Ze Butsu). Oggetto di reverenza e di culto è in primo luogo Buddha Shakyamuni, onorato insieme ai due patriarchi Dogen e Taiso Daishi (1267-1325).

Altre immagini di santi e patriarchi della tradizione buddhista o di altre tradizioni sono comunque ritenute accettabili. Basandosi sui principi enunciati nello Shushogi (“I Principi dell’Esercizio della Realizzazione”), i fondamenti essenziali pratici sono l’unità della meditazione e dei precetti (Zen-kai Ichinyo) e l’identità dell’esercizio e della realizzazione (Shusho - Funi). Le cerimonie e il rituale si conformano strettamente agli insegnamenti dei due patriarchi Dogen e Taiso Daishi e si accordano generalmente con quanto stabilito dalla tradizione dei due templi guida giapponesi di Eihei-ji e Soji-ji, tenendo comunque conto della tradizione e delle diverse consuetudini religiose e culturali, sia sociali sia individuali. I sacerdoti, monaci e fedeli dell’Istituto si impegnano ad approfondire gli insegnamenti dei maestri, così da sviluppare una vasta e profonda comprensione del dharma, il che significa perfezionare moralità, concentrazione e saggezza (Kai Jo E), negli “otto sentieri” e nelle “sei perfezioni”. Si impegnano pure a educare e istruire altre persone.

B.: L’Istituto pubblica il trimestrale Zen Notiziario, distribuito gratuitamente agli iscritti. Dal maggio 1998, esce pure Zen-it-e, periodico della Comunità Magis Minus, diretto dallo stesso Fausto Taiten Guareschi. Tra i volumi, cfr. Sapienza d’Oriente e d’Occidente - Cristianesimo, Buddhismo e Scienza contemporanea. Atti del Convegno Internazionale “Buddhismo e Cristianesimo in dialogo di fronte alle sfide della scienza”, Salsomaggiore Terme 30 maggio-1 giugno 1997, Il Cerchio, Rimini 1999; Taiten Fausto Guareschi, Il pensiero religioso di Taisen Deshimaru Roshi, Maestro Zen del XXI secolo, Il Cerchio, Rimini 1987; cfr. pure Guida allo zen: le posizioni, i gesti rituali, la meditazione per risvegliarsi alla vera vita con esercizi pratici illustrati e commentati, De Vecchi, Milano 19942.

 

Il Centro Studi Zen Komyoji

Il Centro Studi Zen Komyoji - Associazione Scuola Soto Zen
Località Costapelata
27040 Fortunago (Pavia)
Tel.: 0383-875584
E-mail: centrozenkomyoji@libero.it

Il Centro Studi Zen Komyoji, cui è collegata un’Associazione Scuola Soto Zen aderente all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.), nasce nel 1986 per opera di Roberto Kengaku Pinciara, attuale maestro residente, nato a Milano nel 1949. Nel 1999 Roberto Kengaku Pinciara riceve il dharma nella linea di successione zen soto (dempô) dal maestro Narita Shûyû Roshi (1914-2004) del Tempio di Tôdenji, in Giappone. Il Centro, che conta tre “residenti esterni” (che vivono presso il Centro pure avendo un lavoro esterno), organizza ritiri brevi e lunghi e soggiorni, nel corso dei quali è data importanza anche all’aspetto salutistico (Roberto Kengaku Pinciara è massaggiatore osteopata).

B.: Il Centro Studi Zen Komyoji diffonde il periodico a uso interno Incontro con lo Zen.

 

Il Centro Zen L’Arco

Centro Zen L’Arco
Piazza Dante, 15
00185 Roma
Tel.: 06-70497919
E-mail: info@romazen.it
URL: www.romazen.it

Sebbene non esista ancora un legame formale, il Centro Zen L’Arco dipende dal San Francisco Zen Center fondato da Shunryu Suzuki Roshi (1905-1971). Il centro di San Francisco si costituisce nei primi anni 1960 grazie all’afflusso dei tanti giovani americani che vogliono unirsi a Suzuki Roshi nella pratica; sotto la sua guida si suddivide quindi in vari centri, fra cui il Tassajara Zen Mountain Center, il primo monastero di formazione zen fuori dall’Asia. Dopo la morte di Suzuki, la sua opera continua a essere portata avanti dai suoi discepoli, tra cui spiccano Blanche Hartman, Reb Anderson, Mel Weitsman, Richard Baker e Philip Whalen. I tre centri che oggi esistono a San Francisco (City Center, Tassajara e Green Gulch) sono il punto di riferimento per molti centri zen sia negli Stati Uniti sia in Europa.

Il gruppo all’origine dell’attuale centro romano - allora denominato Fudo Myo o Jo - si costituisce a Roma, nel 1984, per seguire e praticare gli insegnamenti del maestro zen Fausto Taiten Guareschi, alle origini e attuale protore dell’Istituto Italiano Zen Soto Shôbôzan Fudenji. Nel 1997 il gruppo decide di staccarsi da Guareschi e cercare ispirazione religiosa altrove. Tale ispirazione è trovata presso il San Francisco Zen Center. Si costituisce così il Centro Zen l’Arco, il cui fondatore è Dario Doshin Girolami, laureato in filosofia e prete zen. Il gruppo si riunisce tre-quattro volte a settimana nei locali dell’Arco all’indirizzo di Piazza Dante a Roma. Le attività consistono fondamentalmente nella meditazione seduta (zazen), nella meditazione camminata (kinhin), nella recita dei testi sacri (sutra), negli insegnamenti formali (discorsi di dharma), nello studio della filosofia zen in particolare e del buddhismo in generale, nella pratica di attività tradizionalmente legate allo zen, come la cerimonia del tè, la cerimonia dei pasti o la cucitura dell’abito del Buddha o abito monastico (kesa); è inoltre possibile frequentare anche corsi di tai chi chuan. Si organizzano anche dei periodici ritiri intensivi di meditazione sia nel centro della città, sia in centri spirituali residenziali immersi nella natura.

L’insegnante responsabile e direttore del centro è lo stesso fondatore, Dario Doshin Girolami. Le altre figure sono: il responsabile della sala di meditazione, il responsabile dei suoni, l’assistente dell’insegnante, il capocuoco, il tesoriere. Tali compiti sono a turno assolti da tutti i membri anziani del gruppo. La tradizione cui L’Arco appartiene è quella zen soto. Si pone l’accento su una pratica di meditazione caratterizzata dalla semplicità, dalla sobrietà e dall’essenzialità. Essa afferma di mirare immediatamente all’obiettivo, senza perdersi in lunghi discorsi teologici o in complicate visualizzazioni meditative. Secondo questa tradizione zen non occorre fare altro che sedersi per terra a gambe incrociate e focalizzare l’attenzione sulla corretta postura e sulla respirazione. Questo permette di sviluppare la consapevolezza di se stessi, dello spazio circostante e dell’irripetibile bellezza del momento presente, dimensione dalla quale è possibile avere accesso alla reale pace e armonia in cui tutte le esistenze del cosmo da sempre vivono. Attualmente i membri del centro sono una trentina.

B.: Shunryu Suzuki, Mente zen mente di principiante. Conversazioni sulla meditazione e la pratica zen, Astrolabio-Ubaldini, Roma 1977; Idem, Rami d’acqua scorrono nell’ombra, Astrolabio-Ubaldini, Roma 2000.

 

Il Dojo Buppo

Buppo Dojo - Gruppo Zen Dharma del Buddha
Via Ferento, 5
00183 Roma
Tel.: 06-77073763
E-mail:Sengyo.VanLeuven@gmail.com
URL: www.zenroma.it

Il Dojo Buppo è collegato ad altri centri e gruppi che in Italia fanno capo all’A.Z.I. (Associazione Zen Internazionale), con sede a Parigi, creata nel 1970 dal maestro Taisen Deshimaru Roshi (1914-1982). L’A.Z.I. - di cui offriamo alcuni cenni generali, pur trattando poi separatamente alcuni centri A.Z.I. autonomi presenti in Italia - ha lo scopo di diffondere la pratica dello zen e proseguire l’insegnamento così come lo ha trasmesso il suo fondatore. Deshimaru Roshi ha semplificato e rinnovato certi aspetti formali dello zen soto tradizionale e, tra questi, alcune modalità relative alle ordinazioni monastiche, di modo che queste corrispondano autenticamente alla purezza e alla essenzialità degli insegnamenti da lui trasmessi senza dovere “copiare” una forma giapponese. Pertanto, i monaci e le monache zen ordinati in Occidente, allora da Deshimaru Roshi e oggi da maestri qualificati all’interno della sua scuola zen che continua a rappresentarlo (cioè l’A.Z.I. stessa), seguono la tradizione da lui trasmessa e continuano a praticarla secondo i suoi insegnamenti.

Deshimaru Roshi è morto in Giappone il 30 aprile 1982. A fronte della sua opera di diffusione e di rinnovamento dello zen, le istituzioni religiose tradizionali giapponesi ne hanno riconosciuto la missione; tale convalida ha avuto formalmente luogo nel 1984 attraverso una cerimonia a La Gendronnière, durante la quale Rempo Niwa Zenji, superiore del tempio di Eihei-ji, all’epoca massima autorità dello zen soto in Giappone, ha rilasciato il certificato della trasmissione del dharma a tre diretti discepoli anziani del maestro Deshimaru: Etienne Mokusho Zeisler, Stéphane Kosen Thibaut e Roland Yuno Rech. A quest’ultimo maestro fanno riferimento in particolare i centri e gruppi italiani attualmente affiliati all’A.Z.I e i rispettivi praticanti. Attualmente l’A.Z.I. coordina più di duecento fra centri e gruppi in tutto il mondo (di cui un centinaio in Francia e undici in Italia), la cui direzione spirituale è affidata ai maestri riconosciuti dalla associazione stessa e ai loro incaricati. L’A.Z.I. organizza le sesshin (intensivi di meditazione) e i campi estivi del tempio zen di La Gendronnière, riunendo i dojo e i gruppi di discepoli di tutta Europa; pubblica i testi integrali dell’insegnamento del maestro e la rivista trimestrale Zen.

Il Dojo Buppo nasce a Roma nel 1996, dapprima come gruppo di pratica informale. In seguito, nel 1997 riceve dal Maestro Roland Yuno Rech il nome Buppo (cioè dharma di Buddha). Il Buppo Dojo propone pratica regolare di zazen (meditazione seduta) e kinhin (meditazione camminata) quattro volte la settimana. Inoltre propone anche conferenze sulla pratica, giornate di zazen, sesshin, sessioni di cucitura del kesa (espressione che, come si è visto, indica l’abito del Buddha o abito monastico). Il Buppo Dojo non è ancora strutturato a livello giuridico. È in fase di progettazione la configurazione come associazione culturale o cultuale. Un consiglio direttivo di cinque persone organizza le varie responsabilità (contabilità, approvvigionamenti, direzione degli zazen, e così via). La tradizione spirituale di riferimento è lo zen soto. La postura seduta è al centro della pratica. I concetti di shikantaza (“solo seduti”, completamente assorbiti nella concentrazione alla postura e al respiro) e mushotoku (“spirito di non profitto”) sono essenziali nella pratica proposta. Il numero dei membri a livello nazionale raggiunge il centinaio di persone, sommando i praticanti dei vari centri e gruppi A.Z.I. italiani.

B: Di Roland Yuno Rech, cfr. in trad. it.: Monaco Zen in Occidente, Promolibri, Torino 1997.

 

Il Dojo Zen “Mokusho”

Dojo Zen “Mokusho”
Via Principe Amedeo, 37
10133 Torino
Tel: 011-883794
E-mail: dojo_mokusho@yahoo.it
URL: www.geocities.com/mokusho

Il Dojo Zen “Mokusho” si basa sulla pratica più importante dello zen: lo zazen, che corrisponde alla posizione del risveglio del Buddha seduto sotto l’albero Bodhi. Il dojo di Torino, il principale in Italia, è stato fondato nell’ottobre 1988 dal monaco Ezio Tenryu Zanin, che è stato per un periodo direttore responsabile dell’A.Z.I. (Associazione Zen Internazionale), è diretto dalla monaca Emanuela Dosan Losi. Pure autonomo, è in rapporto con altri centri A.Z.I., con cui collabora e con cui condivide l’ispirazione ideale.

B.: Il sito Internet del Dojo Zen “Mokusho” riporta le indicazioni di una serie di dispense in lingua italiana. È inoltre pubblicato il periodico Quaderni Zen.

 

Il Dojo Zen Sanrin

Associazione San Rin
Via Don Minzoni, 10
12045 Fossano (Cuneo)
Tel.: 0172-633774
E-mail: dojo@sanrin.it
URL: www.sanrin.it

Nel marzo del 1990 nella cittadina piemontese di Fossano, su invito del Centro Culturale Fossano Lunare, il monaco buddhista Ezio Tenryu Zanin - fondatore del Dojo Zen “Mokusho” - tiene una conferenza e subito dopo dirige una sesshin introduttiva presso l’Istituto “il Risveglio” di Bene Vagienna. Dopo quell’incontro un gruppo di partecipanti manifesta la volontà di continuare a praticare lo zazen. Per cinque anni il gruppo zen di Fossano si sviluppa consolidandosi gradualmente, finché nel 1995 alcuni praticanti, intervenuti al campo estivo de La Gendronnière, chiedono al maestro Roland Yuno Rech di costituire un vero e proprio dojo zen. Nasce così il Dojo Zen Sanrin, dove il nome Sanrin indica “la foresta nella montagna” ed è l’immagine di un ambiente aspro in cui la vegetazione e la vita si sviluppano con difficoltà ma si radicano con grande vigore, influenzando alla fine beneficamente tutta la valle e la pianura. Nella metafora, la montagna è la postura di zazen e la foresta è la comunità dei praticanti, il sangha.

Fin dal suo inizio, il Dojo Zen Sanrin è affiliato all’A.Z.I. (Associazione Zen Internazionale). La sua fondazione, nel 1995, ha coinciso con la costituzione della Associazione San Rin, iscritta all’Albo Comunale delle Associazioni e consociata dal gennaio 1997 all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.). L’attività principale del dojo è focalizzata sulla pratica di zazen. Il centro attualmente non è residenziale ed è aperto setttimanalmente negli orari che accolgono i praticanti i quali giungono per praticare zazen. È possibile partecipare a delle giornate di pratica o partecipare alla cucitura del kesa e a sesshin con il maestro Roland Yuno Rech organizzate insieme ad altri dojo. Il monaco responsabile del dojo o monaci più anziani nella pratica tengono anche incontri divulgativi o di approfondimento sullo zen. Nel dojo, sin dal 1996, si è iniziato a tenere un incontro a cadenza mensile (nel pomeriggio del primo sabato di ogni mese) completamente dedicato ai bambini, dai sette anni in poi, perché questi possano avvicinarsi alla pratica della consapevolezza in modo semplice e naturale attraverso il silenzio di zazen, l’ascolto di storie basate sull’insegnamento dell’Amore e della Saggezza, e attività creative; questo spazio è guidato da una monaca ed è attivato solo quando esiste la richiesta dei bambini e genitori sufficiente a formare un piccolo gruppo.

Il responsabile del centro è Lucio Yushin Morra e l’organizzazione del dojo segue la tradizione zen: perciò esistono un monaco responsabile e assistenti incaricati (monaci e laici) che si dividono le varie responsabilità all’interno del centro, dagli insegnamenti allo studio, dalla biblioteca ai fiori degli altari, dalle pulizie ai rapporti esterni, e così via, e tutti gli incarichi sono offerti ai praticanti come occasione di pratica di consapevolezza e servizio verso gli altri. Il dojo è aperto a tutti, ma regolarmente frequentato da soci e aderenti dell’Associazione San Rin che lo sostengono; mediamente questi oscillano fra le venti e le trenta persone. Il dojo partecipa alla Rete Buddhista Piemonte che riunisce i vari centri buddhisti della regione.

B.: Il Dojo pubblica il bollettino interno La foresta nella montagna, inoltre invia regolarmente tramite e-mail dei comunicati riguardanti la propria attività.

 

Il Centro Italiano Zen Sōtō

Centro Italiano Zen Sōtō
Via Gaetana Agnesi, 18
20135 Milano
Tel. e fax: 02-58306763
URL: www.centroitalianozen.it

Ferdinando Nason (Ryusui Zensen) fonda un Centro Zen indipendente a Venezia nel 1965. La sede si trasferisce in seguito a Milano, dal dojo di Via Trebbia (aperto nel 1972), fino alla struttura attuale. Il maestro Ryusui Zensen ha studiato la Via sotto il venerabile Taigen Prajñānanda (1910 -1993) e sotto il patriarca Taisen Deshimaru Roshi (1914-1982), dal quale ha ricevuto il Sigillo della Trasmissione. L'attività del Centro, oltre che sul rapporto con il maestro Ryusui Zensen, è basata principalmente sullo Zazen quotidiano, sul ritiro di fine mese (Sesshin) e sul tradizionale ritiro dal primo all'8 dicembre (Rohatsu). Il Centro Italiano Zen Sōtō è costituito in associazione alla quale si può accedere dopo un colloquio preliminare con un monaco.

B.: Il mensile Quale Zen?, a lungo curato dal Centro, ha cessato le pubblicazioni. I principali testi di studio per monaci e laici sono lo Shobogenzo, una raccolta degli insegnamenti del maestro Dôgen Zenji (1200- 1253), pubblicato nel 2003 da Pisani, Isola dei Liri (Frosinone) (Shobogenzo. L'occhio e il tesoro della vera legge); e Anagārika Prajñānanda, Buddhismo gnostico. Jñāna e Prajñā. Gnosi e prognosi, Pisani, Isola del Liri (Frosinone) 2006.

Il Centro Zen Firenze Shin-nyo-ji

Centro Zen Firenze Shin-nyo-ji
Via San Domenico 77
50133 Firenze
Tel.: 339.8826023
E-mail: centro@zenfirenze.it
URL: www.zenfirenze.it

Il Tempio Daijo-ji di Kanazawa, in Giappone, è uno dei più antichi e importanti templi della tradizione Zen Sōtō. Dopo un periodo di declino, è stato rifondato nell’attuale ubicazione nel 1697, ed è oggi il centro di numerose istituzioni e attività. Il suo attuale abate è il reverendo Ryushin Azuma Roshi, di cui è stata discepola diretta Anna Maria Shin-nyo, che nel 2004 ha fondato, con l’autorizzazione dell’abate di Daijo-ji, il Tempio Shin-yo-ji di Firenze. Il precedente Centro Zen di Firenze è stato così elevato a tempio ed è diventato parte integrante di un prestigioso lignaggio giapponese. È visitato annualmente dal reverendo Azuma Roshi e da altri monaci del Tempio Daijo-ji e di altri templi giapponesi (per esempio, ha soggiornato ripetutamente presso il Tempio fiorentino il monaco Shinko Fujiwara, che si è formato al Tempio Daijo-ji ma attualmente risiede presso il Tempio Kinso-ji di Ueda, di cui il padre è abate).

Il Tempio insegna la meditazione seduta nella postura Zazen e la meditazione camminata Kin-hin, definita “Zazen in movimento”. È aperto a tutti – anche a chi non è buddhista – per la meditazione e organizza in proprio o partecipa a una serie di attività di impegno sociale e di dialogo inter-religioso. Permette anche a praticanti italiani di soggiornare presso il Tempio Daijo-ji di Kanazawa per periodi di pratica insieme ai monaci.

B.: Diversi testi esplicativi sul Centro e sul Tempio si trovano sul sito Internet del Centro Zen Firenze.

 

Il Centro Zen d’Occidente

Zen d’Occidente - Centro di Vicenza
Via Edmondo De Amicis, 11
36100 Vicenza
Tel.: 347-4844925
E-mail: mail@zendoccidente.org
URL: www.zendoccidente.org

Il Centro Zen d’Occidente di Vicenza, un centro indipendente che si ispira a tutte le tradizioni zen e ne propone un incontro con la cultura occidentale, è stato fondato nel 1996 a Vicenza da Salvatore Sottile (1955-), Marzio Bomitali (1953-), Giorgio Dall’Ava (1955-), Francesco Censi (1964-) e Graziella Salamini (1942-), tutti provenienti da una lunga pratica meditativa. L’attuale responsabile è Salvatore Hakuho Sottile, monaco che propone una originale lettura dello zen in dialogo con il cristianesimo e la filosofia greca, fino a parlare - non senza un tocco provocatorio - di “Epicuro di Samo [341-270 a.C] maestro zen”; e tutto questo allo scopo di offrire una pratica fondata sulla classica meditazione zazen ma che vorrebbe trarre la sua legittimazione non tanto da un lignaggio tradizionale quanto dalla capacità di interagire in modo significativo con gli uomini e le donne occidentali di oggi. I membri sono una ventina, e nel luglio 2000 alcuni di loro hanno dato un nuovo orientamento alla loro attività fondando la Comunità di accoglienza I Benedetti, presieduta da Livia Graizzaro. Al Centro di Vicenza è collegato il Centro Zen Komyo-Ji - Associazione Scuola Soto Zen, con sede e attività in provincia di Pavia (Casteggio, Fortunago e Voghera).

 

La Comunità Bodidharma

Musang-Am - Comunità Bodidharma
Località Monti di San Lorenzo, 26
19032 Lerici (La Spezia)
Tel.: 339-7262753
E-mail: bodhidharmait@yahoo.it
URL: www.bodhidharma.it

Il maestro Tae Hye, di nazionalità finlandese, e il monaco Tae Ri, di nazionalità italiana, ricevono l’ordinazione monastica nell’ordine Chogye e la formazione sotto la guida del maestro coreano Il Gak dal Centro Internazionale di Meditazione Songwangsa. La monaca italiana Yo Ung riceve la formazione monastica nel tempio femminile Pul Yong Sa in Corea. Il monaco italiano Xing Wu riceve l’ordinazione monastica sotto la guida del maestro Tzu Yuan del monastero Sheng Jue Si di Taiwan. Il venerabile Tae Hye comincia l’attività in Italia, nel 1992, al Tempio Pagoda di Rassina (Arezzo). Nel 1997 è fondata l’Associazione Bodhidharma composta di monaci e di laici. Nel 2000 è acquistato il locale per la nuova sede monastica a Lerici. I soci della Associazione Bodhidharma sono in tutto una dozzina, fra cui tre monaci e una monaca. Il presidente è il venerabile Tae Hye.

Il monastero è indipendente ma ha relazioni con i citati monasteri Sheng Jue Si di Taiwan e Songwangsa, della Corea del Sud. Al centro si svolge una vita monastica secondo la tradizione di riferimento. In altri luoghi ci sono gruppi di meditazione e studio dove periodicamente si reca uno dei monaci. L’Associazione conta una quarantina di membri a livello nazionale. La tradizione è quella cinese-coreana mahayana (dell’ordine Chogye coreano), talora citata anche come “tradizione zen-son coreana” (o “soen”). L’Associazione - che aderisce all’Unione Buddista Italiana (U.B.I.) - promuove lo studio e la pratica della via non dualistica, basandosi sugli insegnamenti dei maestri di dhyana (son) indiani, cinesi e coreani e sostiene il centro monastico che organizza ritiri contemplativi, recitazione dei nomi dei Buddha e dei bodhisattva, recitazione dei sutra, contemplazione ch’an, “serena chiarezza” (mo-chao) e kong-an, pratica della via dei bodhisattva (voti e “sei perfezioni”), vegetarianesimo.

 

Essere Pace

Ordine dell’Interessere - Community of Mindful Living - Essere Pace
E-mail: info@esserepace.org
URL: www.esserepace.org

L’istituzionalizzazione del buddhismo zen (noto in Indocina anche con il citato termine sanscrito dhyana) in Vietnam si può fare risalire all’anno 1259, quando il re Tran Thai Tong (1218-1277) abdica per dedicarsi esclusivamente alla sua pratica, in una forma influenzata principalmente dalla scuola rinzai (in vietnamita lam-te). Tra alterne vicende politiche, ma potendo contare su un cospicuo numero di monaci e monache, lo zen vietnamita continua il suo sviluppo nei secoli seguenti, finché trova un grande maestro in Lieu Quan (1670-1742). Al lignaggio di quest’ultimo si ricollega Thich Nhat Hanh (1926-), uno dei maestri contemporanei che più hanno fatto per diffondere il buddhismo in Occidente.

Durante la guerra del Vietnam, Thich Nhat Hanh è tra i protagonisti dell’impegno dei monaci buddhisti per la pace; nel 1963 partecipa alla fondazione della Chiesa Buddhista Unita da cui emana nel 1964 l’Università buddhista Van Hanh, di cui è co-fondatore. La Chiesa Buddhista Unita sarà messa fuori legge dalle autorità comuniste (che imporranno a tutti i buddhisti di confluire in una Chiesa Buddhista statale) nel 1980, ma nel frattempo Thich Nhat Hanh l’avrà ricostituita all’estero, registrandola prima in Francia, quindi negli Stati Uniti nel 1997. Nel 1983 il monaco vietnamita aveva creato a Berkeley un’altra entità, la Community of Mindful Living, che dal dicembre 1999 fa parte della stessa organizzazione legale denominata Chiesa Buddhista Unita. Questa presiede a una serie di iniziative e comunità ispirate all’insegnamento di Thich Nhat Hanh negli Stati Uniti e in Europa, fra cui il Plum Village, a ottantacinque chilometri da Bordeaux, dove il maestro vive e dove sono ospitati un monastero maschile, uno femminile e un centro di pratica per i laici. Numerosi sono i discepoli in Italia, un Paese spesso visitato da Thich Nhat Hanh, raccolti sotto le sigle InterEssere, Community of Mindful Living ed Essere Pace, che fanno tutte capo alla Chiesa Buddhista Unita. I gruppi di pratica italiani si radunano in case private in diverse città italiane.

Il maestro vietnamita sottolinea l’importanza del ritorno al respiro consapevole, per assumere uno stile di vita “meditativo” attraverso la meditazione seduta ma anche quella camminata, del pasto, del lavoro e una interazione significativa con gli altri. I cinque precetti del Buddha sono stati riformulati da Thich Nhat Hanh nella forma dei “cinque addestramenti alla consapevolezza”, che invitano a coltivare la compassione, la gentilezza amorevole, la responsabilità nei rapporti sessuali, il buon uso della parola e la salute fisica e mentale, evitando l’assunzione di sostanze nocive e la visione di programmi televisivi e altri spettacoli “velenosi”. Se i “cinque addestramenti” sono per tutti, il maestro vietnamita propone i “quattordici addestramenti” a monaci e monache, ma anche laici e laiche impegnati a costruire gruppi di pratica nei luoghi in cui vivono, che desiderano impegnarsi nell’Ordine dell’InterEssere (Tiep Hien), il quale ha oggi quattrocento membri che hanno ricevuto formalmente gli “addestramenti” e migliaia di praticanti nella “comunità allargata” che si ispira agli stessi valori. Tra questi assumono un ruolo centrale l’impegno sociale e l’educazione alla pace, caratteristiche essenziali di un buddhismo zen forgiato nelle tragedie del Vietnam del ventesimo secolo.

B.: Essenziale per la spiritualità dell’Ordine dell’InterEssere e per la pratica quotidiana è Canti e recitazioni del Plum Village, trad. it., Antonio Nobile Editore, Milano 2000. Numerosi sono i testi di Thich Nhat Hanh pubblicati in trad. it.: tra quelli editi da Astrolabio, Ubaldini, Roma si potrà partire da Essere Pace (1989); Il sole, il mio cuore. Dalla presenza mentale alla meditazione di consapevolezza, (1990); Il miracolo della presenza mentale. Un manuale di meditazione (1992); Toccare la pace. La pratica dell’arte di vivere con consapevolezza (1994); Il piccolo libro della consapevolezza (2000); Perché un futuro sia possibile. Il sutra per i discepoli laici del Buddha (2000).

 

Il Centro Nirvana di Aliberth

Centro Nirvana
Via Ostiense, 152/b
00154 Roma
Tel.: 338-7021800
E-mail: info@centronirvana.it
URL: www.centronirvana.it

Il Centro Nirvana è l’Associazione Spirituale per la Meditazione Chan e Zen, fondata a Roma nel 1994 da Alberto Mengoni (Aliberth) e Cristina Martire (1954-1995). Il fondatore ha voluto assumere il nome di Aliberth perché esso, “quando è ripetuto in continuità come un ‘mantra’ ha il significato fonico-onomatopeico di ‘Libertà’”, nel senso di “liberazione dal mondo” (moksha). L’associazione intende rimanere il più possibile aderente agl’insegnamenti segreti del chan buddhista dei patriarchi cinesi e della scuola madhyamika (“Via di mezzo”, una delle principali scuole del buddhismo mahayana, diffusa nel secondo secolo d.C. da Nagarjuna). Questa scuola si serve della meditazione chan come forma di auto-conoscenza profonda che facilita l’interiorizzazione delle verità acquisite grazie agli insegnamenti sulla “Natura della Mente”, tramandata dai sutra e dalla visione di “Silenziosa Comprensione” del maestro buddhista indiano Bodhidharma (483-540) – da molti ritenuto primo patriarca del buddhismo chan – e d’“Illuminazione Improvvisa” di Dajian Huineng (638-713) e dei suoi seguaci.
La scelta di fondare il Centro Nirvana è stata preceduta, per il fondatore, da diverse esperienze spirituali. Educato per dodici anni in collegi cattolici, comincia a frequentare gli Hare-Krishna e a interessarsi di macrobiotica e vegetarianesimo. Si avvicina così a dottrine più adatte a fornire risposte esistenziali come l’Advaita Vedanta e il buddhismo tibetano. Nello stesso periodo sperimenta la meditazione vipassana – sotto la guida di maestri come Corrado Pensa, Ajahan Thanavaro e altri – e la meditazione zen. Alberto Mengoni ritiene di essere un ricercatore della verità che, dopo avere rinunciato alle gratificazioni della vita mondana e al benessere materiale, ha seguito il dharma “con tutto il cuore e con vera sincerità” per potere vedere la “Verità” e raggiungere la “meta”. Il suo cammino spirituale, grazie anche all’influsso della sua compagna Cristina, sfocia nella fondazione di un piccolo gruppo di autocoscienza, il Centro Nirvana, nel quale vengono accolti i “pochi arditi che hanno il coraggio (e la fortuna) di avvicinarvisi, per mettere in pratica i suoi insegnamenti esperienziali al fine di trovare il Vero ed Unico Maestro al nostro interno”. Per fare questo, Aliberth si avvale di tutte le nozioni non-dualistiche delle dottrine buddhiste, induiste, e quando è il caso, anche cristiane. Secondo il fondatore del centro Nirvana “solo una ristretta parte dell’umanità (circa lo 0,01%) riesce a comprendere l’insegnamento (e il linguaggio) segreto del Chan dei Patriarchi. Questo significa che la maggior parte degli esseri viventi dovrà aspettare cause e condizioni più favorevoli, seppur in quest’era degenerata e avversa al Dharma, onde poter arrivare al giusto punto di maturazione della propria mente, per poter finalmente capire questo profondo messaggio soteriologico”.
Il Centro Nirvana organizza, nei giorni di lunedì e venerdì, incontri dei gruppi di meditazione e pratica e, annualmente (in primavera), un seminario per quanti desiderano conoscere la meditazione chan. Le persone che si sono avvicinate alla disciplina del chan dal 1994 sono state circa duecento. Attualmente i frequentatori del Centro Nirvana sono una decina.

B.: Il Centro Nirvana cura la traduzione in italiano di testi di Dharma. Tra questi da segnalare è la traduzione, a cura di Cristina Martire – revisione e adattamento di Alberto Mengoni – del libro di Chandrakirti, Il Settuplice Ragionamento, meditazione sull’assenza di un sé delle persone, Chiara Luce Edizioni, Pomaia (Pisa) 2003 (2a ed.; 1a ed. 1996). Il Centro Nirvana pubblica, dal 2002, solo per i propri soci e abbonati, il bollettino mensile Nirvana News e diffonde una newsletter mensile che si può leggere sul Sito Web.