Le religioni
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Le Chiese riformate

ebraismo

La seconda grande corrente del primo protestantesimo, quella riformata, ha le sue origini in Svizzera. Qui dapprima Ulrich Zwingli (1484-1531) convince nel 1523 i magistrati di Zurigo ad adottare sessantasette tesi che superano in radicalismo Lutero, negando in particolare qualunque forma di presenza reale nell'eucarestia e promuovendo un culto più spoglio e austero. Altre città svizzere (fra cui Berna e Basilea) seguono Zurigo nella Riforma, ma la reazione cattolica si traduce in una guerra in cui Zwingli trova la morte nel 1531. Zurigo rimane protestante sotto la guida di Heinrich Bullinger (1504-1575), e la Riforma si estende ai cantoni di lingua francese grazie a Guillaume Farel (1489-1565) e Giovanni Calvino (Jean Calvin, 1509-1564), entrambi di origine francese. A Ginevra, riformata dal 1535, Calvino esercita dal 1541 all'anno della sua morte, il 1564, un'autorità - almeno morale - senza precedenti. L'espansione in Francia è arrestata da una violenta e talora sanguinosa reazione cattolica, ma nel paese si radica comunque una minoranza riformata (detta "ugonotta"), presente ancora oggi.

Calvino e Bullinger si accordano su una dottrina della presenza spirituale del Signore nella Cena eucaristica, un consenso - peraltro - che li mantiene separati dai luterani. L'enfasi sulla dottrina della predestinazione conferisce anche alle comunità riformate una caratteristica distintiva. In Svizzera i riformati elaborano un modello di Chiesa dove l'autorità non risiede nei vescovi ma nel collegio dei pastori o in collegi misti di pastori e laici (presbitéri). In Gran Bretagna la corrente riformata si divide in un'ala "presbiteriana" e in una "congregazionalista" (dove l'autorità ultima risiede nella congregazione locale, in una situazione di uguaglianza radicale fra pastori e laici), e questa distinzione si trasferisce negli Stati Uniti. John Knox (1505-1572), che era stato allievo di Calvino a Ginevra, conquista al calvinismo la Scozia. In Inghilterra - di fronte alla riforma anglicana - i calvinisti propugnano una Chiesa ulteriormente "purificata" dai residui cattolici, e sono perciò chiamati - originariamente in senso dispregiativo - "puritani". Perseguitati in patria, i puritani emigrano in massa nelle colonie americane, a partire dai famosi "Padri pellegrini" che nel 1620 partono a bordo del Mayflower. Non tutti, peraltro, erano partiti.

La minoranza riformata rimasta in Inghilterra costituirà la spina dorsale di un movimento di opposizione all'assolutismo reale sanzionato dalla Chiesa anglicana. Questo movimento porta nel 1643 all'abolizione dell'episcopato in Inghilterra e nel 1645 alla vittoria di Oliver Cromwell (1599-1658) che, alla testa di una coalizione composta da diversi gruppi di dissidenti religiosi, si impadronisce del potere, fa giustiziare nel 1649 il re Carlo I (1600-1649) e di fatto abolisce la monarchia. Dopo la morte di Cromwell (1658) i presbiteriani, più moderati dei congregazionalisti, favoriscono il ritorno della monarchia (1660). Presbiteriani e congregazionalisti sono "tollerati" in Inghilterra a partire dal 1689 (Act of Toleration), ma la Chiesa anglicana rimane la Chiesa nazionale.

Oltre che in Scozia e in alcuni cantoni svizzeri, le comunità riformate costituivano nel diciassettesimo secolo la religione di Stato in Olanda, cioè nelle Province Unite protestanti che nel 1579 si erano separate dalle province meridionali cattoliche fedeli alla Spagna (che corrispondono, in gran parte, all'odierno Belgio). Nel 1618, in Olanda, il Sinodo di Dort aveva condannato il professore di Leida Jacob Arminius (1560-1609) per le sue idee revisioniste in tema di predestinazione. La condanna di Arminius - le cui idee sarebbero state parzialmente riprese dai metodisti - sottolineava come la dottrina della predestinazione rimanesse centrale per le comunità riformate. Nel Settecento - troppo spesso identificato con un protestantesimo di Stato freddo e formalista - il mondo riformato è scosso da fenomeni di risveglio, a partire da quello guidato negli anni 1730 negli Stati Uniti da Jonathan Edwards (1703-1758). Nel XIX secolo il risveglio si estende a tutte le comunità riformate europee e penetra come si è accennato anche nella Chiesa valdese, che aveva sostanzialmente accettato la teologia riformata.

Le più grandi fra le comunità riformate - riunite nell'Alleanza riformata mondiale, inizialmente composta da soli presbiteriani, e che dal 1975 accoglie anche congregazionalisti con il nome di Alleanza mondiale delle Chiese riformate - si trovano oggi negli Stati Uniti, dove originariamente erano sorte un gran numero di denominazioni collegate alla provenienza geografica dei diversi gruppi immigrati dall'Europa. A seguito di una serie di fusioni - che hanno superato anche le divisioni che si erano prodotte all'epoca della Guerra civile - nel 1983 si è formata la Presbyterian Church (U.S.A.), che con oltre due milioni e mezzo di membri, è la maggiore comunità riformata americana, seguita dalla United Church of Christ, che conta un milione e mezzo di membri, anch'essa risultato di una serie di fusioni alle cui origini si trovano una serie di gruppi congregazionalisti. Molto forti le Chiese "di missione", particolarmente in Corea, Indonesia, Sudafrica, Malawi, Congo e Camerun. Nel mondo i riformati sono circa settanta milioni, ma - come per i luterani - queste statistiche comprendono, particolarmente in Europa, molti credenti "nominali" la cui pratica religiosa è pressoché inesistente. Proseguendo - tuttavia - nella tradizione di Calvino, le comunità riformate hanno offerto anche nel XX secolo al mondo protestante alcuni dei suoi più influenti intellettuali e teologi, fra cui lo svizzero Karl Barth (1886-1968) e l'americano Rheinhold Niebuhr (1892-1971).

B.: Su Calvino cfr. William J. Bouwsma, Calvin. A Sixteenth-Century Portrait, Oxford University Press, New York 1988; Bernard Cottret, Calvin. Biographie, J.-C. Lattés, Parigi 1995; Alister E. McGrath, Giovanni Calvino. Il riformatore e la sua influenza sulla cultura occidentale, trad. it., Claudiana, Torino 1991. Sul mondo riformato in genere: Donald K. McKim (a cura di), Encyclopedia of the Reformed Faith, Westminster/John Knox Press, Louisville (Kentucky) e Saint Andrew Press, Edimburgo, 1992.

La Comunità Evangelica di Confessione Elvetica di Trieste

Chiesa Evangelica Riformata Svizzera di Trieste
Piazza San Silvestro, 1
34121 Trieste
Tel. e fax: 040-632770

La Comunità evangelica di confessione elvetica di Trieste fa parte di un gruppo di Chiese riformate italiane autonome nate allo scopo di accogliere i fedeli riformati stranieri in Italia, insieme con le piccole Chiesa Evangelica Riformata Svizzera di Genova (Via Peschiera 31) e Chiesa Evangelica Riformata di Firenze (Viale Poggio Imperiale 25). La Comunità triestina, che conta circa duecentocinquanta fedeli, si riconosce nella Confessio Helvetica Posterior di Bullinger. Si costituisce nel 1782 a opera di un gruppo di immigrati svizzeri provenienti prevalentemente dai Grigioni, dopo l'emanazione dell'Editto di Tolleranza del 1781 da parte del governo austriaco, che rende possibile la costituzione di comunità religiose non cattoliche e segna profondamente la vita e la storia di Trieste.

Con provvedimento imperiale del 7 gennaio 1782 la Chiesa di Trieste si vede riconosciuta la personalità giuridica, che mantiene dopo la Prima guerra mondiale e l'annessione del territorio di Trieste all'Italia, come ente di culto italiano. Nel frattempo, credenti riformati provenienti da varie regioni italiane, dall'Ungheria, dalla Slovacchia e dalla Francia si sono raccolti intorno alla Comunità Elvetica, e un accordo con la Chiesa valdese è stato sottoscritto nel 1927. Tra la Comunità Evangelica di Confessione Elvetica e la Chiesa valdese di Trieste vi è oggi una piena unità di azione, pur nell'autonomia giuridica di ciascuna comunità.

La Comunità è dotata di uno statuto che disciplina le sue modalità di vita, indica gli organi legali, attribuisce le specifiche funzioni al parroco in virtù della sua ordinazione in nome e per incarico della Chiesa, al presbiterio come capo della comunità presieduto dal parroco e alla "radunanza" della comunità nel suo insieme. Tale statuto, di antica origine, si basava sull'Ordinamento delle Chiese evangeliche di confessione augustana ed elvetica pubblicato dal governo austriaco il 15 dicembre 1891, ma è stato modificato nel 1947 e nel 1962 per adeguarsi alla mutata situazione territoriale e politica di Trieste. Le modifiche sono state approvate dallo Stato italiano nel 1964 con decreto.

La Comunità professa i principi essenziali della Riforma secondo l'insegnamento di Calvino. Al centro della vita ecclesiastica vi è il culto domenicale, imperniato sulla predicazione della Parola. Il calendario ecclesiastico è comune alle altre Chiese cristiane, ma le ricorrenze non assumono un significato preminente: si ricorda volentieri la parola di Calvino secondo cui "ogni domenica è Natale, Pasqua, Venerdì Santo e Pentecoste assieme". Molte sono le attività dirette, in particolare, ai bambini, ai giovani e alle donne, con scuole domenicali, catechismo e gruppi di giovani e ragazze. Particolare interesse è dedicato alla diaconia, con servizi di aiuto ai poveri e con azioni umanitarie rivolte alle vittime delle guerre (oggi soprattutto nella ex Jugoslavia), e alla cultura, con il Centro culturale Albert Schweitzer che organizza conferenze, tavole rotonde e concerti.

Al centro dell'organizzazione della Chiesa c'è l'assemblea o radunanza dei membri, che nomina un presbiterio nonché un "curatore" (presidente) che amministra la vita della comunità per conto dell'assemblea, cui deve riferire e rendere conto del proprio operato. Il locale di culto è la basilica di San Silvestro, il più antico luogo di culto della città (sec. XI-XII) ribattezzato al momento dell'acquisto nel 1785 basilica di Cristo Salvatore e oggi nota come Chiesa evangelica riformata, elvetica e valdese di Trieste. I locali comunitari sono adiacenti alla basilica.

B.: Umberto Bert, Il protestantesimo a Trieste, Società di Studi Valdesi, Torre Pellice (Torino) 1979; sulla basilica: Alessandra Fazzini Giorgi, La Basilica di San Silvestro in Trieste: vicende storiche, architettoniche e artistiche nel corso dei secoli, Edizioni Lint, Trieste 1990.

L'Associazione Chiese Evangeliche Riformate Italiane (A.C.E.R.I.)

URL: www.riformaoggi.it
- Chiesa Evangelica “La Riforma”
Via Giuseppe Tomasi di Lampedusa, 1
92020 Sant’Elisabetta (Agrigento)
- Chiesa Cristiana Evangelica Riformata (Peschici)
Via S. Elia, 39
71010 Peschici (Foggia)
Tel. (pastore Antonio De Noia, c/o Hotel Valle Clavia:) 0884-963405
- Chiesa Cristiana Evangelica “La Pace”
Via Carducci, 16
92016 Ribera (Agrigento)
E-mail: tangorra.vito@libero.it

Nel 1978 Antonio De Noia, fino ad allora cattolico, si converte al protestantesimo evangelico a Vico del Gargano. La conversione determina una reazione ostile della moglie e della famiglia, e De Noia si trasferisce a Peschici, dove frequenta una comunità delle Chiese dei Fratelli. A poco a poco si riconcilia con i familiari e li conduce alla nuova fede. Fra il 1982 e il 1991 esercita varie funzioni nella Assemblea dei Fratelli di Peschici. Il suo studio indipendente della storia della Riforma lo porta però gradualmente a criticare i Fratelli come "arminiani" e a scoprire il pensiero di Calvino, che inizia a predicare. Nel 1991 è espulso dalla comunità dei Fratelli di Peschici; lo seguono i familiari e alcuni amici, che iniziano a riunirsi in case private. Nel 1992 fonda la Chiesa Evangelica Riformata di Peschici. Nel 1994 apre un locale di culto grazie all'aiuto dei battisti dell'UCEBI, mantenendo però la specificità riformata, sia pure in dialogo con la corrente dei battisti riformati, che preferiamo trattare nella parte dedicata alle Chiese battiste. A partire dal 2004, problemi di salute di De Noia hanno ostacolato un'espansione che era iniziata nelle località di Vico, Vieste e Manfredonia. Le attività della Chiesa sono integrate in modo crescente con quelle della European Missionary Fellowship, un'agenzia missionaria riformata che opera in tutta Europa.

La Chiesa Evangelica Riformata di Peschici si è associata ad altre due Chiese che hanno scelto la teologia riformata in Sicilia, la Chiesa "La Riforma" di Sant'Elisabetta (Agrigento) e la Chiesa "La Pace" di Ribera (Agrigento), andando a costituire l'Associazione Chiese Evangeliche Riformate Italiane (A.C.E.R.I.).

B.: Lo scritto autobiografico "La testimonianza di fede di Antonio De Noia, pastore e iniziatore della nostra comunità" è stampato in proprio e diffuso dalla Chiesa di Peschici.

La Chiesa di Scozia

Chiesa di Scozia
Via XX Settembre, 7
00181 Roma
Tel.: 06-4827627
Fax: 06-4874370
E-mail: revwbmcculloch@hotmail.com
URL: www.presbyterianchurchrome.org
URL (internazionale:) www.churchofscotland.org.uk

La Chiesa di Scozia, che conta oggi circa un milione è mezzo di fedeli, è la Chiesa nazionale scozzese e la Chiesa madre del mondo riformato presbiteriano (ampiamente presente anche negli Stati Uniti, in Canada e Australia). Anche dopo l'Atto di Unione con l'Inghilterra del 1707 la Chiesa di Scozia riesce a mantenere la sua specificità riformata e presbiteriana, anche se i re d'Inghilterra ne diventano formalmente i capi (così come lo sono della Chiesa anglicana). La Chiesa di Scozia ha subito varie scissioni nel 1690, 1733, 1761 e 1843 con la nascita della Chiesa Riformata Presbiteriana di Scozia, della Chiesa Separatista di Scozia, della Relief Church of Scotland e della Chiesa Libera di Scozia.

Nel 1843 la Chiesa Separatista i Scozia si riunisce con la Relief Church of Scotland per formare la Chiesa Unita Presbiteriana di Scozia, nella quale confluisce nel 1876 anche la Chiesa Libera di Scozia. Da questa unione nasce nel 1900 la Chiesa Unita Libera di Scozia, che nel 1909 dà inizio a un cammino comune con la Chiesa di Scozia che porta nel 1926 alla firma del Barrier Act e alla loro fusione. Il 2 ottobre 1929 le Assemblee Generali delle citate Chiese, riunite a Edimburgo, "credendo che è volere del Signore per i suoi discepoli che tutti siano uno (…) statuiscono e dichiarano che queste Chiese, rimasti rami storici della Chiesa riformata di Scozia, costituiscono e costituiranno d'ora in poi un'unica Chiesa e che il nome della Chiesa unita sarà Chiesa di Scozia".

La neo-costituita Chiesa di Scozia unita è dotata di personalità giuridica nel Regno Unito e aderisce all'Alleanza mondiale delle Chiese riformate. Organizza anche un Consiglio estero, con funzione di rappresentanza presso le autorità straniere e di responsabilità per quanto riguarda la vita della comunità presbiteriana scozzese negli altri Stati.

In Italia la Chiesa di Scozia è ammessa nel XX secolo a più riprese a esplicare la propria attività religiosa, già in corso dal secolo precedente sotto forma di appoggio missionario a diverse realtà evangeliche italiane nonché di assistenza spirituale agli scozzesi d'Italia. Con R.D. n. 731 del 9 maggio 1932 è autorizzato il trasferimento alla Chiesa di Scozia di immobili prima intestati alla Chiesa Unita Libera di Scozia. Fra questi è la Chiesa di Sant'Andrea in Roma, attuale sede legale dell'ente. I fedeli in Italia sono esclusivamente anglofoni, e la lingua usata negli uffici è solo l'inglese. Il capo della Chiesa in Italia ha il titolo di "moderatore" ed è nominato dall'Assemblea generale della sede di Edimburgo. La confessione di fede è quella riformata presbiteriana. Gli edifici di culto sono caratteristicamente disadorni, con il pulpito posto al centro dell'attenzione, mentre i riti sono improntati a una estrema sobrietà.

B.: Sulla Chiesa di Scozia e le origini della sua presenza in Italia, cfr. Albert G. Mackinnon, Beyond the Alps. The Story of the Scottish Church in Italy and Malta, Oliphants, Londra-Edimburgo 1937. Per la storia giuridica della Chiesa di Scozia in Italia si veda pure il fascicolo 9 dell'Archivio della Divisione Affari dei Culti Diversi dal Cattolico, Direzione Generale Affari di Culto, Ministero dell'Interno, Roma.