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Il movimento valdese

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Il movimento valdese è, in un certo senso, la matrice entro cui si forma - non solo in Italia - il primo protestantesimo. In questo senso - tra altri - può essere interpretato il titolo che si attribuisce alla Chiesa valdese di mater reformationis. Pur avendo assorbito nel secolo scorso e nel nostro tratti del secondo protestantesimo - attraverso l'incontro con il Risveglio europeo e con il metodismo - la Chiesa valdese rimane ancora oggi una denominazione tipica del primo protestantesimo, con la sua ricchezza di tradizioni storiche, e talora le sue tensioni e i suoi problemi.

Tavola Valdese
- Sede legale:
Via Beckwith 2
10066 Torre Pellice (Torino)
Tel.: 0121-91296 (sede legale)
- Sede amministrativa:
Via Firenze, 38
00184 Roma
Tel.: 06-4745537
Fax: 06-47885308
E-mail: tavolavaldese@chiesavaldese.org
URL: www.chiesavaldese.org

Del fondatore della Chiesa valdese, Valdo o Valdesio – e non “Pietro Valdo”: il nome “Pietro” fu aggiunto per ragioni apologetiche parecchi decenni dopo la sua morte –, si sa con certezza che era un mercante di Lione. Ha un’esperienza radicale di conversione incentrata sulla povertà e sul desiderio di predicare il Vangelo verso il 1170, e muore probabilmente nel 1206. Il contrasto con l’istituzione ecclesiastica di Valdo e dei suoi seguaci – chiamati “poveri di Lione” e solo più tardi “valdesi” – è, con ogni verosimiglianza, più subito che cercato. Nonostante le condanne ecclesiastiche, dopo la morte di Valdo la separazione dei suoi seguaci da Roma non sembra ineluttabile: un gruppo di “poveri di Lione” sotto la guida di Durando d’Osca, di cui pure poco si sa, si riconcilia con il Papa Innocenzo III (1160-1216) nel 1208. Altri “poveri”, non “riconciliati”, rimangono ai margini della Chiesa di Roma, in una posizione ambigua, o si avviano sul cammino dell’autononia in rottura con la Chiesa cattolica, pur tra dissensi interni. Nel Duecento e nel Trecento si trovano in un ampio arco di Paesi europei – non soltanto l’Italia e la Francia, ma anche l’Austria, la Germania, la Boemia, perfino la Polonia e l’Ungheria – gruppi di “valdesi”, considerati eretici dalla Chiesa di Roma, con alcune idee più o meno analoghe fra loro. Il collegamento istituzionale fra questi gruppi non è molto forte, tanto che alcuni propongono di parlare di “valdismi medioevali”, al plurale, piuttosto che di un unico movimento valdese. Quando alla fine del Trecento e nel Quattrocento li troviamo presenti in alcune zone dell’Italia e della Francia meridionale, più che di un’identità lineare con i primi “poveri lionesi” si deve pensare a una comunanza nell’impostare la vita cristiana. Certamente – per quanto riguarda questa consapevolezza e la loro letteratura – questi “valdesi” si sentono figli di Valdo: l’identità è infatti un concetto sociologico e non soltanto né soprattutto storico.

Nel 1532 con l’assemblea di Chanforan le comunità valdesi della Francia meridionale e del Piemonte – fiaccate dalle persecuzioni del tardo Quattrocento – aderiscono alla Riforma. Si tratta di una svolta fondamentale nella storia valdese; è probabilmente eccessivo sostenere che Chanforan segna la “morte” del valdismo così come il Medioevo lo aveva conosciuto, dal momento che la consapevolezza di una continuità ideale con il movimento iniziato da Valdo rimane forte, ancora fino ai giorni nostri. Nel Seicento la comunità valdese deve patire nuove persecuzioni, particolarmente sanguinose nel 1655 – “Pasque piemontesi” – e nel 1686, dopo che un editto emanato in Piemonte su pressioni francesi aveva offerto ai valdesi l’alternativa fra l’abiura e l’esilio. Dopo avere tentato una resistenza armata, la comunità – ridotta a circa tremila fedeli – trova ospitalità nei cantoni protestanti svizzeri. Di qui – profittando di circostanze impreviste nella politica internazionale dell’epoca – i valdesi tornano nel 1689 in Piemonte con un’operazione politico-militare spettacolare e coraggiosa – “Glorioso rimpatrio” – che consente il ristabilimento di una presenza protestante in Piemonte, sebbene in una situazione di “ghetto”, in cui i valdesi sono confinati nelle valli intorno a Pinerolo e sottoposti a tutta una serie di discriminazioni. La comunità sopravvive grazie anche agli aiuti del mondo protestante internazionale, soprattutto inglese, e subisce l’influenza del rinnovamento della vita spirituale del protestantesimo europeo, conosciuto come il “Risveglio”.

Nel 1848, finalmente, i valdesi ottengono dal re Carlo Alberto (1798-1849) l’emancipazione, con i diritti civili e politici, anche se la religione cattolica rimane la religione dello Stato e si tratta dunque pur sempre di tolleranza e non di libertà religiosa in senso pieno. Il Risorgimento apre peraltro ai valdesi nuove prospettive: il conflitto fra Stato e Chiesa cattolica sembra creare uno spazio di evangelizzazione per una Chiesa che si sente in armonia con le idee risorgimentali, e numerose iniziative sono avviate soprattutto nell’Italia Meridionale. Il successo resta inferiore alle attese, ma la Chiesa valdese si rende presente in tutta Italia con attività accademiche, culturali e caritative che segneranno profondamente il carattere del protestantesimo italiano.

Dopo nuove difficoltà con il regime fascista, sulla base dell’articolo 8 della Costituzione i valdesi possono preparare e negoziare un’Intesa che è siglata nel 1984 e approvata con la legge n. 449 dell’11 agosto 1984, successivamente integrata con la legge n. 409 del 5 ottobre 1993 in virtù della quale la confessione partecipa all’otto per mille del gettito IRPEF, mentre ulteriori modifiche sono state oggetto di un accordo firmato dal Presidente del Consiglio Romano Prodi il 4 aprile 2007 e in attesa di ratifica da parte del Parlamento.

L’organizzazione della Chiesa valdese è di tipo presbiteriano e sinodale: la guida della comunità locale è affidata a consigli di “anziani” e “diaconi” eletti dai fedeli. Alcuni ministri – uomini e donne – cui è affidato il compito della predicazione, sono ordinati dopo un corso di teologia presso la Facoltà teologica a Roma. Le assemblee locali, inoltre, nominano i loro deputati all’Assemblea annuale del sinodo, l’organo supremo in materia teologica e istituzionale in cui laici e ministri sono in parità numerica. Quest’ultimo elegge, per l’attuazione delle sue deliberazioni e l’amministrazione ordinaria della Chiesa, la Tavola Valdese composta da sette membri e presieduta da un moderatore. Il sinodo svoltosi nell’agosto 2005 a Torre Pellice ha visto l’elezione del moderatore nella persona di Maria Bonafede, la prima donna chiamata a ricoprire questo incarico.

Nel 1975 valdesi e metodisti italiani hanno realizzato un patto d’integrazione, creando una struttura amministrativa comune pur preservando le rispettive identità: le due Chiese integrate si presentano con il nome di “Chiesa Evangelica Valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi” con un organo esecutivo unico, la “Tavola Valdese”. Sono migliorati nel corso degli anni i rapporti con la Chiesa cattolica nel quadro più ampio dell’ecumenismo; prosegue il dialogo – come quello con le forme non “storiche” di protestantesimo ormai maggioritarie in Italia –, anche se rimangono problemi di fondo.

La Chiesa valdese oggi conta circa quarantamila fedeli, di cui venticinquemila in Italia e quindicimila nell’America del Sud, dove fin dal secolo XIX si sono stabiliti numerosi emigranti valdesi nel Rio della Plata (Uruguay e Argentina).

La Chiesa valdese ha adottato nel corso della sua storia la teologia riformata: sola Scriptura, Gesù Cristo unico mediatore, giustificazione tramite la sola fede. Essa rifiuta le immagini nelle Chiese e il principio episcopale; celebra la comunione con il pane e il vino e ammette il matrimonio dei pastori. Considera il popolo credente guidato dal Signore mediante lo Spirito Santo, ed è quindi molto riservata quanto a direttive specifiche che le autorità della Chiesa possano pretendere di dare nel campo dell’etica sessuale come in quello politico-sociale. Un gruppo di lavoro sui problemi etici posti dalla scienza, nominato dalla Tavola Valdese, si è espresso in modo possibilista nel 1996 sull’aborto e nel 1998 sul testamento biologico in materia di fine vita. L’Atto del Sinodo 1998 sui problemi della bioetica, senza pronunciarsi sui singoli giudizi, ha ricevuto questi documenti e ne ha approvato la diffusione come elementi di pubblica discussione.

B.: Sulle origini e la storia cfr. soprattutto l’opera in in tre volumi pubblicata dalla casa editrice valdese Claudiana di Torino: Amedeo Molnar, Storia dei Valdesi I: Dalle origini all’adesione alla Riforma (1176-1532) (19892), Augusto-Armand Hugon, Storia dei Valdesi II: Dall’adesione alla Riforma all’Emancipazione (1532-1848) (19892); Valdo Vinay, Storia dei Valdesi III: Dal movimento evangelico italiano al movimento ecumenico (1848-1978) (1990). Sulla figura di Valdo, cfr. Grado Giovanni Merlo, Valdo. L’eretico di Lione, Claudiana, Torino 2010. Per ulteriori approfondimenti cfr. inoltre: Idem, Valdesi e valdismi medioevali. Itinerari e proposte di ricerca, Claudiana, Torino 1984; Idem, Valdesi e valdismi medioevali. 2. Identità valdesi nella storia e nella storiografia. Studi e discussioni, Claudiana, Torino 1991; Gabriel Audisio, Les “vaudois”. Naissance, vie et mort d’une dissidence (XIIe-XVIe siècles), Albert Meynie, Torino 1989; e Marina Benedetti (a cura di), Valdesi medievali. Bilanci e prospettive di ricerca, Claudiana, Torino 2009. Per una presentazione sintetica: Giorgio Tourn, I valdesi. La singolare vicenda di un popolo-chiesa, Claudiana, Torino 19993; Idem, I valdesi nella storia, Claudiana, Torino 1996; Idem, I valdesi. Identità e storia, Claudiana, Torino 2003. Sulla comunità di Torino: Giuseppe Platone (a cura di), I valdesi a Torino. Nascita e storia di una comunità protestante, Claudiana, Torino 2003.