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Tolkien and The Lord of the Rings Saga

Due navigatori del nostro sito inviano le loro (importanti) impressioni su "Il Signore degli Anelli" di Peter Jackson

Un film a lungo atteso

Due recensioni 

1. Lo schermo è inondato dal verde della Contea; Gandalf entra nella casa di Bilbo. La conosciamo bene, quella casa. Ci è familiare: ecco lì l'attaccapanni, dove i tredici nani avevano appeso i loro mantelli, tanti anni fa, quando per la prima volta avevano invaso la casa di Bilbo, ti ricordi? Ed ecco Bilbo: ha indosso il suo solito panciotto colorato. L'impressione non è quella di vedere per la prima volta le immagini di una storia solo immaginata, ma di ri-vedere luoghi a lungo frequentati, a lungo amati.

Quando poi Bilbo fa la valigia, dico a me stessa: "Deve metterci anche il Libro Rosso, non vorrà partire senza!". E infatti il Libro Rosso appare tra le sue mani, e viene diligentemente riposto nella valigia.

Il mio cuore batte forte. Mi accoccolo comoda nella poltrona del cinema e per tre ore sono nella Terra di Mezzo. Quando, alla fine della proiezione, le luci si riaccendono, mi accorgo che il tempo è volato. Avrei proseguito volentieri quella che Tolkien stesso definiva "l'Evasione del Prigioniero".

A chi mi ha chiesto, nei giorni seguenti, come è il film, non posso che rispondere: strepitoso!

Meraviglioso il paesaggio, ottima e fedele la ricostruzione (compatibilmente con le esigenze di una riduzione cinematografica), azzeccata la scelta degli attori.

Certamente qualcosa da dire c'è sempre: quando guardiamo una partita di calcio siamo tutti c.t. e abbiamo tanti buoni consigli da dare sulla formazione e sui cambi da effettuare. Quando guardiamo la realizzazione cinematografica di un romanzo che amiamo e che conosciamo bene, abbiamo tante piccole osservazioni da fare al regista e allo sceneggiatore: se l'avessi fatto io …

Ma dopo la visione del film devo ammettere, con mia profonda soddisfazione, che la produzione ha dimostrato un'ottima conoscenza dello spirito dell'opera di Tolkien, e che ha avuto anche una buona cura dei particolari: per fare un esempio, i membri della Compagnia, dopo la partenza da Lothlórien, indossano i mantelli elfici, con la spilla a forma di foglia. Possono sembrare dettagli, ma sono significativi.

Il ritmo è incalzante: c'è appena il tempo per gustare la pace della Contea quando si sprofonda nel terrore dell'Ombra; Frodo è costretto dagli eventi a lasciare la sua casa, le sue abitudini, le sue piccole comodità per lanciarsi in un'avventura. Non gli piace, ma non si tira indietro; neanche al Consiglio di Elrond. È straordinaria la corrispondenza letterale con il romanzo: quella frase detta da Frodo: "Prenderò io l'Anello, ma non conosco la strada" è la chiave di tutto il racconto, è l'adesione dell'eroe al suo destino, non con orgoglio e spavalderia, ma nell'umiltà.

I membri della Compagnia sono belli, solari, puliti. Gli orchi, il Balrog, gli Uruk- hai sono proprio orripilanti: è giusto così.

Il romanzo di Tolkien ci presenta una grande, epica lotta tra il bene e il male, e ognuno di noi deve decidere da che parte stare, sotto quale stendardo combattere.

Quegli orchi con i piercing dappertutto mi ricordano tanto certi personaggi che frequentano Via Torino a Milano: forse gli orchi sono davvero tra noi.

Le fanciulle elfiche sono invece bellissime, affascinanti e nello stesso tempo pulite, lontane anni luce dalla volgare sensualità delle protagoniste di tanti film degli ultimi anni.

Tre ore di emozioni: l'angoscia dei cavalieri neri dopo le danze allegre e spensierate della festa alla Contea (si intravede anche Rosie Cotton!), la pace e la serenità dell'autunno a Gran Burrone, il buio e il terrore di Moria.

Un film (e prima un romanzo) che ti invita a prendere posizione: tu da che parte stai?

Dalla parte degli uomini liberi, la cui bellezza e pulizia esteriore rivela la limpidezza della loro anima, o dalla parte degli schiavi del peccato, che il Male ha reso orribili anche nell'aspetto?

E Gandalf è sempre la guida, il maestro. È importante che nel film sia stato riportato con precisione il dialogo tra Gandalf e Frodo sulla pietà di Bilbo nei confronti di Gollum: un'altra riprova del fatto che gli autori avessero ben presente lo spirito e il significato profondamente religioso dell'opera.

Nell'ultima scena, Frodo apprezza la presenza di Sam accanto a lui. Guai ai soli: l'amicizia è un valore e un aiuto lungo il cammino.

Il film è finito: mi alzo con le lacrime agli occhi per la commozione. Che bel lavoro è stato fatto! È bello sapere che a sbancare i botteghini dei cinema sia stato un film ricco di valori positivi, tecnicamente bellissimo ma anche pieno di poesia, di avventura e di profondo significato religioso. Un film in cui la violenza non è gratuita, in cui non vi sono parolacce, bestemmie, scene di sesso e volgarità.

Mentre ancora emozionati ci dirigiamo verso l'uscita, dei ragazzi dietro di noi commentano: "Che sciocchezza! (veramente l'espressione era un'altra); non finisce; se l'avessi saputo non sarei venuto".

Poveri ragazzi! Gli orchi sono davvero tra noi. Andate pure a vedere i film di Vanzina.

D'altronde l'annuncio della verità non è sempre accolto con entusiasmo. Se il cuore è indurito, non basta un film a scuoterlo.

A noi basta sapere che il secolo XX, il secolo del comunismo e del nazismo, dei gulag e del pensiero debole, ha anche visto la luce del romanzo di Tolkien.

E il 2001, l'anno dei no-global e dell'11 settembre, ha visto l'uscita del film Il Signore degli Anelli.

È proprio vero: LE RADICI PROFONDE NON GELANO.

Susanna Arnaldi

 

2. Un libro e un film: quante aspettative per la più attesa delle trasposizioni cinematografiche. E, alla fine, la piena soddisfazione per un prodotto fedele, spettacolare, commovente, coraggioso. In una parola: bello.

Ottime caratterizzazioni dei personaggi, meravigliosi paesaggi, eccellente regia, fedeltà quasi assoluta al libro. Qualche leggera variazione è di entità trascurabile e non genera "disturbo" anche al tolkieniano incallito.

Su tutto domina il grande tema del confronto tra il Bene e il Male, il richiamo costante alla responsabilità di ognuno, il ruolo fondamentale che anche il più nascosto ed il meno dotato può (o forse deve) ricoprire nella grande vicenda della vita.

E allora ecco lo splendore della Contea, il calore di casa Baggins, la virile e sincera amicizia tra gli hobbit, la splendida figura di Bilbo che ci si presenta in tutta la sua grandezza mentre resiste alla tremenda tentazione dell'Anello e mentre racconta ai bambini le sue antiche avventure. E ancora, la forza coraggiosa e prudente di Grampasso, lo sguardo rassicurante e materno di Arwen, la quiete meravigliosa e rigenerante di Granburrone.

Dall'altra parte, il tradimento di Saruman, la tremenda opera di fortificazione di Isengard e di creazione dell'orrendo esercito di orchi, il terrore dei Nove Cavalieri Neri e l'agghiacciante nitrito dei loro cavalli, l'Anello scintillante e seducente, la folle e mostruosa potenza del Balrog nelle viscere di Moria.

Tra le cose migliori viste nel film, meritano una menzione d'onore la ricostruzione della Contea, l'attacco al Guado, le miniere di Moria, i dialoghi di Gandalf e Frodo e la tentazione di Boromir.

La cura maniacale e apprezzata dei dettagli conferma l'intento di rispettare il complesso edificio costruito dallo scrittore inglese.

Si potrebbero ricordare molte scene, molte emozioni, molti spunti di autentica commozione, ma questo ci porterebbe troppo lontano. Forse è sufficiente un solo richiamo, alle fondamentali e commoventi le parole che Gandalf rivolge a Frodo che vorrebbe non aver ricevuto l'Anello: "Non tocca a noi scegliere. Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato". È il centro dell'intera vicenda ed è importante che il film lo ribadisca. Anzi, in fin dei conti, è il centro della nostra stessa esistenza terrena.

Andrea Arnaldi

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