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Storia, origini ed integrazione socio-religiosa della Missione Evangelica Zigana

di Alessandro Iovino, Università “Federico II” di Napoli
Relazione presentata al convegno nazionale della Sezione “Sociologia della Religione” dell’AIS (Associazione Italiana di Sociologia) – Bologna, 28 novembre 2008

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Nascita della Missione Evangelica Zigana

La storia della Missione Evangelica Zigana è ricollegabile all’opera di evangelizzazione da parte di un pastore pentecostale francese: Clément Le Cossec . Per tanto si rende indispensabile una breve descrizione del fenomeno religioso pentecostale diffusosi tra i zigani in Francia per il forte impatto che ha avuto sulla nascita e lo sviluppo di quello in Italia.

Deceduto a 80 anni nel luglio del 2001 Le Cossec ha fondato una missione di assistenza umanitaria e spirituale in India negli anni ’60 ma ebbe già modo di predicare il Vangelo tra Rom-Sinti in Francia. A tal proposito nel libro ho curato l’adattamento in italiano di un’intervista a Le Cossec di pochi anni precedenti la sua morte e che ben evidenzia il carisma spirituale di quest’uomo.

Dopo il primo contatto, avvenuto nel 1946, Le Cossec ebbe modo di intensificare le sue visite a questa gente. Nel libro c’è tutta una parte dedicata a questa storia, sulla quale in questa sede non posso dilungarmi.

La Missione Evangelica Zigana in Italia nacque negli anni 80 del ‘900 ed è una diretta continuazione del revival che ebbe inizio in Francia nel 1948. Tradotto in pratica significa che dei pentecostali zigani francesi evangelizzarono quelli italiani. L’opera evangelica pentecostale in Italia è diffusa tra i Sinti di tutto il territorio italiano. Gli zigani pentecostali evangelizzano, però, anche i sedentari. Come per la Missione in Francia, l’obiettivo principale dichiarato è di predicare l’ Evangelo ma essi sono impegnati anche nel recupero sociale di persone all’interno della loro etnia. Come accadde per gli zigani francesi, anche in Italia i Sinti evangelici, crescendo di numero hanno riscontrato negli ultimi anni difficoltà nel trovare luoghi per raduni e convegni. Contano circa duemila fedeli anche se le loro evangelizzazioni sono costantemente rivolte ad altri Sinti e Rom: il numero, quindi, di simpatizzanti dell’opera, è molto superiore.

Già dal 1962 ci furono dei predicatori italiani impegnati nell’evangelizzazione dei Sinti e Rom. Tra questi ci fu il pastore Arghittu, di Luserna San Giovanni, dell’Esercito della Salvezza, e Vincenzo Buso responsabile di una comunità evangelica indipendente. Furono inizialmente alcuni Rom Kalderash ed in seguito altri Rom appartenenti al gruppo dei Lovara ad avvicinarsi all’Evangelo. Tutto ciò a partire dalla fine degli anni ’70. Nel 1981 alla Gobba (Milano) si cominciarono a svolgere regolari riunioni di culto e ben presto fu costituita un’associazione ufficiale di quest’opera di cui facevano parte, tra l’altro, il pastore valdese Gustavo Bouchard ed un pastore battista.

Oggi, a più di trent’anni dalle prime conversioni tra i Rom in Italia la Missione Evangelica Zigana, ha ormai superato la sua fanciullezza e con essa i facili entusiasmi che l’hanno accompagnata all’inizio, per giungere ad una fase di piena maturità. Fin dall’inizio l’adesione alla fede evangelica è stata testimoniata dalla volontà di cambiamento e di ricerca di un nuovo stile di vita. Occorre dire, con molta franchezza, che non è stato facile per tutti percorrere la strada di una vera conversione e che alcuni, che già si erano avvicinati all’Evangelo, se ne sono in seguito allontanati o - quantomeno - non sono riusciti a rompere del tutto i legami con le vecchie abitudini. Questo è, per così dire, "un fatto fisiologico" che non sminuisce l’opera del Signore ma che mette in evidenza come senza il Suo aiuto l’uomo da solo fallisca .

Sono comunque innumerevoli coloro che hanno cambiato stile di vita, pur senza rinnegare le proprie origini. Nel corso del tempo, però, si sono distinte le opere tra Sinti e Rom. Infatti il nucleo della MEZ è composto per la sua quasi totalità da Sinti mentre molti evangelici Rom si sono associati in altre denominazioni o semplicemente sono rimasti indipendenti. Attualmente i pastori consacrati sono trenta; alcuni di essi svolgono attività missionaria in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Slovenia, Serbia, Slovacchia, Ungheria e Romania) allo scopo di evangelizzare le comunità Rom e Sinti di quelle regioni. Vi sono inoltre dei candidati i quali dovranno osservare in media un’attesa di tre anni prima di diventare pastori. Durante il periodo che precede la consacrazione la loro condotta sarà esaminata per stabilire l’idoneità a svolgere tale ruolo.

Organizzazione religiosa della MEZ

Da un punto di vista religioso questa Missione si richiama alla dottrina pentecostale, infatti è affiliata alle Chiese Cristiane Evangeliche “Assemblee di Dio in Italia”. Ecco alcuni passaggi dei fondamenti dottrinali ai quali si richiamano i pentecostali delle ADI, e quindi quelli della MEZ: Le Scritture Ispirate; Il Signore Gesù Cristo; La Rigenerazione; Il Battesimo nello Spirito Santo.

Un apposito comitato ADI-MEZ è incaricato di gestire i rapporti ed eventuali collaborazioni tra le due organizzazioni. Esso è costituito da tre predicatori Sinti, su segnalazione degli stessi loro pastori, e da due pastori indicati dal Consiglio Generale delle Chiese Cristiane Evangeliche delle Assemblee di Dio in Italia. Nel libro questo capitolo è stato curato dal pastore delle ADI di Torino Angelo Gargano. Ecco alcuni riferimenti essenziali del rapporti tra queste due organizzazioni.
Incontri e Raduni Queste attività si tengono presso i Centri Comunitari Evangelici delle Assemblee di Dio in Italia situati nel nord della penisola, in quanto essendo i credenti Sinti per la maggior parte residenti in questa parte d’Italia, si agevola il raggiungimento del luogo dell’incontro.

Appuntamento annualmente atteso è l’ Incontro Giovanile indirizzato ai giovani credenti Sinti. In questi incontri la parte centrale è affidata allo studio e alla predicazione della Parola di Dio e gli oratori, normalmente, sono ministri di culto delle ADI. Questi momenti assembleari, che vedono una vasta partecipazione da ogni parte, si svolgono prevalentemente in città di grandi e medie dimensioni del centro e nord Italia (Roma, Prato, Bologna, Reggio Emilia, Piacenza, Padova, Vicenza, Verona, Mantova, Brescia, Bergamo e Torino).

Pubblicazioni La Missione Evangelica Zigana ha una pubblicazione periodica che viene stampata tre volte l’anno e il cui nome è Vita & Luce. Il Comitato di Redazione è composto dai fratelli facenti parte del Comitato ADI-MEZ e il Direttore Responsabile è nominato dal Consiglio Generale delle Chiese delle ADI.

Nuova Sede ADI-MEZ Verso la metà dell’anno 2007, la Missione Evangelica Zigana, ha provveduto all’acquisto di uno stabile situato in un ampio terreno, al fine di avere una sede propria con ufficio, sala per riunione e alcuni appartamenti. Oltre ad avere una sede fissa, una volta ristrutturato i locali, si intende anche avere una sede dove fare i vari Incontri e i vari Raduni indirizzati al popolo Zigano.
Si prevede di finire i lavori di ristrutturazione, già in avanzato stato, nei primi mesi dell’anno 2009.

La MEZ e le sue relazioni con la società civile e le istituzioni politiche

Quali sono i rapporti con le istituzioni?

In primo luogo specifichiamo che i Sinti, e quindi anche quelli evangelici, sono cittadini italiani. Per meglio comprendere: hanno regolari documenti d’identità perché nati e residenti in Italia.

Il problema che abbiamo riscontrato sul campo è che le istituzioni politiche e i cittadini italiani non sono a conoscenza di questa fondamentale differenza tra chi è immigrato e chi, come i Sinti, sono italiani da numerose generazioni. Essi dovrebbero godere degli stessi diritti e doveri del resto della popolazione. Nello specifico della MEZ si tratta di un esempio di integrazione anche sociale. Infatti nelle loro riunioni di culto serali accolgono anche i “sedentari” che si impegnano ad evangelizzare durante la giornata. In più hanno manifestato una certa disponibilità collaborativa con le istituzioni politiche. Infatti i vertici della MEZ hanno avuto contatti sia con il governo Prodi che con l’ultimo. Vengono interpellati e cercano di esporre con chiarezza le loro perplessità sulle decisioni del governo.

Da allora si sono susseguiti altri incontri con le istituzioni, senza però aver ottenuto risultati significativi. Si spera che presto i Sinti e Rom Evangelici, con oltre vent’anni di testimonianza religiosa e sociale equilibrata e sana, possano veder riconosciuti i propri diritti nel professare liberamente la fede nell’Evangelo e che possano essere uno strumento di intermediazione tra le istituzioni politiche e il variegato mondo dei Rom-Sinti per una più serena integrazione di quest’ultimi nella società civile.

Conclusioni

La volontà espressa da tutti coloro che abbiamo conosciuto durante la nostra ricerca sul campo è quella di essere distinti con l’unica e valida classificazione etnica: Sinti e Rom. La parola zingaro è retaggio di pregiudizio e negatività. Missione Evangelica Zigana continua ad essere la loro denominazione in ragione di una evidente questione storica e di opportunità: storica perché essi si ricollegano al risveglio spirituale avvenuto tra i zigani in Francia (dove essi sono più del doppio che in Italia) iniziato nel 1948; di opportunità perché ormai cambiare nome significherebbe aprire tutta una procedura giuridica che, per ora, non sono pronti ad affrontare. Il termine zigano, quindi, in ragione di queste motivazioni, è stato utilizzato nel testo soprattutto nel capitolo sulla storia della Missione Evangelica Zigana in Francia e in Italia. Volutamente si è voluto bandire l’utilizzo, invece, del termine zingaro in linea con quanto prima affermato.

Ciò di cui bisognerebbe rendersi conto è che a questi Sinti cittadini italiani (con ciò intendo dire con regolari documenti d’identità) vengono negati diritti come quello alla residenza, alla sanità, alla scuola, al lavoro e così via. Ancor peggio vengono costituti i “campi nomadi”, più delle volte nelle periferie delle metropoli tra topi e spazzatura, dove sono trascurate le più basilari regole di igiene e sicurezza. Posti destinati a diventare luoghi di segregazione contro la loro stessa volontà. Ebbene sì, la mala informazione ha diffuso una “bufala” senza precedenti per la storia di queste etnie in un paese civilizzato e democratico come il nostro: tutti i 140mila sono definiti zingari ovvero sudici, ladri e rapitori di bambini. Tutti classificati nello stesso modo. Sarebbe come dire che a Napoli sono tutti camorristi: la camorra esiste ma non appartiene a tutti. Tra i Sinti e Rom ci sono ladri e malviventi ma non sono la maggioranza, anzi è vero il contrario. Va ricercato il confronto con la “parte buona” composta da lavoratori e cittadini onesti. Tra l’altro il tutto è ancora più raccapricciante perché in Italia si è strumentalizzata la questione da un punto di vista politico e mediatico proponendo dei veri e propri slogan elettorali: “l’emergenza Rom” oppure “diritto alla sicurezza” indicando i Rom ed i Sinti i principali artefici del crescente tasso di micro-criminalità nel nostro paese. Quelli che hanno pagato le conseguenze sono, per esempio, i Sinti evangelici che si vedono vietato il diritto a professare liberamente la propria fede vedendosi negati i permessi per i convegni da loro organizzati subendo una duplice discriminazione: una in base razziale e un’altra in ragione della loro appartenenza alla religione evangelica. In Italia la maggioranza dei Comuni ha emanato delle ordinanze di “divieto di sosta ai nomadi” che, in palese contrasto con la Costituzione (art. 16) e con la legislazione a contrasto delle discriminazioni razziali ed etniche, negano il diritto di circolare e soggiornare liberamente sul territorio nazionale ai soli cittadini italiani riconosciuti come “nomadi” o “zingari”. L’Europa è intervenuta più volte, attraverso dei richiami, sulla questione Rom e Sinti in Italia, senza però trovare riscontro da parte delle istituzioni italiane, dell’uno o dell’altro schieramento, che hanno trascurato e abbandonato il problema fino a quando non è scoppiata “l’emergenza Rom”. Le politiche di integrazione in favore di queste etnie che si sono promosse in questi anni secondo una “logica di integrazione assimilativa” sono tutte pensate in funzione dell’eliminazione dei loro tratti culturali in favore di una piena adesione alle norme culturali della società moderna e capitalistica. Questo implica l’eliminazione delle loro strutture sociali e culturali alle quali non intendono rinunciare e che, in sé, non hanno nulla di negativo. Ecco perché l’imposizione di questa “assimilazione forzata” ai canoni della nostra struttura sociale hanno sempre rappresentato un fallimento. Tutto questo implica, ovviamente, che anche da parte delle istituzioni sia ben radicata la convinzione che la diversità (intesa come concezione delle strutture sociali e culturali) è un diritto di tutti i cittadini, anch’ esso sancito dalla Costituzione. Essa fino a che non danneggia la libertà e la collettività, va assolutamente tutelata e salvaguardata.