La New Kadampa Tradition
URL (internazionale:) www.kadampa.net; (internazionale, ma con una sezione in italiano:) www.buddhismus.net- Centro Buddhista Mahasiddha
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- Centro Buddhista Menlha
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Il Centro Buddhista Mahasiddha di Roma, insieme con il Centro Buddhista Menlha di Cavarzere (Venezia), rappresenta in Italia la New Kadampa Tradition (per il restante territorio italiano, si segnalano presenze e attività di conferenze nelle città di Como e Varese), uno dei movimenti tibetani occidentali in più rapida crescita e insieme più controversi. Per comprenderne le origini occorre riflettere sul ruolo del Dalai Lama, insieme capo del “sistema” geluk, e - a partire dal ruolo svolto dal V Dalai Lama nel XVII secolo - leader politico di tutti i tibetani. Già il V Dalai Lama si rende conto che per esercitare il secondo ruolo occorre non essere troppo esclusivisti quanto al primo; egli coltiva così un interesse anche per il “sistema” nyingma, suscitando le ire di una parte della gerarchia geluk. Quando il monaco geluk - e prominente oppositore del V Dalai Lama - Tulku Dragpa Gyaltsen (1619-1655) è trovato morto, molti sospettano un omicidio politico. I geluk più conservatori onorano uno spirito, Dorje Shugden, come divinità protettrice in cui si sarebbe reincarnato il defunto Gyaltsen; questo spirito diventa il simbolo dell’intransigenza geluk che si oppone a ogni commistione con altri “sistemi”.
Il culto di Dorje Shugden è attestato sporadicamente nei successivi due secoli, ma riemerge quando la forte personalità del XIII Dalai Lama (1876-1933), che assume il potere nel 1895, si sforza di restaurare il ruolo unificante del suo ufficio, ancora una volta praticando il “sistema” nyingma accanto a quello geluk. L’opposizione si coagula intorno all’influente lama geluk Pabongka Rinpoche (1878-1943), che rilancia il culto di Dorje Shugden. Quando il Dalai Lama gli proibisce di continuare a promuovere tale culto si sottomette, ma ne tramanda privatamente la tradizione a fidati discepoli, fra cui Trijang Rinpoche (1901-1981), che diventerà il secondo tutore dell’attuale XIV Dalai Lama. Quest’ultimo coltiva nella sua gioventù il culto di Dorje Shugden, ma successivamente - sembra seguendo l’opinione dell’oracolo di Nechung - si convince che si tratta di uno spirito malvagio e, seguendo l’esempio dei suoi predecessori, lo vieta. Ne seguono diverse controversie, soprattutto dopo che il lama Zemey Rinpoche (1927-1996), discepolo di Trijang Rinpoche, pubblica nel 1973 il resoconto di disgrazie accadute a monaci e laici geluk che hanno irritato Dorje Shugden mescolando insegnamenti geluk con altri nyingma o di altra natura.
Il Dalai Lama condanna la pubblicazione e riafferma il divieto del culto, ma non tutti sono d’accordo. L’opposizione trova un luogo privilegiato in Gran Bretagna, dove Geshe Kelsang Gyatso (1932-) è il lama residente dell’Istituto Manjushri, una branca britannica della Fondazione per la Preservazione della Tradizione Mahayana (F.P.M.T.). Quando Lama Yesce chiede a Geshe Kelsang Gyatso di dimettersi (non per le controversie su Dorje Shugden, che verranno dopo, ma per il suo approccio esclusivista alla tradizione geluk), questi rifiuta, sostenuto dalla maggioranza dei frequentatori inglesi dell’Istituto e a poco a poco l’Istituto Manjushri si allontana dalla Fondazione. Nel 1986 Geshe Kelsang Gyatso comincia a insegnare ai discepoli inglesi il culto di Dorje Shugden, il che lo pone in contrasto con il Dalai Lama. Tentativi di mediazione non riescono e Geshe Kelsang Gyatso fonda nel 1991 la New Kadampa Tradition, che si espande rapidamente in tutto il mondo e si rende nota per le sue campagne in occasione delle visite in Gran Bretagna e negli Stati Uniti del Dalai Lama, accolto da dimostranti i quali affermano che vietare la venerazione di Dorje Shugden significa violare la loro libertà religiosa. La vicenda prende una piega tragica quando l’influente monaco geluk Geshe Lobsang Gyatso (1926-1997), consigliere del Dalai Lama e acceso oppositore del culto di Dorje Shugden, è assassinato a Dharamsala, con due discepoli, e la stampa accusa dell’omicidio la “setta” degli “shugden” (in realtà un movimento con questo nome non esiste; vi sono in India e altrove sostenitori tibetani della venerazione dello spirito, geluk conservatori, che non fanno però parte della New Kadampa Tradition).
Sarebbe riduttivo e perfino caricaturale restringere l’insegnamento di Geshe Kelsang Gyatso alla sola questione Dorje Shugden. Se egli ha avuto successo in Occidente (dove ha fondato oltre trecento centri), è perché è capace di presentare il buddhismo tibetano in modo attraente, al di là della controversia con il Dalai Lama. Quest’ultima vicenda - come hanno notato i suoi commentatori occidentali più smaliziati, da Stephen Batchelor a Donald S. Lopez, Jr. - da una parte solleva un velo su una porzione genuina del buddhismo tibetano troppo spesso ignota agli occidentali, fatta di oracoli, riti propiziatori e divinità guerriere; dall’altra ha in gioco una posta più importante di quanto non si creda. Non si tratta solo di stabilire se Dorje Shugden è un Buddha o uno spirito malevolo, ma soprattutto di decidere se l’insegnamento geluk del vuoto deve essere trasmesso nella sua forma “pura” o insieme a dottrine nyingma che attribuiscono invece un ruolo fondante alla consapevolezza. Per un geluk conservatore, questo secondo insegnamento può nascondere un pericoloso ritorno a dottrine induiste, e la posta in gioco riguarda allora il fondamento stesso del dharma. In alcuni paesi si segnalano peraltro anche episodi di riavvicinamento di questa dissidenza al Dalai Lama, cui i "tradizionalisti" della NKT restano comunque accomunati dall'amore per il Tibet e dalla protesta contro la Cina
B.: Sulla controversia, cfr. gli articoli raccolti nel vol. VII, n. 3, primavera 1998, di Tricycle. The Buddhist Review (con interventi, in particolare, di Stephen Batchelor e Donald S. Lopez, Jr.). Sulle origini della New Kadampa Tradition: David Kay, “The New Kadampa Tradition and the Continuity of Tibetan Buddhism in Transition”, Journal of Contemporary Religion, vol. 12, n. 3, ottobre 1997, pp. 277-293. Di Geshe Kelsang Gyatso cfr., fra i molti titoli, Heart Jewel. The Essential Practices of Kadampa Buddhism, Tharpa Publications, Londra 1997.