Tenrikyô
Tenrikyô - ItaliaVia Fibreno, 4
00199 Roma
Tel. e fax: 06-86207660
E-mail: letter@tenrikyo.or.jp
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Tenrikyô, una delle maggiori nuove religioni giapponesi di origine non buddhista, è stata fondata il 26 ottobre 1838 da Miki Nakayama (1798-1887) dopo una serie di esperienze spirituali culminate nella “inabitazione” da parte del dio creatore Tenri-o-no-mikoto. Dopo una lunga preparazione, nel corso della quale il movimento è ristretto alla cerchia dei familiari della fondatrice, la predicazione pubblica inizia a Osaka nel 1863. Il successo è notevole: considerata un kami cioè uno spirito divino vivente, Miki Nakayama (chiamata dai seguaci Oyasama, cioè “Amata Genitrice”) raccoglie numerosi fedeli, attirati anche da guarigioni e miracoli, intorno alla sua casa di Oyasato, di cui rivela che si tratta del luogo di origine della razza umana. Come qualunque forma di religione indipendente dell’epoca, Tenrikyô è visto con ostilità dalle autorità giapponesi, ma continua a crescere e un anno dopo la morte della fondatrice, nel 1888, ottiene un riconoscimento statale come “movimento” all’interno dello scintoismo. In seguito dopo che un artigiano la cui moglie era stata guarita dalla fondatrice, Izo Iburi (1833-1907), era stato designato come successore di Oyasama Tenrikyô è riconosciuta nel 1908 dalle autorità come religione indipendente.
La prima missione straniera è del 1897, a Taiwan, e la prima missione europea è del 1908, in Inghilterra. Fuori del Giappone, Tenrikyô ha avuto successo soprattutto in Brasile e nelle Hawaii. Nel mondo oggi supera i tre milioni di fedeli. Il centro delle attività rimane a Tenri (presso Nara), dove intorno a Oyasato è sorta una piccola città completa di edifici religiosi, una università (Tenri University), scuole, fondazioni culturali, musei, attività imprenditoriali ed editoriali. In Italia è attiva una piccola missione con una trentina di membri, considerata però importante dal movimento per il dialogo inter-religioso con la Chiesa cattolica, che negli ultimi anni si è espresso in diverse iniziative di notevole impegno (fra cui un simposio alla Pontificia Università Gregoriana nel marzo 1998).
Tenrikyô insiste sul ruolo di un Dio Creatore unico, con cui cooperano però diverse divinità intermedie, che hanno collaborato alla creazione del mondo attraverso una complessa cosmogonia simbolicamente rappresentata da animali e descritta insieme alle vie della salvezza per l’umanità nelle tre principali scritture sacre del movimento: Ofudesaki, che raccoglie 1711 rivelazioni alla fondatrice; Mikagura-uta, una collezione di “salmi” o preghiere; e Osashizu, che contiene testi della fondatrice e del suo primo successore Iburi. L’uomo è stato creato per servire il Dio Creatore ma ha fatto cattivo uso della libertà nonostante gli ammonimenti di personaggi divini come Buddha e Gesù Cristo, che hanno trasmesso nove delle dieci parti della rivelazione di Dio. La decima parte è rivelata a Miki Nakayama, e svela che Dio ha preordinato un luogo (lo Jiba, a Oyasato), un tempo (900.099.999 anni dalla data della creazione dell’umanità, cioè il 26 ottobre 1838) e un’anima (Oyasama stessa, inabitata da Dio) per la manifestazione della salvezza.
Oyasama continua a vivere, anche dopo avere deposto il suo corpo mortale, nella residenza di Oyasato, dove intorno al kanrodai (che segna il luogo preciso dove fu creata l’umanità) si compie il principale rito di salvezza cosmica, lo tsutome, una danza sacra celebrata da cinque donne e cinque uomini mascherati. Tenrikyô si preoccupa peraltro anche della salvezza individuale attraverso il sazuke, un rituale di guarigione fisica e spirituale amministrato dai “ministri” del movimento che hanno seguito almeno un primo corso di tre mesi chiamati yoboku. I mali dell’uomo sono collegati all’innen (un concetto simile al karma) e alle colpe della vita presente e delle vite passate, che possono abbreviare la durata della vita (che dovrebbe essere originariamente di 115 anni). L’innen può essere modificato da un atteggiamento di riconoscenza verso Dio (tanno), da opere di volontariato disinteressate (hinokishin), e dall’attività missionaria a favore di Tenrikyô (nioigake), non disgiunta peraltro da un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni.
B.: Tra le numerosissime pubblicazioni di Tenrikyô è stata tradotta in italiano una delle fonti principali, con il titolo Micagura-uta: inni sacri, Chiesa Tenrikyô, Tenri (Nara) 1983. Tra le fonti secondarie: Johannes Laube, Oyagami. Die Heutige Gottesvorstellung der Tenrikyo, Otto Harrassowitz, Wiesbaden 1978; Thora E. Chinnery, Religious Conflict and Compromise in a Japanese Village. A Firsthand Observation of the Tenrikyo Church, University of British Columbia Press, Vancouver 1971.