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[nota redazionale del CESNUR: da gennaio a giugno 2003 si è svolto presso la sede dellUNICRI United Nations Crime and Justice Research Institute un Master in Criminologia e Politica Criminale Internazionale, in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza dellUniversità di Torino. Al termine del Master, i diplomati sono stati dislocati presso istituzioni accademiche, organizzazioni internazionali, enti locali e organizzazioni non governative, al fine di svolgere un programma trimestrale di internship. In tale contesto, Angelo Marenco laureato in giurisprudenza presso lUniversità di Torino e diplomatosi al Master in Criminologia e Politica Criminale Internazionale dellUNICRI ha svolto presso la sede del CESNUR, da ottobre a dicembre 2003, uno stage di ricerca. Ad Angelo Marenco il CESNUR ha attribuito il compito di svolgere una ricerca sul tema Levoluzione internazionale delle Triadi cinesi secondo il paradigma criminologico, al fine di progredire nel progetto Società segrete cinesi: dalla ritualità esoterica alla criminalità organizzata, impostato dallUNICRI e dal CESNUR nellambito di una comune ricerca, il cui primo risultato è stata la presentazione nel corso del XXVII Convegno della Società Internazionale di Sociologia delle Religioni (2003) di una relazione di Massimo Introvigne, direttore del CESNUR, sul tema Linterpretation des sociétés secrétes chinoises entre paradigme ésotérique, politique et criminologie. Riportiamo di seguito lelaborato svolto da Angelo Marenco, a conclusione dello stage condotto presso il CESNUR.]
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Indice:
Introduzione - Rapporto tra Triadi e colonizzatori occidentali nel sud-est asiatico - Il caso del Sud Africa e dellAustralia - Lemigrazione negli Stati Uniti - La criminalità cinese in Italia e i mezzi di contrasto forniti dal nostro ordinamento - Lattività di contrasto alle Triadi cinesi secondo le convenzioni internazionali - Bibliografia
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Con il termine società segrete cinesi sintendono tutte le consorterie segrete composte di cinesi in Cina e altrove. In questa ricerca sintendono come tali quelle che hanno operato ovvero operano, con intenti criminali, nella Federazione Malese, India, Singapore, Indonesia, Hong Kong, Sud Africa, U.S.A ed Europa. Sia in Cina sia nel sud-est asiatico, società di fratelli, basate sul giuramento di sangue, chiamate anche Kongsi, storicamente, sono sempre esistite, create con lo scopo precipuo di rendere possibile, a chi viveva ai margini della società, di migliorare le proprie condizioni di vita. Nessuna società segreta rappresenta meglio della Tiandhiui (Società del cielo e della terra) queste caratteristiche.
La pratica del giuramento di sangue o iniziazione di sangue, derivante dai movimenti insurrezionali cinesi o dalle bande di criminali o di pirati divenne una delle caratteristiche tipiche di queste consorterie. Essa consisteva nellallestimento di un altare con utilizzo di fumi dincenso e nel sacrificio, di fronte agli dei, di una gallina, una pecora o una capra. Quindi, dopo aver bevuto una bevanda composta di vino e del sangue dellanimale ucciso o dello stesso candidato, nel passare sotto un arco di spade recitando il seguente giuramento al Cielo: se un membro della società si troverà in difficoltà, tutti accorreranno in suo aiuto; se io, vale a dire il futuro membro dellassociazione, romperò il giuramento, le spade cadranno e mi uccideranno. Poi, la pergamena su cui il giuramento era stato scritto, era bruciata nellincenso, sullaltare, allo scopo di confermare il proprio impegno di fronte alle divinità. Al candidato era riferito che, per farsi riconoscere da altri appartenenti allassociazione, avrebbe dovuto sollevare tre dita della mano sinistra verso il cielo come un segnale segreto. Proprio questa cerimonia, unita al modo di vestire e al gergo particolare degli affiliati, affascinò i funzionari coloniali occidentali, in altre parole i primi europei a venire in contatto con il fenomeno, molti dei quali erano affiliati alla Massoneria, i quali fecero sì che queste società godessero di una sorta dimpunità mista, in un primo tempo, cioè fino a quando esse non manifestarono il loro carattere criminoso, ad ammirazione. Gli Europei ponevano attenzione alle similitudini tra le società segrete dellest e quelle dellovest ritenendo che entrambe discendessero dal medesimo antenato, cioè che avessero unorigine comune in Medio-Oriente da cui si sarebbero ramificate verso lAsia e lEuropa. Entrambe, effettivamente, si basavano sulla fratellanza di sangue, le cerimonie, le logge, lutilizzo del tre come numero magico, ambedue ebbero un ruolo politico[1]. Il primo occidentale ad interessarsi del fenomeno fu il dottor William Milne, direttore del College Anglo-Cinese in Malacca che, nel 1821, scrisse unopera che non portò a termine a causa della sua morte, su unassociazione segreta cinese operante in quella zona, nella quale pose in evidenza questi aspetti[2].
I membri della società segreta vivevano nel continuo pericolo di essere denunciati ed erano dei rifiuti della società normale. Per combattere lattrazione della comunità ortodossa, la solidarietà interna era riaffermata ritualmente tra tutti i confratelli, evocando una rispettabilità e un onore alternativo a quello della società ufficiale, con un proprio codice di comportamento che prevedeva anche delle punizioni per chi ne violasse le norme. Alla base di questi rituali vi erano radici demonologiche e messianiche: la restaurazione della dinastia Ming, la credenza circa lesistenza di una sorta di Paradiso per gli adepti (The City of Willows) nella quale si può cogliere un collegamento con la setta degli Assassini. Inoltre, la dimensione demonologica fu responsabile della divisione dei membri della Tiandihui in cinque Case, caratteristica ricollegabile alla tradizione degli esorcisti cinesi. È interessante notare come il fulcro del rito diniziazione consista in una morte e successiva rinascita, con il passaggio attraverso un arco di spade a mo di cancello creato per portare il candidato ad essere un uomo nuovo, ad entrare in una nuova vita, convincendolo di far parte di un gruppo deletti, con un proprio codice donore sfruttabile anche al fine di commettere azioni illegali. In questo si possono scorgere punti di contatto con la Mafia siciliana o la Camorra napoletana nelle quali lappartenente è convinto di agire secondo un codice donore segreto che è un vero e proprio modus vivendi il quale rende estremamente difficile convincere il criminale ad uscire dalla situazione in cui opera, come dimostrano le vicende relative alla pur efficace normativa sui collaboratori di giustizia in Italia. La Tiandihui, fin dalle origini, ha sempre avuto unideologia familiare basata sulla fraternità. Ladesione era aperta a tutti, senza differenze di classe. Ne facevano parte, ad esempio, gli intellettuali frustrati, privi dimpiego, che ne diventavano i pilastri. I benestanti non entravano a farne parte a differenza di quello che capitava con la Massoneria occidentale. Tra i simboli tipici ricordiamo il sigillo di stoffa rossa che lappartenente portava tra gli abiti, il gesto di sollevare lombrello, linfilarsi i vestiti e sorseggiare una tazza di tea sempre con tre dita. Un altro interessante punto di contatto può essere quello relativo allanalisi dei tatuaggi e del gergo degli affiliati alle società segrete cinesi. Un attento esame di questi elementi può far emergere punti di contatto con uno studio di Cesare Lombroso sui tatuaggi e sui modi di dire delluomo e della donna delinquente, ad esempio luso invalso nella Camorra napoletana per cui tutti i suoi appartenenti dovevano avere il tatuaggio di una tarantola su di un braccio. Da ciò si potrebbe dedurre una sorta dermetismo comune a tutte le consorterie criminali non solo per celare le proprie intenzioni nei confronti delle forze dellordine, ma anche al fine di cementare il senso dellappartenenza del singolo ad unassociazione di cui gli affiliati ritengono un onore far parte.
Per quel che riguarda la Cina, dobbiamo ricordare che trafficanti e banditi vi hanno sempre, purtroppo, recitato un ruolo di primo piano ma non hanno mai avuto un insieme di riti così complessi e, allo stesso tempo, capaci di identificarli. Viene, allora, da chiedersi quale genere di connessione esistesse tra banditi e fratellanza. I livelli di connessione erano tre. Il primo era dato dalle bande criminali con i componenti uniti da giuramenti di sangue. Il secondo era quello delle consorterie in cui solo un segmento e non lintero gruppo, si occupava dattività criminali. Il terzo abbracciava quelle associazioni i cui componenti, singolarmente, erano criminali. I tre livelli non erano separati ma con combinazioni. La dinastia Ching le temeva tutte perché le considerava organizzazioni sediziose ma, raramente, furono in grado di fomentare rivolte che non fossero di tipo locale. Il principale motivo per cui furono formate fu laiuto reciproco e la protezione[3]. Associazioni e società segrete adottarono strategie di protezione verso i loro membri ma predatorie verso coloro che non ne facevano parte.
Si ritiene che le Triadi si siano formate durante i primi anni della dinastia Ching (1644-1911), nella provincia di Fukjien, con intento politico, cioè di rovesciare questa dinastia per restaurare quella Ming (1386-1644). Lorganizzazione prese diversi nomi a secondo della zona in cui operava: Tien Ti Hui, Hung Men Hui e San Hoh Hwui (Società del cielo, della terra e delluomo o delle tre unità) da cui derivò il nome Triadi utilizzato per celarsi nei confronti dellautorità imperiale[4]. Ci sono diverse leggende circa la loro origine. La più famosa riguarda i monaci Shaolin che sconfissero i barbari[5] in nome dellimperatore Ching. Questo li colmò donori, provocando il risentimento di alcuni potenti che allestirono un esercito con il quale distrussero il monastero e uccisero quasi tutti i monaci. Se ne salvarono centootto. Dopo una lunga fuga, ne sopravvissero cinque che giurarono di distruggere i Ching e di restaurare la dinastia Ming. A loro si unì un giovane discendente di quella stirpe. Raccolsero un esercito ma furono sconfitti. I cinque fondatori originali, allora, si sparsero per la Cina e fondarono le varie società delle Triadi per continuare la loro lotta. Secondo unaltra versione raccolta dallinterrogatorio di un criminale appartenente alla società segreta, Lì Amin (maestro di arti marziali), Zhu Dingyuan, Tao Yuan e Ti Xi partirono dalla zona di Zhangpu per cercare fortuna a Sichuan. Là incontrarono Ma Joulong, capo di un gruppo di quarantotto monaci pratici di arti magiche e di esorcismi. Molti di loro morirono e, quando il gruppo lasciò il paese, era ridotto a tredici unità. Tra questi Ti Xi che andò a Guangdong. Egli si chiamava in realtà Zheng Kai, ma è anche conosciuto come Wan, Hong Er e Tu Xi. Di lui si sa che morì nel 1779 e che reclutò una cinquantina di seguaci. Egli trasformò il suo gruppo in una società (hui). Nel 1762, tornato a casa, andò ad abitare nel tempio della dea della Misericordia e reclutò tre uomini: Lu Mao dalla città di Duxum, Fang Quan dal villaggio di Gaoxilou e Li Amin, il maestro di arti marziali, dal villaggio di Xiaceng. Secondo la tradizione, fu Lu Mao ad indirizzare lattività della società verso atti criminosi. Egli reclutò dieci fratelli, riuniti con un giuramento basato sullassunzione di una bevanda a base di vino e cenere dincenso. Essi decisero di derubare magazzini, tesorerie e case di notabili fedeli alla dinastia Ching e di sollevare una ribellione reclutando adepti. I loro capi indossavano un pezzo di cotone blu e bianco come simbolo del comando. In breve, i membri divennero trecentotrentadue. In questa come in altre leggende è ben visibile la funzione politica dellassociazione.
Nel 1764, il governatore della provincia di Fukjien, Dingchan, sosteneva che il popolo era violento, che formava associazioni segrete con propri nomi, gergo e riti per combattere lamministrazione imperiale approfittando anche della collusione degli impiegati pubblici e dei soldati. Egli suggeriva la creazione di una nuova legge in base alla quale, tenendo presente che il codice penale Ching proibiva le associazioni con più di cinque persone, la punizione fosse proporzionale al numero dei componenti ed alletà dei partecipanti. Le leggi Ching sulle associazioni e società segrete subirono cambiamenti dallinizio della dinastia fino ai primi anni del XIX sec. ma furono sempre severissime. Non vi sono documenti che spiegano questa avversità ma i Ching temevano la ribellione di queste società basate sul giuramento di sangue anche per motivi religiosi. La dinastia Ching era buddista e temeva lordine gerarchico confuciano su cui si basavano queste società segrete. Solo quando gli imperatori capirono di trovarsi di fronte ad un fenomeno che poteva essere pericoloso politicamente, considerarono tutte queste società perseguibili come associazioni politiche tendenti a sovvertire lordine. A partire, però, dalla riforma del 1811, le società come la Tiandihui furono considerate, allinterno del codice, nello statuto relativo al furto, cosa che farebbe pensare ad unevoluzione della loro concezione nel senso di mere associazioni criminose.
I Ching considerarono le società segrete anche come forme di imprese tendenti ad ottenere profitti con i reati collegandole allistituto dello xiedon, una forma di giustizia privata molto in uso nelle campagne del sud della Cina dove lamministrazione imperiale non era in grado di essere sempre presente con tempestività. Erano i giovani dei villaggi ad amministrare la giustizia con un sistema di faide nato per difendere gli interessi delle famiglie di notabili locali servendosi anche di gruppi di mercenari reclutati tra i criminali.
In realtà, la zona compresa tra le regioni di Fukjian, Guandong e il Vietnam del nord è sempre stata molto povera, con terra poco fertile, non in grado di produrre riso sufficiente per sfamare tutta la popolazione che, proprio alla fine del millesettecento, aveva avuto un forte incremento con gravi ripercussioni economiche e la necessità di emigrare altrove per trovare di che vivere. Il risentimento politico contro i nuovi regnanti crebbe fino ad una serie di rivolte locali capeggiate, probabilmente, da appartenenti a società segrete. In questo senso, le autorità imperiali interpretarono il rito di iniziazione della Tiandihui, che prevedeva il passaggio attraverso un cancello di spade inteso come rinascita in una nuova vita, con il significato di sovversione politica ovvero di restaurazione dello Stato Ming e, per questo, cominciarono a perseguitare questo genere di associazioni che erano caratterizzate, altresì, da unorganizzazione acefala, cosa che rendeva ancora più complesso eliminare il fenomeno.
Gli spostamenti degli emigranti avvenivano sfruttando limmensa rete fluviale cinese. Tra le loro più importanti necessità vi era quella di proteggersi dalle violenze e dalle estorsioni. Per questo sorsero delle ramificazioni delle Triadi. Tra il 1761 e il 1816 ne furono fondate trentanove. Esse assistevano gli emigranti appena giunti nel luogo di destinazione fornendo loro alloggio e assistenza finanziaria, diventando una sorta di società di mutuo soccorso[6] Un altro elemento da sottolineare fu la concezione delliscrizione come bene commerciale che poteva essere venduto da capi ambiziosi a caro prezzo e con una particolare teatralità. Nel 1787 a Taiwan la cosa fruttò 200-300 monete di rame ai capi della locale Tiandihui, denaro che poteva essere poi riutilizzato a fini di lucro personale. A quel punto il passo tra fornire protezione agli ingenui e spaesati affiliati e utilizzarli per attività di ben altro genere era molto breve. La linea tra proteggere e rubare, tra legale e illegale, tra violenza e non-violenza era facilmente superabile. Fu proprio in questo periodo, cioè la prima metà dellottocento, che una notevole forza-lavoro cinese si trasferì nelle colonie europee in Asia. Per la prima volta, il fenomeno delle Triadi, che, fino a quel momento, era rimasto allinterno dellimpero cinese, assunse una dimensione internazionale. Gli Stati coloniali europei dovevano imparare a conoscerlo a loro spese.
Le società di mutuo soccorso furono alla base dellemigrazione cinese nel sud-est asiatico, soprattutto in Malesia e in Indonesia. Il loro scopo era di far sì che gli emigranti cinesi trovassero protezione ed aiuto. Ciò permise loro di ritrovare, in terra straniera, abitudini e costumi nazionali, ricreando allestero le abitudini del proprio paese dorigine. A differenza della Cina, nel sud-est asiatico esse si svilupparono come consorterie accomunanti proprietà, risorse e potere pubblico. Ma, mentre lo Stato cinese e la sua classe dirigente emisero norme, anche severissime, con lintento di eliminare o, almeno, di limitare il problema, ciò non successe in Malesia, Indonesia e Hong Kong, dove, a causa, prima, del lassismo delle autorità indigene e, poi, di quelle coloniali, prevalse più tolleranza.
Queste società di mutuo soccorso si trasformarono, gradatamente, in società commerciali dove i lavoratori emigrati fornivano la manodopera e i cinesi dellondata migratoria precedente che, nel frattempo, si erano arricchiti, il denaro. Questo successe, soprattutto, nelle miniere.Tali società divennero talmente potenti da controllare i lavori pubblici e da svolgere la funzione di giudici nelle dispute sui diritti di proprietà sorte tra cinesi. Le associazioni permettevano agli emigranti di trovare lavoro ma si trattava di attività su cui i capi della società avevano il controllo. In questo modo lemigrante aveva lillusione di trovare una sistemazione lavorativa ma, in realtà, gli era preclusa la possibilità di soddisfare veramente le proprie aspirazioni e le proprie necessità, diventando forza-lavoro a bassissimo prezzo sfruttabile da pochi ricchi per affari che, sempre più spesso, diventavano illeciti. Queste società, poi, regolavano le relazioni della comunità cinese con i sultani malesi e le compagnie commerciali europee. Inoltre, le amministrazioni coloniali inglesi e olandesi cominciarono ad utilizzarle per controllare le comunità cinesi locali che stavano iniziando a formare delle vere e proprie Chinatown, cioè della città nelle città, con proprie regole, usi e costumi.
Nel XIX secolo, le società segrete divennero un sistema di leadership politica riconosciuto da cinesi, malesi e inglesi. Ad esempio, a Singapore, gli Inglesi si servirono dei mercanti cinesi per trattare con altri mercanti cinesi, malesi e per ottenere forza-lavoro. Quando però, queste consorterie, espressione della originale Tiandihui, divennero sempre più potenti, cominciarono anche a proteggere i privilegi dei grandi agricoltori. In India, addirittura, furono accusate di istigare alla delinquenza e i governanti cominciarono ad accorgersi di essere impreparati a combatterle. Un altro problema che sorse fu quello delle lotte tra le diverse associazioni. Occorre sottolineare che non furono mai rivolte contro i governi colonizzatori occidentali. Nel 1841, durante la guerra delloppio che vide la Gran Bretagna combattere contro la Cina, le società segrete cinesi di Singapore e della Malesia collaborarono con il governo inglese nella speranza che contribuisse a restaurare la dinastia Ming in patria.
Fu con la crescita a dismisura dellondata migratoria che le consorterie segrete iniziarono a creare dei veri e propri racket di protezione che si occupavano di gioco dazzardo e contrabbando. Alcuni membri in vista di queste società, a Singapore, crearono dei veri e propri trust con il fine di monopolizzare il settore dei trasporti e delle miniere, staccandosi dalle originali società segrete e creando quelle consorterie che ancora oggi esistono. Negli anni quaranta dellOttocento, divennero una minaccia per lordine pubblico perché le principali, la Ghee Hock Kongsi e lHai San Kongsi combattevano per controllare il territorio ricorrendo allomicidio, alle percosse, ai rapimenti, alla distruzione di proprietà ed allincendio coinvolgendo anche i cristiani cinesi di cui radevano al suolo sistematicamente le proprietà.
A quel punto le autorità inglesi furono costrette a prendere provvedimenti[7]. Nel 1870 crearono il Protettorato cinese guidato da William Pickering che impose lobbligo di registrazione delle società cinesi, misura che risultò inefficace per le più grandi e potenti. Un altro provvedimento utilizzato fu lesilio degli appartenenti a consorterie criminose di nazionalità cinese, arrestati per crimini commessi a Singapore. Pickering fu assassinato per ordine delle Triadi. A quel punto le autorità inglesi imposero, a tutte le società cinesi con fini legali, lobbligo di registrazione. Quelle che non erano disposte a mettersi in regola erano considerate pericolose per lordine pubblico e potevano essere soppresse con la forza. Questo provvedimento, salutato come la soluzione del problema, lo acuì ancora di più perché favorì levoluzione delle associazioni cinesi in veri e propri gruppi criminali.
Questa situazione perdurò per i primi quarantanni del XX secolo, fino alla Seconda guerra mondiale. I giapponesi, infatti, dopo loccupazione dellisola, presero misure drastiche per combattere il fenomeno ottenendo discreti successi. Ma, terminata la guerra, nel corso degli anni 1950, la questione si ripresentò. Essendo tutti i criminali ormai nativi dellisola, la misura dellesilio era palesemente obsoleta. Inoltre chi dirigeva i gruppi criminali era molto più smaliziato e prestava attenzione a non lasciare evidenze dei reati commessi. I testimoni, poi, erano intimiditi regolarmente.
Nel 1954 fu creata unapposita sezione di polizia, presso il Dipartimento di giustizia di Singapore, che ottenne buoni risultati, con moltissimi arresti. Nel 1955 fu creata una legge per aumentare la pena ai membri delle Triadi colpevoli di una serie di reati elencati nella stessa ma ebbe scarso successo. È, invece, interessante segnalare una disposizione di legge in base alla quale la polizia aveva il potere di detenere un arrestato fino a 16 giorni, qualora fosse sospettato di appartenere ad unorganizzazione criminale, con il potere di liberarlo nel caso non fossero rinvenute prove a suo carico. Fu istituito un Comitato consultivo, paragonabile alla nostra sezione del Tribunale competente per il riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale, cui larrestato poteva ricorrere per evitare che fossero commessi abusi nei suoi confronti. A partire dagli anni settanta, il numero dei reati commessi da appartenenti alle Triadi a Singapore è sceso. Ora, i provvedimenti presi nei confronti di membri di società segrete dipendono dalla gravità dei reati. Ad esempio, chi non è coinvolto in guai seri subisce la misura di sicurezza dellammonimento, già sperimentata, in Italia, per i mafiosi, in Sicilia, nella seconda metà dellOttocento. Solo nel caso in cui si verifichino fatti rilevanti penalmente, di una certa gravità, scatta il procedimento penale.
In realtà, gli ostacoli da superare, ancora oggi, restano enormi. Vi è sempre una grandissima paura di testimoniare dovuta alla tipica diffidenza cinese nei confronti dellautorità giudiziaria vista come unentità estranea o addirittura nemica e una grande abilità da parte delle Triadi. Il governo di Singapore ha ora introdotto nuove misure. Ad esempio, la campagna di prevenzione nei confronti dei giovani con consigli e ammonimenti sui pericoli rappresentati dalle consorterie criminose, con visite alle prigioni per rendere edotte le nuove generazioni sui rischi a cui vanno incontro unendosi alle società criminali. Il prossimo passo prevede il coinvolgimento della collettività con la creazione di programmi di recupero per i giovani a rischio, tali da consentire loro laccesso ad un buon grado di scolarizzazione e la possibilità di trovare un lavoro.
Attualmente a Singapore operano due tipi di consorterie criminali. Quelle tradizionali sono caratterizzate da un proprio codice di comportamento. Si occupano di prostituzione, gioco dazzardo, protezioni e riciclaggio di denaro. Non sono, in genere, violente; la maggior parte dei loro membri ha anche un lavoro regolare, ad esempio guidano i taxi, gli autobus, i camion o lavorano nelle costruzioni. Sono comunque composte da non molti elementi perché, dopo il Criminal Law Act del 1959 la polizia ha loro inferto duri colpi. Poi ci sono le bande di strada composte soprattutto da giovani tra i tredici e i diciannove anni[8]. Non hanno codici etici e sono molto violenti. Per identificarsi usano vestiti e tagli di capelli uguali[9]. Hanno un territorio e un capo. Sono reclutati nei locali notturni, nelle sale da biliardo, in quelle con i video-giochi e nei centri commerciali. Queste bande, ora, non sono composte solo di cinesi ma anche di malesi, indiani ed eurasiatici. Occorre tener presente la grande difficoltà che esiste in tutto il sud-est asiatico nel trovare lavoro, specialmente per chi non ha un educazione di tipo occidentale. Chi non trova lavoro diventa facilmente preda delle organizzazioni criminali. Le autorità hanno sempre fatto poco per le famiglie povere. Così sono nate le gang giovanili formate da ragazzi non integrati, alla periferia di Singapore. Non sono Triadi, perché i nomi sono occidentaleggianti (Billy the Kid, B. 29). Nel 1970, vi era anche una banda composta esclusivamente da donne (Si Ho Gi Ho), tutte molto giovani, in genere armate di coltelli. Si caratterizzano anche per il fatto che le reclute devono pagare ogni mese una tassa ai capi per il privilegio di far parte del gruppo. I ragazzi vi entrano a farne parte per la compagnia, per essere stati spinti da amici, per protezione contro atti di bullismo e per mancanza di affetti familiari. Una di queste gang, la Ji It, conserva alcuni riti delle Triadi. Le altre, però, adottano come emblemi di riconoscimento dei numeri che hanno un significato esoterico riferito ad antiche tradizioni delle società segrete cinesi di cui non tutti i membri comprendono il significato. Allinterno di ogni gruppo ve ne sono degli altri più piccoli, in genere in situazione di forte rivalità gli uni con gli altri. Ciò ha generato una serie di gravissimi conflitti con morti e feriti. Le forze di polizia hanno compiuto, negli ultimi trentanni, sforzi encomiabili al fine di eliminare queste organizzazioni[10]. Dopo aver arruolato personale cinese per raccogliere informazioni nelle Chinatown, in funzione di polizia di prossimità, e essersi poi accorti che molti di essi erano affiliati alle società segrete a cui passavano informazioni sui movimenti della polizia, hanno capito che dovevano moltiplicare il numero di ufficiali di polizia che conoscessero il cinese e fossero altresì in grado di calarsi nella realtà di tutti i giorni e nella mentalità di uomini e donne. Il problema principale che hanno dovuto affrontare è sempre stato e continua ad essere quello dei testimoni intimiditi. Grazie al Criminal Law Act, le organizzazioni criminose sono, però, scese da quattrocentosedici nel 1959 a dodici nel 1983. Inoltre, la polizia, creando unità specifiche di contrasto alla criminalità organizzata, è riuscita a farne diminuire il numero a cinque nel 1996.
Le società segrete cinesi in Malesia hanno sempre vissuto in fortissima simbiosi con la locale comunità cinese. Possono essere definite come un insieme di gruppi uniti dal sangue e da interessi commerciali con legami politici, religiosi e geografici. Il vincolo di appartenenza alla consorteria, basato sul sentimento di lealtà verso di essa, ha sempre fatto sì che gli affiliati si sentissero fedeli nei suoi confronti fino alla morte. Ciò valeva e vale, soprattutto, per le società criminali. Questa caratteristica risulta di difficile comprensione per gli occidentali. Paradossalmente, le associazioni di cui si sa di più sono quelle criminali. Esse si sono sempre dimostrate molto abili nel controllare il mercato dei venditori ambulanti, dei gestori dalberghi, delle prostitute, dei taxi e dei battelli. Chi lavora in questi settori ha sempre dovuto pagare per ottenere protezione. In questo, purtroppo, sono sempre state agevolate dalla lentezza e dalla impreparazione delle forze dellordine di fronte alla loro velocità e capacità nel colpire. Il problema della polizia malese è sempre stato quello dei troppi vincoli a cui deve sottostare[11]. Inoltre, i gruppi criminali controllano le sale da gioco, le associazioni sindacali e sono dietro il contrabbando doppio[12] e la pirateria. Negli anni 1950, la polizia affermò che il 75% degli arrestati per furto erano affiliati alle società segrete.
Nonostante il divieto delle autorità, le case da gioco cinesi hanno sempre proliferato poiché essi, infatti, non considerano un vizio il gioco dazzardo. Solo il suo abuso diventa condannabile. Inoltre bisogna anche tener presente che esse danno comunque lavoro a migliaia di persone. A Singapore, ad esempio, sono controllate dalla 24 e dalla 18, dalla Hung Min e dalla Huo Chi nella federazione malese dove la polizia è, appunto, composta da Malesi, i gamblers sono Cinesi e le bische cambiano sempre luogo. Le organizzazioni criminali sono molto abili nellescogitare sempre nuovi trucchi per sfuggire allarresto come quello di scrivere i fogli con le puntate in indecifrabili ideogrammi cinesi. Lo stesso discorso vale per le lotterie illegali dove, sulla vincita, lorganizzazione trattiene una somma. Il controllo sui battellieri e sui portuali è diventato di pubblico dominio nel 1955. Il meccanismo richiede che, alla richiesta di manovalanza, il battelliere fornisca meno uomini di quelli domandati, ma facendosi pagare come se avesse fornito il numero pieno. Sulla differenza pone le mani la società criminosa. Il taxi-pirata, invece, è un veicolo con licenza da auto privata ma non coperto da assicurazione. In questo modo si può evadere il prezzo della licenza e mantenere basse le tariffe per le corse. Ma i proprietari dei taxi-pirata devono pagare una tassa alla locale banda criminale che controlla la zona. Essi non possono denunciare la cosa alla polizia in quanto, formalmente, sono fuorilegge e, quindi, sono costretti a pagare la tangente. Inoltre sono utilizzati dalle associazioni criminose per trasportare armi, droga, refurtiva e per allontanare in fretta i delinquenti dal luogo in cui hanno commesso un reato. In tutta la Malesia e Singapore, i venditori ambulanti sono controllati dalla mafia cinese a causa del loro grande numero. Ciò ha sempre generato gravissimi scontri tra bande rivali per il loro controllo. A Kuala Lumpur, poi, è sempre stato presente un grande racket di prostitute. Già a metà degli anni 1950, duemilacinquecento prostitute pagavano per ottenere protezione. La città era divisa, dalla malavita, in due settori separati da Bukit Bintang Road, una delle arterie principali. La prostituta poteva pagare una somma tutti i mesi o una percentuale sui suoi guadagni sapendo che, se avesse mancato di effettuare il versamento, avrebbe pagato anche con la vita. Sebbene non siano mai state ammesse ai riti di iniziazione, molte di esse sembrano essere anche delle affiliate. La costa di Sumatra è sempre stata un covo di pirati, membri della società Hung Min che si è sviluppata nel periodo di anarchia, dopo la seconda guerra mondiale, praticando il traffico di droga, il contrabbando di parti di ricambio per motori e armi per lIndonesia. Dopo gli assalti alle navi, a partire dalla metà degli anni 1950, i suoi membri hanno incominciato ad infiltrarsi nella vita politica, usando la loro influenza per far ottenere voti al partito che poteva permettersi di pagare il loro intervento. Perfino in Indocina, dopo la seconda guerra mondiale, le società segrete cinesi divennero così potenti che, addirittura, le autorità francesi dovettero accordarsi con loro, concedendo loro il diritto di mantenere eserciti privati e di imporre tasse.
Anche a Hong Kong i cinesi, fin dalle prime ondate migratorie, si trovarono a contatto con unamministrazione e una mentalità che non capivano. Ciò li spinse verso forme di auto-governo che finirono per isolarli dal resto della comunità. Le Triadi riuscirono a reclutare nuovi membri con le ondate di immigrati negli anni quaranta dellOttocento. Il primo arresto di un membro fu nel 1844. Lordinanza n. 1 del 1845 prevedeva una pena fino a tre anni di prigione, il marchio a fuoco sulla guancia sinistra e lesilio dallisola per gli arrestati appartenenti a consorterie criminose che avevano commesso dei reati. Il marchio fu abolito perché ritenuto un impedimento alla redenzione del reo. Anche a Hong Kong il problema principale era la mancanza di conoscenza della lingua cinese da parte delle forze dellordine, cosa che favoriva i delinquenti. A partire dal 1857, le Triadi controllarono il mercato del lavoro. Tra il 1914 e il 1939 le società segrete si modellarono secondo il paradigma attuale, mascherandosi anche con intenti politici patriottici. Ogni gruppo consisteva di una società capo e delle ramificazioni. Esse erano perfettamente controllate dai capi i quali impedivano che si combattessero tra loro.
Le associazioni di lavoratori cinesi onesti cominciarono a creare delle sezioni per difendersi dalle infiltrazioni delle Triadi, come la società Tung. Le nuove generazioni mafiose, però, tendevano ad avere capi ben inseriti nella comunità di Hong Kong. La situazione degenerò dopo la seconda guerra mondiale quando la polizia si accorse della mancanza di personale esperto per contrastare lespansione del fenomeno. Crebbero i furti, le rapine, i ricatti ai danni dei collaboratori dei giapponesi e il controllo del mercato nero. Soprattutto, iniziarono a controllare il mercato del lavoro. Prima delloccupazione giapponese, le fumerie doppio erano legali, purchè loppio provenisse dai centri autorizzati dal governo. Dopo la seconda guerra mondiale furono proibite ma, in pratica, rimasero quelle gestite dalle Triadi che diventarono, addirittura, centri criminosi. In esse i criminali si incontravano, pianificavano le loro prossime imprese e piazzavano la merce rubata. Inoltre, crebbe anche la prostituzione. Il controllo della manodopera riguardò, particolarmente gli scaricatori di porto. Il potere era in mano al capo-squadra che decideva chi lavorava e chi no. Per lavorare, lo scaricatore, doveva pagargli spesso il 50% del salario giornaliero. Gli operai, allora, erano costretti a recuperare questo denaro rubando merce dalle stive delle navi che scaricavano.
Le Triadi fornivano alla polizia i nomi degli autori dei crimini più efferati, permettendo irruzioni in sale di fumatori doppio, pagando tangenti a poliziotti corrotti e fornendo informatori. In cambio ottenevano informazioni sulle operazioni di polizia. Occorre anche ricordare come negli anni 1950 ci fu un incremento del traffico della droga, della prostituzione e del giro dei borsaioli. Si trattava di Cinesi provenienti da Shanghai che costituirono la società Green Pang. Per contrastarla, la polizia creò una squadra speciale, con ottimi risultati, anche se oggi questa società esiste ancora e si occupa di droga[13] e prostituzione, controllo dei lavoratori ed ha propri agenti che avvicinano gli uomini daffari americani, procurando loro gli agganci giusti per concludere ogni genere di contratto con i commercianti locali da cui prendono una percentuale.
È da segnalare anche il problema delle baracche abusive di Hong Kong. I loro abitanti non si curano delle autorità locali. Essi aprono piccoli negozi, posti di ristoro e diventano il bersaglio preferito delle Triadi perché facilmente ricattabili. Le consorterie criminali cinesi operanti a Hong Kong hanno anche sempre conservato lideale originario di lotta politica, non più al fine di far cadere la dinastia Ching ma per abbattere il governo comunista in patria. Ciò le ha portate a fomentare rivolte in tutta lisola, di tale portata da generare disordini anche gravi che hanno finito per scuotere lopinione pubblica locale la quale ha chiesto alle autorità di intervenire. Queste, oltre alla creazione di speciali unità di polizia, nel 1956, con una normativa demergenza, hanno sostituito la pena dellesilio, ancora vigente per i criminali originari cinesi, con la detenzione. Durante la reclusione, ad intervalli di non più di sei mesi, i detenuti erano valutati da un Consiglio di Revisione, una sorta di tribunale dellesecuzione, che si pronunciava sullopportunità di proseguire nellesecuzione della pena o procedere al rilascio del condannato. Solo come alternativa alla pena carceraria era concessa al condannato la possibilità di lasciare il paese. Se fosse tornato, sarebbe stato imprigionato e avrebbe dovuto scontare la pena per intero. La norma potrebbe fornire interessanti aspetti dapprofondimento, in Italia, in relazione al problema della criminalità straniera anche in riferimento a quello dellimmigrazione clandestina. Siccome il potere dissuasore dellespulsione era enorme, molte persone si consegnarono spontaneamente e accettarono di collaborare con la polizia che riuscì, in questo modo, a sfruttare anche le rivalità tra bande. Questo permise anche larresto di alcuni capi anche se il problema fondamentale, in tutto il sud-est asiatico, è che la classe che dominava e domina le consorterie criminali è di formazione britannica ed è quindi inserita molto bene nel tessuto sociale.
La polizia deve far capire al popolo che è nel suo interesse collaborare e non deve temere rappresaglie. È necessario anche tener presente la crisi economica. Occorre considerare, infatti, che, ad esempio, vi sono almeno ventimila venditori ambulanti, in parte autorizzati in parte no. Per questa gente le cose più importanti sono: la sicurezza della merce che vendono e del posto di lavoro. Essi temono rappresaglie esponendosi e, altresì, le autorità devono tener presente che, se intervengono colpendo gli ambulanti senza licenza, costoro o muoiono di fame o diventano, a loro volta, criminali. Infatti, la gente coinvolta nelle associazioni criminose è quella che ha più problemi a sopravvivere e che, quindi, ha anche meno da perdere. È significativo citare lesperienza di un criminale condannato e affidato in prova ai servizi sociali. Lavorando come cameriere presso un circolo coloniale, assegnato alla dispensa, ebbe la prima esperienza con le Triadi. Per via di una disputa con un altro cameriere, sfociata in un litigio, al fine di evitare guai peggiori, fu costretto a pagare la protezione di una banda. Le Triadi si sono rese conto di ciò e proprio taglieggiando le fasce deboli della popolazione ottengono profitti altissimi. Lo stesso discorso vale per la prostituzione, i ristoranti, i lustrascarpe, le sale da gioco, i piccoli proprietari di case e negozi. Le prostitute e i venditori ambulanti, per esempio, hanno la garanzia, pagando la tangente, di avere un posto sicuro dove esercitare la propria attività. Dopo aver subito alcuni gravi smacchi, le Triadi attualmente si stanno riorganizzando. Non è che combattendole e sconfiggendole si possano eliminare gli omicidi e i furti da Hong Kong, però se ne potrebbero eliminare una buona fetta. Una strategia efficace che le forze dellordine stanno cercando di seguire è quella del divide et impera, che permette di colpire lintera rete criminosa sfruttando le rivalità tra bande.
Nellattività attuale delle Triadi sono coinvolte persone insospettabili come avvocati e altri professionisti allapparenza rispettabili, membri dellesercito, della marina e perfino dei pompieri. Le bande si scontrano in cimiteri e in luoghi isolati, usando spade, catene, coltelli e bottiglie rotte. I loro covi sono veri e propri arsenali. Se la polizia fa unirruzione, la presenza di spade viene, ad esempio, giustificata sostenendo che sono oggetti utilizzati per riti esoterici. Ora sarà interessante vedere come lamministrazione cinese dellisola fronteggerà il fenomeno mafioso, vista levoluzione occidentaleggiante del medesimo, diversa, probabilmente, da quella che ha avuto in patria. Inoltre, cè la questione della polizia corrotta dalle Triadi. Molti poliziotti corrotti per sfuggire allarresto, sono scappati a Taiwan[14], in U.S.A.[15] o in Canada. Nel 1974 era stata creata la Commissione interna contro la corruzione (I.C.A.C.) al fine di combattere il problema della corruzione tra le forze dellordine. Con il passaggio dellisola alla Cina, nel 1997, occorrerà vedere quale evoluzione prenderà il fenomeno. Prima del passaggio, la polizia riteneva che vi fossero cinquanta società delle Triadi, di cui quindici attive, sullisola con, allincirca, ottantamila membri. La più grande, la Sun Yee On ne avrebbe almeno venticinquemila[16]. Si temeva che il ritorno di Hong Kong alla Cina avrebbe portato ad un esodo di membri delle Triadi allestero, ad esempio in Australia. In realtà, sembra che le Triadi si siano rivolte verso il sud della Cina, approfittando della situazione di boom economico di quelle regioni.
Lo stesso discorso si può fare per Macao, sotto amministrazione cinese a partire dal 1999 dove si è assistito ad una crescita delle violenze tra la 14K e la Soi Fong, le due principali Triadi di Macao, coinvolte in gioco dazzardo, traffico di emigranti, prostituzione ed usura, in grado, perfino, di costringere giudici portoghese a ritirare mandati darresto nei confronti di loro affiliati. Il governo cinese ha accusato quello portoghese di aver tollerato le Triadi per lasciare il problema alla nuova amministrazione cinese.
La comunità cinese in Sud Africa è sempre stata di piccole dimensioni e ben inserita nel tessuto locale. Si tratta di persone rispettose della legge, non schierate politicamente e che, proprio per questo, hanno potuto attraversare indenni i rivolgimenti politici del paese. A partire dagli anni 1970, la criminalità cinese ha incominciato ad attirare lattenzione della polizia a causa del controllo del commercio di pinne di squali, pescati da pescherecci cinesi che utilizzavano i porti sudafricani. Inoltre, elementi criminali erano coinvolti nel contrabbando di prodotti ricavati da specie in via destinzione, come le corna di rinoceronte, e nel gioco dazzardo. La polizia sudafricana non aveva unità specializzate nel combattere il crimine organizzato e questo fu un grave errore perché indagò sui singoli sospetti senza accorgersi dei collegamenti che li univano. Solo a partire dagli anni novanta del ventesimo secolo fu chiara la presenza delle Triadi in Sud Africa. Fu creata, allora, la O.C.I.U.[17] per avere unorganizzazione centralizzata che si occupasse di contrastare il crimine organizzato e che capì il ruolo in espansione delle Triadi nel paese. Il traffico di pinne di squalo seguiva la rotta Cape Town-Johannesburg-Hong Kong e sud-est asiatico. Il commercio di questo prodotto non è illegale in Sud Africa purchè la pesca degli squali non avvenga in acque territoriali sudafricane. I pescherecci cinesi operavano nelle acque dellAtlantico del sud, quindi, le autorità sudafricane avevano molte difficoltà a provare che la pesca avveniva in acque territoriali.
Tra il 1992 e il 1993, la polizia individuò tre differenti società affiliate alle Triadi[18] che, oltre al commercio illegale di pinne di squalo, si occupavano di traffici più redditizi. Laffare più vantaggioso, per questi gruppi, è il commercio illegale dabalone, un mollusco molto richiesto in Cina dove è considerato un afrodisiaco e che, in Sud Africa, può essere raccolto solo per quote determinate. Le Triadi ne contrabbandavano illegalmente da trenta a quaranta tonnellate lanno nel periodo tra il 1991 e il 1995. Tra le altre attività citiamo le frodi, le estorsioni, il contrabbando darmi, il gioco dazzardo, la droga, la prostituzione, il traffico di clandestini, la contraffazione di marchi e levasione fiscale. Ora i gruppi affiliati alle Triadi sarebbero sette, quattro di lingua cantonese[19] da Hong Kong e dalla Cina e tre di lingua mandarina da Taiwan meno organizzati, con pochi membri e che, forse, non sarebbero nemmeno affiliati alle Triadi[20]. Quelli affiliati hanno un capo chiamato Testa di drago, dei collaboratori chiamati 426 e giovani affiliati detti 49 che sono i soldati, mentre gli aspiranti si chiamerebbero Lanterne Blu e dovrebbero partecipare ad azioni criminose per essere ammessi nellorganizzazione. Hanno un codice donore e un giuramento di fedeltà per rinsaldare la coesione allinterno del gruppo. Molti dei membri vengono direttamente dalla Cina e da Hong Kong con sufficienti capitali per ottenere un permesso di soggiorno ed un lavoro. In Sud Africa, hanno creato delle attività legali di facciata, come ristoranti, imprese dimport-export, night club e negozi di vestiti che servono per nascondere le attività illegali, la prima delle quali rimane il contrabbando dabalone quotato, a Hong Kong, sessantacinque dollari per chilogrammo.
Questi gruppi sono soliti usare la violenza per eliminare concorrenti esterni, meno al loro interno per via del codice donore che li accomuna. Ci sono stati molti omicidi duomini daffari cinesi, rapimenti a scopo destorsione, perfino utilizzando professionisti fatti venire dalla Cina. Poi cè molta corruzione, a tutti i livelli. La comunità cinese non è schierata politicamente e questo fa sì che la criminalità sia in grado di corrompere funzionari di qualsiasi partito.
I primi veri successi nel contrasto al crimine organizzato cinese avvennero, dopo le prime elezioni democratiche, con la riforma della polizia e la creazione del S.A.P.S.[21] e, nel 1999, con la promulgazione del Prevention of Organised Crime Act che permise di creare le unità délite Scorpions per combattere il crimine organizzato. Un incremento del traffico dabalone, del commercio della droga, della prostituzione e del riciclaggio di denaro ha poi destato lattenzione dellopinione pubblica nei confronti dei gruppi criminali cinesi, cosa che ha fatto sì che le operazioni di contrasto fossero più efficaci. Le particolarità culturali, fisiche e linguistiche dei membri dei gruppi criminali cinesi rendono difficile, per le forze dellordine, linfiltrazione dagenti sotto copertura. Inoltre, esse si scontrano con lomertà della comunità cinese ed hanno persino difficoltà nel reperire interpreti per gli interrogatori dei sospettati. Le forze dellordine sudafricane si attendono unespansione dellattività delle Triadi nel paese, soprattutto nel traffico di droga[22]. Ora il Sud Africa ha instaurato relazioni diplomatiche con la Repubblica Popolare Cinese, incrementando i commerci e rendendo, allo stesso tempo, più facile, alle organizzazioni criminose, operare nei due paesi. Le forze di polizia e la magistratura sudafricana dovranno, necessariamente, tener presente questo fatto in un prossimo futuro.
Lattenzione delle autorità australiane sul crimine organizzato cinese è dovuta allimportazione e allo spaccio di droga, il gioco dazzardo, la prostituzione, le estorsioni, il traffico di clandestini, il riciclaggio di denaro e la contraffazione di carte di credito. Una vera connessione tra crimine organizzato cinese e le Triadi è, però, tutta da dimostrare. Se esistono, hanno perso le caratteristiche tradizionali di quelle di Hong Kong. Le autorità ne hanno, però, confermato la presenza. Esse sarebbero modellate sulla struttura di quelle del resto del sud-est asiatico. Negli anni 1990 cerano da tre a dieci Triadi operanti in Australia con circa duemila membri[23]. Esse hanno creato degli accordi locali per lorganizzazione di attività criminali, ma è anche possibile che si tratti di criminali comuni che utilizzano il nome delle Triadi per propri benefici, ad esempio per dissuadere le vittime e i testimoni dal rivolgersi alla polizia. È più opportuno parlare di sindacati criminali, nati ai margini delle comunità cinesi in Australia, che controllano il gioco dazzardo. Tuttavia, le forze dellordine australiane hanno le prove che alcuni membri di queste organizzazioni sono affiliati alle Triadi anche se il loro modo di agire è di tipo più imprenditoriale rispetto a quello delle Triadi, ad esempio per il traffico deroina, dove si assiste alla formazione di consorterie temporanee che si dedicano allo smercio di uno o pochi carichi per poi disciogliersi. Essi opererebbero in accordo con gruppi mafiosi italiani, pratici dei metodi per far entrare la droga nel paese e per distribuirla.
A causa della povertà, dellinstabilità politica e della possibilità di accedere al mondo esterno, gli abitanti delle aree costiere della Cina hanno una lunga storia demigrazione. Ora, circa trenta milioni di cinesi vivono allestero, sia nel sud-est asiatico sia in America settentrionale. In genere provengono da Canton, Fukjiam, Hakka e Chin Chao. Sono molto conservatori, lavorano duramente e sono fieri dessere cinesi. Per questa ragione, hanno sempre avuto la tendenza a creare proprie comunità, associazioni e gruppi, isolandosi rispetto al resto dellambiente sociale in cui si sono inseriti. Un classico esempio di ciò è dato da quanto è successo negli Stati Uniti[24].
Furono soprattutto cantonesi i primi ad andare negli U.S.A. e in Canada. Con loro anche gli Hakka che parlavano un dialetto e avevano uno stile di vita diverso dagli altri cinesi. Si trattava, infatti, di una popolazione del nord che non si è mai voluta integrare con gli altri compatrioti nei luoghi dove è emigrata. Secondo le fonti più accreditate, fu nel 1848 che i primi cinesi sbarcarono negli Stati Uniti. Si trattava di un uomo e di una donna che andarono in California ma non si conosce per quale ragione. La prima grandondata migratoria avvenne con la corsa alloro del 1849. Erano, generalmente, dei disperati, disposti a tutto, senza famiglia, provenienti dai villaggi della costa cantonese. Sebbene i californiani fossero colpiti dalla loro operosità, proprio questa fece sorgere i primi contrasti con gli americani e i messicani. Furono considerati dei diversi e la legislazione californiana ne risentì. Ad esempio, un cinese non poteva testimoniare in tribunale contro un bianco. Finita la corsa alloro, diventarono lavandai, contadini o fecero altri lavori umilissimi. Negli anni settanta del XIX secolo, si calcola che in California ci fossero 49.277 cinesi che divennero, nel 1880, dopo il completamento delle ferrovie transcontinentali, 75.132. Ovunque erano trattati come reietti. Erano sottopagati: nel 1876, un cinese, in California, arrivava a guadagnare, dopo una durissima giornata di lavoro, novanta centesimi, un bianco arrivava a cinque dollari. Il loro lavoro sottopagato arricchiva le grandi industrie californiane e rendeva anche possibile linstaurarsi del solito sistema di prevaricazione già sperimentato nel sud-est asiatico: vi erano dei reclutatori cinesi che arruolavano e controllavano i lavoratori e trattenevano una parte del loro già misero salario. Le associazioni mercantili cinesi, poi, arruolavano la manodopera nei villaggi nella madrepatria ingannando la povera gente, promettendo loro lauti stipendi e ottime condizioni di lavoro. I contratti di lavoro che erano fatti firmare erano, in realtà, ingannevoli, non spiegavano né dove né in che cosa consistesse il lavoro e trasformavano il lavoratore in uno schiavo de facto. Questi gruppi di mercanti erano composti di persone istruite che avevano fatto fortuna e che finirono per assumere il ruoli di rappresentanti delle comunità cinesi.
Anche qui, comunque, le autorità commisero lo stesso errore già commesso dagli inglesi e dagli olandesi, cioè lasciarono che le comunità cinesi si governassero autonomamente. Sorsero così le prime tongs (associazioni)[25] che sussistono ancora oggi, non sempre con intenti criminosi. Il primo bianco ad infiltrarsi in una di queste società, la Che Kung Tong, di cui descrisse la cerimonia diniziazione, fu un giornalista di San Francisco che aveva passato la fanciullezza a Canton e che conosceva il cinese, alla fine del XIX secolo. Ma il permettere alle comunità cinesi di isolarsi e autogovernarsi portò alla creazione di gruppi criminali dediti al controllo del gioco dazzardo e della prostituzione. Proprio la Che Kung Tong, ora detta Massoneria cinese, per esempio, si dedicava, negli anni cinquanta del XIX secolo, allestorsione e alla violenza contro i compatrioti.
La scarsità di donne cinesi in America rese possibile la creazione di un infame commercio con la Cina, dove le ragazze erano rapite o vendute dalle famiglie ai mercanti che le portavano negli Stati Uniti per avviarle alla prostituzione. Si pensi che, fino al 1910, in California, il rapporto tra uomini e donne cinesi era di dieci ad uno e anche i bianchi le trovavano attraenti. Ma larrivo delle donne fece anche sorgere le prime guerre tra tongs. La prima disputa con grossi problemi dordine pubblico scoppiò per via di una prostituta di cui un membro di una tong si era innamorato portandola via ad un membro di unaltra associazione. Vi erano anche dispute per debiti di gioco e per questioni inerenti al controllo del territorio ma le più gravi furono sempre quelle relative alle donne (sing-song girl) perché, per togliere una ragazza dal giro della prostituzione, era necessario riscattarla. Colui che se ne innamorava generalmente non aveva soldi a sufficienza per farlo e, allora, doveva rivolgersi alle tongs che erano coinvolte in queste controversie. Nel 1871, per una di queste dispute, a Los Angeles, uno sceriffo bianco fu ucciso. Scoppiò una rivolta, il cinese autore del fatto fu linciato, poi cominciò la caccia alluomo, con uccisioni e distruzioni di proprietà. Ci furono più di venti morti ma otto bianchi furono condannati a pene leggerissime. Questo fatto è molto importante perchè, da quellepisodio, le tongs, al fine di non inimicarsi troppo la popolazione americana, scelsero di rivolgere le loro violenze esclusivamente contro membri della loro stessa razza. La più crudele delle lotte di potere conosciute come Tong wars fu quella combattuta a San Francisco dal 1894 al 1913. Secondo il rapporto dellambasciatore cinese al suo governo nel 1930, le maggiori ragioni di conflitto erano la droga e il gioco dazzardo da cui esse hanno sempre ricavato guadagni illimitati. Egli sosteneva che le tongs fossero ben organizzate, con un numero di membri che variava da dieci a ventimila. Era reclutato ogni genere di furfante per il commercio doppio, le bische e le vendette. Se un membro uccideva una persona, era ricompensato con molte migliaia di dollari. Se era ucciso, la sua famiglia riceveva un sussidio di diecimila dollari. Questi criminali formavano un vero e proprio esercito. Se scoppiava una guerra, sui muri della comunità era affisso il Chun Hung, cioè una sorta di dichiarazione di guerra. I capi della tong si mettevano in disparte e il comando dellassociazione era assunto dai comandanti militari. Tra i killer più famosi ricordiamo Fish Duck e Hong Ah Kay. Dopo il 1913, i conflitti furono arbitrati dal Wo Ping Woey, unassociazione formata dai leaders delle tongs che avrebbe dovuto essere utilizzata per eliminare le rivalità violente ma che non ebbe un gran successo. Nel 1960, per esempio, lOn Leong e lHip Sing hanno firmato una pace formale che dovrebbe durare anche adesso.
Il concentrarsi dei cinesi nelle Chinatown, tra cui divenne famosissima quella di New York, dove guerre tra tongs rivali continuarono ininterrottamente fino al 1930, contribuì a creare, presso lopinione pubblica americana, unimmagine stereotipata delle comunità cinesi. Si cominciarono a creare, ad esempio, dei veri e propri giri turistici della Chinatown di New York, preparati con gran cura, allestendo perfino dei finti tunnel da cui nacque la convinzione che le comunità cinesi fossero piene di gallerie sotterranee. Lemarginazione nei loro confronti continuò a crescere e portò, nel 1904, al divieto permanente dimmigrazione, quindi, nel 1924, alla proibizione per le donne cinesi di raggiungere i loro mariti negli Stati Uniti. Queste leggi sono le uniche, nella storia americana, tendenti allemarginazione di persone perché appartenenti ad un gruppo etnico ben definito. Solo nel 1943 fu permesso a centocinque cinesi lanno di entrare negli U.S.A. e prendere la cittadinanza americana. Lo stesso diritto fu concesso alle donne cinesi sposate con cittadini americani. Ciò ha creato il problema dei clandestini. Per combatterlo, nel 1986, si obbligarono i datori di lavoro a verificare che i lavoratori cinesi fossero in regola. Fu anche data la possibilità agli immigrati entrati negli U.S.A. prima del 1981 di regolarizzare la propria posizione con una sanatoria. Ciò però fece sì che i clandestini arrestati, ancora dopo diversi anni, affermassero tutti di essere entrati nel paese prima del 1981 non essendoci la possibilità di provare la falsità delle loro affermazioni. Nel 1992, cerano ventiquattromila clandestini cinesi stimati ufficialmente. In realtà, venti differenti società segrete cinesi di Guangdong e Fukien ne facevano entrare illegalmente da cinquantamila ad ottantamila lanno. Ora, almeno il 10% della popolazione delle Chinatown è illegale. Gli Stati Uniti adoperano il sistema della quota, per questo accettano un certo numero di persone ogni anno. Siccome molti vogliono comunque entrare negli U.S.A., vè un floridissimo traffico dillegali. I datori di lavoro se ne avvantaggiano perché si tratta di manodopera scarsamente pagata e che non può lamentarsi.
Il primo sistema usato per entrare illegalmente nel paese è quello dei visti turistici, scaduti i quali i cinesi restano negli Stati Uniti. Poi ci sono i matrimoni di comodo, utilizzati anche al fine di procurarsi prostitute. Ma la maggioranza dei clandestini entra direttamente, senza nessun permesso. Le società segrete hanno gruppi appositi, in giro per il mondo, specializzati nel far entrare illegalmente persone negli U.S.A.. Queste organizzazioni procurano visti turistici per il Messico dove i cinesi sono aggregati ai clandestini messicani. I coyote, cioè i trafficanti desseri umani messicani, appartenenti agli emergenti cartelli della droga di quel paese, chiedono anche una sorta di pedaggio. Ne fanno passare pochi alla volta sul Rio Bravo e una parte del pedaggio serve a corrompere le autorità messicane. Oppure entrano dal Canada, approfittando della normativa meno severa per i visti o chiedendo lo status di rifugiati e, una volta ottenutolo, passano negli U.S.A.. Fino al 1999, erano molto usati i passaporti portoghesi che si potevano procurare a Macao. Ora, con il passaggio della colonia alla Cina, sono molto utilizzati i passaporti giapponesi, cui è cambiata la fotografia, rubati alle comitive di turisti. Il traffico di clandestini, oltre alle associazioni criminali, coinvolge anche molti funzionari pubblici corrotti. Il 25% del traffico è gestito dalla organizzazione criminale Fuk Ching, che, però, non avrebbe nulla a che vedere con le Triadi, con diramazioni ai due lati del Pacifico e che si occupa anche di droga. Nata nei primi anni 1980, è politicamente comunista e si avvale, in Cina, dellapporto di funzionari corrotti. Usa i clandestini come soldati, soprattutto quelli tra i quindici e i venticinque anni. Si occupa anche di ricatti, rapimenti ed estorsioni. È importante, però, considerare che, dato laltissimo costo del passaggio clandestino, chi ne usufruisce non fa parte delle classi più povere ma si tratta, in genere, di giovani della classe lavoratrice cinese che, dopo aver risparmiato a lungo, riescono a pagarsi il viaggio anche con laiuto di amici e parenti. Tutto il traffico continua a partire dalla provincia di Fukjien che ha buoni porti e un tasso medio di ricchezza sufficiente per favorirlo. Il costo varia da 30.000 a 50.000 dollari, comprensivo del lavoro in U.S.A. e di lezioni per imparare a muoversi nel nuovo paese senza dare nellocchio, su come comportarsi con la polizia e ottenere, dopo larresto, lo status di rifugiati. Il costo è pagato a rate e il debitore è sorvegliato dalle bande criminali cinesi che operano in America. Il migrante viene anche costretto a portare eroina od oppio. Le rotte delle navi che li trasportano sono le più svariate. In genere passano da Portorico e dalle Isole Vergini. Poi, prendono voli di linea per il continente. Molti clandestini lavorano nei ristoranti, alcuni, da subito, fanno i criminali, le donne le prostitute. Le gang giovanili mediano tra la domanda di forza-lavoro da parte degli imprenditori e i clandestini. Se, per esempio, il proprietario di un ristorante accetta di assumere dei clandestini, è vero che risparmia moltissimo sul salario ma diventa facilmente ricattabile dalla gang che lo obbliga ad assumerne degli altri sotto la minaccia della denuncia. Il sistema causa gravi problemi allindustria perché i ristoranti in regola pagano le tasse e i salari normali ma si trovano a competere con quelli che usano gli illegali che praticano prezzi più bassi. Ne risente la qualità del servizio offerto, quindi, i clienti abbandonano il locale e il proprietario è costretto a ridurre i salari per continuare la sua attività. I ristoranti sono associati anche al grave problema del mancato rispetto delle norme igieniche. Soprattutto nei meni cari, il cibo fritto unge tutta la cucina che diventa poco igienica infrangendo le severe norme sanitarie americane. Per rendere competitivo un ristorante occorre tagliare i costi. Il cibo non è di prima scelta, in Cina è permesso, perfino, fumare in cucina, negli Stati Uniti no, ciò fa sì che i ristoranti siano bersagliati da continue multe. Naturalmente sia quelli meno costosi che i più cari tendono a pagare poco la manodopera. Molti di loro fanno parte di una rete per utilizzare clandestini senza che la polizia se ne accorga. Nelle Chinatown, al mattino presto e alla sera, si vedono furgoni che trasportano gli illegali nei ristoranti dei paesi limitrofi dove essi non conoscono nessuno e non sono in grado di comunicare con gli abitanti del luogo perché non comprendono la lingua. Inoltre, gli sceriffi locali non sanno nemmeno come comportarsi. I clandestini sono affittati da un locale ad un altro, il proprietario provvede allalloggio in un dormitorio di fortuna e fornisce da mangiare gli avanzi del giorno. Succede spesso che la polizia debba intervenire per sedare delle liti che scoppiano tra cinesi allinterno dei ristoranti e che sfociano in atti di sangue. In questi casi, è necessario che le forze dellordine, oltre alle modalità del fatto, ricostruiscano anche i rapporti tra le persone coinvolte. Le gang cinesi rapiscono, alle volte, i clandestini per ottenere un riscatto. Se qualcuno si rivolge alle forze dellordine che intervengono per liberarli, comunque, gli illegali sono rimpatriati. La banda trattiene, poi, sui già miseri salari dei malcapitati, una percentuale. Le donne sono spesso abusate sessualmente e, dopo aver fatto loro credere di andare a lavorare in un ristorante o in una sartoria, sono avviate alla prostituzione.
La legge americana permette allillegale arrestato di ricorrere contro il provvedimento di rimpatrio e di ottenere lo status di rifugiato se dimostra di essere perseguitato al suo paese per motivi di razza, religione e politica. In genere molti lo fanno. Il problema è che lufficio americano per lemigrazione non ha prigioni per detenere tutti gli illegali, quindi, si limita ad intimare la comparizione alludienza. Allora capita che essi o non si presentano e spariscono oppure si presentano con parenti falsi che sono, in realtà, membri dellassociazione criminosa che li ha portati negli U.S.A. È comunque sbagliato aprire o chiudere completamente le frontiere perché se si permette a tutti di entrare si crea il caos, se si impedisce, il crimine non cessa e si finisce anche per danneggiare leconomia. Per gli esperti americani, sarebbe necessario cambiare i criteri in base ai quali sono concessi i visti di espatrio nei paesi dorigine, ad esempio Taiwan. Una misura che continua ad essere molto temuta è comunque lespulsione. Occorrerebbe anche incrementare la polizia nelle Chinatown, utilizzando personale che conosca la lingua, gli usi e i costumi cinesi. Inoltre, da tempo si parla di un programma di sostegno che fornisca ai cinesi uneducazione bilingue.
LF.B.I. partecipa alliniziativa dellInterpol nota come Project Bridge, un gruppo di lavoro creato per facilitare lo scambio di informazioni e la collaborazione tra le forze dellordine contro i gruppi criminali asiatici che si occupano del traffico di clandestini. Vi è anche lInteragency Working Group on Alien Smuggling, gestito dal National Security Council che si occupa di coordinare gli studi sul traffico di donne e bambini e, più in generale, quello di clandestini. Ogni anno, poi, lF.B.I. partecipa allInternational Asian Organized Crime Conference, dove forze di polizia di tutto il mondo si confrontano al fine di mettere a punto nuove strategie di contrasto contro la criminalità organizzata asiatica. Secondo lF.B.I., la criminalità organizzata asiatica in U.S.A. si concentrerebbe in cinquanta aree metropolitane. La criminalità cinese è composta da gruppi con diramazioni internazionali, molto mobili, con gente che conosce la lingua e che è in grado di adattarsi ai cambiamenti sociali, con grosse risorse finanziarie[26]. Questi gruppi, nati come consorterie criminose a livelli quasi famigliari, si starebbero trasformando in vere e proprie multinazionali del crimine. La cosa più grave è che, da una criminalità asiatica di stampo cinese, la globalizzazione e la tecnologia hanno portato negli U.S.A., nel XX secolo, gruppi criminosi da tutta lAsia. I gruppi tradizionali fanno capo alle Triadi di Hong Kong, Taiwan e Macao oltre alla Yakuza giapponese. I gruppi non tradizionali, come vedremo, sono composti dalle bande di strada di giovani cinesi. Si è passati da attività criminose classiche per unassociazione criminale, come il gioco dazzardo, la prostituzione e lusura, al traffico di migranti, di eroina e anfetamine, di auto e chip di computer, clonazione di carte di credito, contraffazione di vestiti e di programmi informatici e riciclaggio di denaro sporco. Per essere più competitivi, poi, i gruppi cinesi starebbero incrementando la collaborazione con associazioni criminali di altre etnie, espandendosi nel settore dei reati dei colletti bianchi, mascherando le loro attività criminose dietro la facciata di imprese legali.
Il traffico di droga è un problema enorme. Quando i comunisti presero il potere in Cina vararono un programma di contrasto alla droga molto efficace. I soldati fucilavano chiunque coltivasse, possedesse o vendesse oppio. I drogati erano tenuti in isolamento fino a quando cessava la dipendenza. Se sopravvivevano, erano mandati nei campi di rieducazione. Oggi, però, ci sono voci di produzioni illegali, in Cina, messe in commercio al fine di minare la stabilità della società capitalista. Queste coltivazioni illegali si troverebbero nella provincia di Yunnan. Da lì, grazie ai soliti funzionari corrotti, la droga arriverebbe alle Triadi di Hong Kong che controllerebbero anche il traffico di marijuana dalla Tailandia e dalla Cambogia. Ma fare arrivare la droga in America è un affare piuttosto complesso che coinvolgerebbe lesercito del Kuomintang, la mafia nigeriana e le organizzazioni mafiose americane che la spaccerebbero sul territorio. La teoria della cospirazione contro lOccidente sostiene che lintero traffico sarebbe gestito da un sindacato criminale internazionale segretissimo composto da uomini daffari, politici, agenti segreti e organizzazioni criminali. In realtà, gli esperti affermano che lintero traffico di droga dallAsia agli Stati Uniti sia gestito da organizzazioni molto piccole con uomini daffari che non si considerano nemmeno criminali ma che investono in carichi di eroina come se fosse una qualunque altra merce e che, se il carico è scoperto, subiscono perdite finanziarie notevolissime. Si ritiene che un cartello internazionale di grosse proporzioni sia difficile da tenere segreto.
Il più importante gruppo cinese coinvolto nel traffico internazionale di eroina è la Chiu Chau, creato a Shantou nel sud-est cinese con diramazioni in Tailandia e a Hong Kong. Poi cè la Sun Yee On, la più grande Triade del mondo. Per il trasporto in U.S.A., si avvalgono di viaggi turistici, aziende legali di import-export e singoli uomini daffari. Ad esempio, sono molto usate le grandi navi commerciali. In alcuni casi, un membro dellequipaggio ne nasconde un po allinsaputa del comandante, in altri è coinvolto tutto lequipaggio che utilizza delle stive segrete per nascondere il carico illegale. Un metodo singolare consiste nello sciogliere leroina nellacqua che è congelata e utilizzata per conservare i carichi di gamberetti tailandesi. Poi, allarrivo della nave, il ghiaccio è sciolto, lacqua fatta evaporare e leroina è recuperata. Viene anche introdotta nelle valigie di ignari turisti stranieri che entrano negli Stati Uniti senza dare nellocchio oppure è nascosta negli orsi di peluche e nei giocattoli o persino negli arti artificiali di qualche amputato. Una volta arrivata negli U.S.A., è ceduta dai cinesi che non spacciano mai, ai gruppi criminali ispanici, africani e italiani che la vendono per le strade. Secondo la D.E.A.[27] leroina del sud-est asiatico ha dominato il mercato U.S.A. tra gli ultimi anni 1980 e i primi anni 1990. Poi, sono stati compiuti notevoli sforzi investigativi per smantellare la rete di commercio delle Triadi, soprattutto in Tailandia, che hanno portato allarresto e poi allestradizione negli Stati Uniti di almeno dodici membri di alto livello di importanti gruppi criminali. Però, tuttora, le Triadi si servono di criminali cinesi per il commercio delleroina in U.S.A. e, nonostante il declino del traffico di droga proveniente dal sud-est asiatico, esse rimangono le organizzazioni criminali più sofisticate ad occuparsi di droga. Litinerario per farla entrare negli U.S.A. parte dalla Cina, poi, attraverso Filippine, Singapore, Taiwan o Corea del Sud arriva sul mercato americano dove trafficanti cinesi ne controllano la distribuzione, soprattutto sulla costa est sebbene ora sia in parte soppiantata da quella sudamericana[28]. Sulla costa ovest prevale quella messicana. È bene tener presente che ultimamente sono stati effettuati importanti sequestri in Australia e in Canada. Nel gennaio del 2001, la divisione della D.E.A. di New York ha compiuto la più grande operazione degli ultimi anni, sequestrando cinquantasette chilogrammi di eroina del sud-est asiatico da una nave container nel porto di Elisabeth nel New Jersey. Nel 2001, l80% delleroina e delloppio proveniente dal sud-est asiatico era stato prodotto a Burma. Tra sud-est e sud-ovest asiatico se ne produceva il 93% della produzione mondiale. Secondo la D.E.A., la caratteristica fondamentale dei trafficanti cinesi è quella di costituire accordi anche complessi, ma limitati al raggiungimento di obiettivi ben determinati, raggiunti i quali, essi sono sciolti. Possono riguardare un carico o una serie di carichi e raggruppano un nucleo di veri criminali cui si uniscono uomini daffari in qualità di azionisti e che, alle volte, forniscono anche servizi. Con pochi rischi, pagando per la quantità di droga anche il prezzo del trasporto e la percentuale sulla vendita, essi ricavano un guadagno molto elevato. Secondo uno studio ipotetico, unideale associazione criminosa dedita al traffico di stupefacenti si può comporre di sei individui. Il primo è quello che promuove laccordo, il secondo è quello che ha materialmente la disponibilità delleroina, il terzo ha i soldi, il quarto ha lesperienza nel traffico, il quinto è pratico di come è distribuita leroina, il sesto ha conoscenze per spedire il profitto nel sud-est asiatico utilizzando il sistema bancario sommerso HAWALLA[29]. Questo metodo è utilizzato dalla criminalità organizzata cinese per evitare il sistema bancario commerciale al fine di riciclare il denaro ricavato dalla droga. Nella sua forma più semplice, è un trasferimento di denaro tra due individui tramite una terza persona. Esso opera attraverso negozi (gioiellerie, agenzie di viaggio, compagnie di spedizioni) controllati da cinesi appartenenti alle organizzazioni criminali. Colui che vuole portare denaro allestero, deposita la somma che intende esportare presso lo sportello del suo paese ed il controvalore gli sarà consegnato in un analogo sportello di un paese straniero, dietro presentazione di una ricevuta, detta chit, che può consistere in un biglietto dautobus, in una carta da gioco tagliata a metà o in un dolcetto cinese.Trasferito il denaro nel sud-est asiatico, la ricevuta può essere presentata e il denaro ritirato, meno le spese di commissione. Il suo utilizzo è cresciuto da quando il sistema bancario ufficiale ha adottato una serie di misure restrittive antiriciclaggio[30].
Attualmente, lF.B.I. partecipa a sette differenti gruppi di lavoro ed iniziative tese a debellare le organizzazioni criminali asiatiche. Vi sono collaborazioni con la National Police Agency of Japan, lAustralian Federal Police, La Hong Kong Police e la Royal Canadian Mounted Police. Le collaborazioni sono tese allidentificazione ed al contrasto delle organizzazioni criminali operanti a livello internazionale. Inoltre collabora con la International Law Enforcement Academy di Bangkok insieme con le agenzie di contrasto al crimine australiane al fine di creare personale specializzato nella lotta ai grandi gruppi della criminalità organizzata asiatica.
Strettamente connesso al problema delle grandi associazioni criminose cinesi operanti in America è quello delle bande giovanili (gang) che sorgono nelle Chinatown. Se prendiamo, ad esempio, quella di New York, lo sviluppo delle gang è avvenuto negli anni 1960. La prima, i Continentals, nacque per difendere gli studenti cinesi dalle aggressioni di quelli di altri gruppi etnici, compresi gli italiani. Nei primi anni 1970, si trasformarono, diventando gruppi predatori (White Eagles e Black Eagles) che terrorizzavano la popolazione e le Tongs cominciarono ad ingaggiarle come soldati da strada. Erano utilizzate per proteggere i membri delle Tongs dalle violenze e dai ricatti. Tra la fine degli anni 1970 e i primi anni 1980, far parte di una banda diventò un vero mestiere. Esse erano ormai così potenti che le Tongs non erano più in grado di controllarle. Lanno più violento della storia di Chinatown a New York fu il 1976. Il quinto distretto di polizia, competente su Chinatown, fu costretto ad istituire una Task Force contro le bande[31].
Addirittura, la Wah Ching[32] una gang di San Francisco, dove non aveva un suo territorio, si spostò a New York per darsi alle rapine. A quel punto le altre bande fecero fronte comune contro di lei. Ciò portò ad un incremento delle violenze e degli omicidi. Nel luglio del 1982 ci fu il primo caso in cui un cinese testimoniò contro una gang e un membro della stessa contro i suoi colleghi. Si trattò di membri della Ghost Shadows coinvolti in un caso di rapimento con violenza sessuale di gruppo e successivo omicidio di una donna bianca della Virginia. Dalla metà degli anni 1980, è in atto il periodo di diffusione, cioè le bande tendono a seguire gli insediamenti cinesi fuori Chinatown. È il caso delle White Tigers e della Tung On. Lo statuto federale contro il crimine organizzato, R.I.C.O. (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations) è stato utilizzato la prima volta contro le gang nel 1985[33]. Ormai le bande operano in modo legittimo con ristoranti, agenzie di viaggio e night club. Sono coinvolte nel riciclaggio di denaro, nel traffico di droga e nella prostituzione.
La motivazione di dare ai figli un adeguata istruzione è una di quelle che spinge allemigrazione negli U.S.A. perché le scuole cinesi sono molto competitive; solo uno studente su quattro è ammesso allUniversità e la gente è convinta che in America sia diverso. Il primo problema da affrontare è sempre stato quello della lingua, cosa che costringe studenti cinesi più vecchi, ma appena arrivati in U.S.A., a frequentare classi con studenti americani più giovani. Solo poche scuole hanno programmi di sostegno ma esclusivamente per il Cinese e il Mandarino. Così, nelle difficoltà, i ragazzi non sanno a chi chiedere aiuto, si sentono tagliati fuori e diventano bersaglio dei giovani appartenenti ad altri gruppi etnici, più inseriti, che li intimidiscono. La nascita delle prime bande avvenne così, considerando anche la tendenza dei giovani cinesi in patria a raggrupparsi per condividere gli stessi problemi, per difendersi da angherie di estranei. Con lemigrazione negli Stati Uniti, anche il ruolo importantissimo della famiglia fu stravolto. In molti casi, solo un parte della famiglia si trova in America, quindi ciò, unito alle durissime condizioni di lavoro, ha creato gravi litigi familiari, per combattere i quali, ad esempio, la città di San Francisco ha istituito lAlliance Against Asian Domestic Violence, un programma che coinvolge diverse istituzioni e che si propone di arginare il problema. A ciò si è sempre aggiunto la questione delle case, piccole e non igieniche che spingono gli adolescenti per le strade. Essi cominciano a radunarsi nei bar e nelle bische dove si trasformano in delinquenti. Se non subiscono linfluenza delle organizzazioni criminali di adulti, restano gruppi di poca importanza. Sono esponenti delle tongs a reclutarli utilizzando cerimonie di iniziazione basate sui rituali delle Triadi e portandoli in apposite palestre dove maestri di arti marziali insegnano loro larte del kung-fu. Quindi, i capi delle tongs, che hanno tra i cinquanta e i settantanni, comandano i leader delle gang, che sono trentenni, che, a loro volta, hanno potere sui membri, adolescenti o poco più. Se la tong ha problemi con qualcuno, si serve della gang per intimidirlo. Sono utilizzati per proteggere le sale da gioco, per riscuotere debiti e per fare le estorsioni.
È molto importante lassimilazione dei valori devianti. Se una persona è associata in un gruppo con valori diversi dalla cultura dominante, egli sarà un deviante. Sebbene la disorganizzazione sociale giochi un ruolo importante nella delinquenza, tra gli adolescenti cinesi, diventare il membro di una gang comporta linteriorizzazione delle regole delle Triadi, il liberarsi dei legami sociali e, quindi, il divenire un delinquente. Il tutto favorito dalleconomia in espansione delle comunità cinesi che ha fornito ampie possibilità di guadagno alle bande. Ad esempio, le bische hanno bisogno di protezione dalle retate della polizia, dagli sconosciuti e dalle bande rivali. Secondo la polizia, poi, l80-90% degli imprenditori cinesi paga tangenti alle gang. Le tecniche di estorsione sono varie: una è la richiesta esplicita di denaro alla cerimonia di apertura del negozio quando è richiesto il Li Shi cioè la tangente, unaltra consiste nel far capire al padrone che la tangente fa parte delle spese dellattività, poi cè lHei Bai Lian (facce bianche e nere) quando alcuni membri entrano nel locale minacciando di danneggiarlo, i leader arrivano, li fanno scappare e spiegano al padrone che deve pagare per essere protetto, e il Tai Jiau Tsi (portare le portantine) in cui la vittima dellestorsione è trattata con rispetto, definita grande fratello e come tale, obbligato a provvedere al sostentamento dei fratelli minori. Non prendono mai denaro direttamente dal registratore di cassa per evitare di essere accusati di rapina. La tangente varia, ma, in alcuni casi, è stabilita facendo riferimento allesoterismo delle Triadi perché la cifra può contenere, ad esempio, il numero 36 in riferimento ai 36 giuramenti sacri per entrare in una società segreta o il 108 che si riferisce ai 108 monaci Shaolin che si salvarono dalla distruzione del loro monastero. Ci sono diversi tipi di estorsione. La prima è la classica richiesta di denaro. È improbabile che la vittima sia assalita fisicamente. La seconda è quella simbolica per affermare il controllo di un territorio e colpisce gli ambulanti. La terza è quella per vendetta e prevede che la vittima sia colpita fisicamente. La quarta è quella strumentale per intimidire il malcapitato. Alle volte un commerciante deve pagare tangenti a più gang. Il problema è che il sistema mina leconomia della comunità perché di fronte a sempre maggiori richieste di denaro, il negoziante è costretto a vendere. Si calcola che, ultimamente, gli affari siano scesi del 40% nella Chinatown di New York. Inoltre, egli, solo allora riferisce tutto alla polizia. Si ritiene che, dal 1984, i commercianti cinesi a Brooklyn e nel Queens siano taglieggiati. Ma la polizia non è in grado di capire quando materialmente avviene unestorsione e questo è il fatto più grave[34].
Il furto di auto riguarda, soprattutto, Toyota e Dayatsu, le più facili da mettere in moto. Vi sono poi le rapine nelle bische da mezzanotte allalba, nei cinema e nelle gioiellerie. Sono fatte da singoli membri; il codice etico originale delle Triadi le considera un modo per ridistribuire la ricchezza. Le prostitute sono un altro grande affare. Prima cerano le coreane, ora le cinesi reclutate a Taiwan con contratti annuali da settemilacinquecento a dodicimila dollari, con visto turistico per sei mesi, rinnovabile per altri sei. Esse lavorano, a rotazione, in centri massaggi di varie città e versano allorganizzazione, in cambio di vitto e alloggio, dal 30 al 50% del guadagno. Questi locali sono protetti dalle gang. Le bande giovanili combattono anche tra loro, partendo da futili dispute tra membri in luoghi pubblici e arrivando a vere guerre per il territorio. Ad esempio lincrocio tra Mott Street e Peel Street a New York è quello in cui si fronteggiano i Ghost Shadows e i Flying Dragons con omicidi e violenze ad ogni ora del giorno e della notte.
Occorre sottolineare che chi aderisce a questi gruppi è comunque un emarginato. La cultura delle Triadi è propria degli emarginati che sentono come aliene le regole delle società dominanti. Fra i cinesi, i membri delle Triadi si chiamano Dark Society Elements e la società si chiama Jang Hu (fiumi e laghi) per indicare la mancanza di radici dei membri. Chi vi aderisce, ritiene di non essere in grado di controllare il proprio destino. Tutti adorano lo stessi dio (il generale Kwan), hanno lo stesso gergo, gli stessi riti diniziazione e condividono, quindi, gli stessi segreti[35]. È bene che le forze dellordine tengano presenti questi aspetti. Ora vè anche la tendenza a paragonare la mafia cinese a quella italiana considerando Cosa Nostra come la versione americana della mafia siciliana e le Tongs delle Triadi. Sia la mafia siciliana sia le Triadi si formarono per proteggere il loro paese dalle aggressioni esterne. Poi, con lemigrazione, hanno avuto una lunga storia criminosa. In entrambe, i membri passano attraverso cerimonie diniziazione, hanno come regola lomertà, lobbedienza, il segreto. In U.S.A. cè un fortissimo legame tra Cosa Nostra e Little Italy e tra Triadi e Chinatown. Ma vi sono differenze: i gruppi italiani sono ben inseriti nella società americana, sono composti solo da criminali. I cinesi colpiscono sempre i loro compatrioti, non riescono a corrompere pubblici ufficiali o a controllare sindacati ed hanno un crimine meno espansivo. La CCBA[36] è considerata lequivalente della Commissione di Cosa Nostra, ma, in realtà, media solo le dispute e non può controllare le attività criminali. Solo attraverso il commercio della droga le Triadi potranno penetrare nella società americana grazie ai profitti utilizzati nel riciclaggio, nella corruzione e nellacquisto di beni immobili. Ora ci sarebbe una nuova generazione di criminali cinesi allopera, non legati alle Triadi e meglio infiltrati nella società americana. Ciò porterebbe anche alla creazione di una sub-cultura criminale nuova che si affiancherà a quella delle Triadi.
Solo da pochi anni si può parlare di un consistente flusso migratorio di cinesi verso lItalia. Nel nostro paese, quindi, non abbiamo ancora una situazione come quellamericana dove la presenza cinese è già molto radicata avendo una storia di più di centocinquantanni. In ogni caso, larrivo dei cinesi ha portato, nella nostra penisola, una serie di problemi simili a quelli riscontrabili sia negli Stati Uniti sia in altre parti del mondo dove la loro presenza è più ponderosa rispetto a quella che si riscontra in Italia in cui è, in ogni modo, in netto aumento.
I primi cinesi ad arrivare si stabilirono a Milano negli anni 1930. Fino agli anni 1970 erano poche centinaia in tutta la penisola, scarsamente visibili, conosciuti, soprattutto, come venditori di cravatte. Dagli anni 1980, la loro presenza è cresciuta notevolmente. Dal 1978, lo Stato cinese ha negoziato dei contratti con altri paesi al fine di impiegare la propria manodopera allestero. Lo scopo era il controllo della valuta straniera, lacquisizione di tecnologia più avanzata e il tentativo di gestire, a livello centrale, il traffico demigranti. Negli anni 1980, cinquecentoquarantamila cinesi sono andati a lavorare allestero. In Europa si ebbe un forte flusso verso la Gran Bretagna, la Francia e lOlanda prima e, in un secondo tempo, verso lItalia. I cinesi che arrivano nel nostro paese provengono, soprattutto, dalla regione dello Zhejiang, in particolare dal municipio di Wenzhou, una zona con molte industrie tessili ed estrattive dove il governo centrale cinese applica una politica di tipo liberistico mentre sarebbero molti di meno quelli provenienti dal Fukjiam. In Italia si sono stanziati, prevalentemente, nel centro-nord, principalmente nei grandi centri urbani, dove hanno subito incominciato ad esercitare lattività di ristorazione, e nelle zone a ridosso delle grandi città, dove praticano lartigianato. Grazie ad alcuni studi, si è potuto osservare una tendenza a raggrupparsi per famiglie e a creare attività imprenditoriali in cui vè la propensione a far lavorare esclusivamente persone provenienti dalla stessa zona geografica, cosa visibile soprattutto in Toscana.
Rispetto a quanto succede, ad esempio, negli U.S.A., in Italia il flusso di cinesi non ha ancora portato alla creazione di vere e proprie Chinatown sebbene in alcune grandi città, come Milano, vi siano delle vie ad alta concentrazione di cinesi[37]. Ora i cinesi stanno acquistando palazzi ed interi isolati. Si tratta sempre di comunità organizzate con proprie regole, prive tuttavia dorganismi di controllo come la CCBS[38] in America ed ancora fortemente dipendenti dalla comunità italiana, mentre negli Stati Uniti le collettività cinesi sono in grado di produrre beni a vantaggio dei propri componenti. Si tratta, in ogni caso, di collettività sempre molto chiuse, diffidenti verso gli estranei, persino nei confronti dei cinesi che non provengono dalla stessa zona. È evidente che lafflusso in Italia di cinesi ha portato, come conseguenza, lavvento di una criminalità tipica come quella già vista nel corso dei flussi migratori nel sud-est asiatico e negli U.S.A; però, parlare di presenza delle Triadi è forse eccessivo. Si tratta di vedere come, il nostro paese, può affrontare il fenomeno alla luce della normativa esistente, anche tenendo presente il rischio che il problema si possa allargare, assumendo dimensioni poi difficilmente controllabili.
La prima questione a sorgere è stata quella dellimmigrazione clandestina. Secondo alcune testimonianze, i cinesi arrivano in Italia dopo essere stati reclutati nelle campagne, facendo loro credere che, nel nostro paese, si possa guadagnare tantissimo. Il costo del viaggio è enorme, si parla di oltre ventimila dollari. Il meccanismo è sempre lo stesso, in altre parole è la famiglia che garantisce il pagamento. Se anche limmigrato non è in grado di pagare, lorganizzazione che lo manovra può rifarsi nei confronti dei parenti. È evidente come la condizione del lavoratore immigrato sia più quella di un oggetto che quella di un essere umano. Alcuni hanno dichiarato di essere impossibilitati perfino al suicidio perché la condizione debitoria della famiglia non cambierebbe di una virgola. In Cina, lo Stato ha messo lesercito a presidiare le stazioni ma non è servito a nulla. Questa situazione terribile favorisce, da una parte limmigrazione clandestina, dallaltra le organizzazioni criminali che la sfruttano.
LItalia ha una storia già piuttosto lunga in fatto di normativa sugli immigrati e di sanatorie. I governi italiani hanno sempre cercato di limitare le entrate legali prestando poca attenzione al controllo del mercato del lavoro, cosa che ha favorito lo sfruttamento dei clandestini, problema che riguarda da vicino i cinesi. La politica italiana è sempre stata basata sul contrasto ai confini e sul tentativo di riassorbire gli illegali già presenti sul territorio con le sanatorie[39]. Negli anni 1990, gli sforzi governativi sono stati improntati allintensificazione dei controlli alle frontiere per combattere le organizzazioni criminali che sfruttano il fenomeno dellemigrazione clandestina. Sono stati creati, ad esempio, i centri di custodia per stranieri illegali[40], sono state inasprite le pene per tutti coloro che organizzano lingresso dei clandestini ed è stato previsto lobbligo di sottoporre lo straniero di cui è dubbia lidentità a rilievi fotodattiloscopici e segnaletici. Si è anche pensato di regolarizzare i clandestini appunto con le sanatorie che, però, hanno sortito leffetto opposto. Attualmente, il ddl. n. 286 del 25/7/1998 (Turco-Napolitano) è stato modificato dalla legge n.189 del 30 Luglio del 2002 (Bossi-Fini). È previsto il sistema delle quote dingresso, stabilite tutti gli anni entro il 30 novembre e la stipulazione daccordi di rientro con gli Stati da cui provengono, in maggioranza, gli emigrati. Con la legge 189 del 30/7/2002, i clandestini possono essere detenuti nei centri per sessanta giorni prima di essere espulsi. Qualora rientrino nuovamente in Italia sono soggetti a pene detentive. Laspetto più importante è la lotta al traffico desseri umani che prevede la reclusione fino a dodici anni, se si tratta di donne trafficate a fini di prostituzione o di minori, fino a quindici anni. Sono inoltre previsti accordi di cooperazione con altri paesi europei per creare una sorta di polizia di frontiera ed accordi con le nazioni extraeuropee di maggior provenienza dei clandestini al fine di combattere il fenomeno. Con la Cina, sono in corso negoziati proprio in questo senso e la collaborazione con lambasciata cinese a Roma, al fine di favorire il rientro degli irregolari. Secondo uno studio dellILO, i principi che dovrebbero essere presi in considerazione per sviluppare una strategia al fine di regolarizzare gli immigrati sono: una politica con vasto consenso parlamentare, la fissazione di termini ben precisi per non incoraggiare i flussi clandestini, lapplicazione del principio di parità tra allogeni e autoctoni, la garanzia che lo straniero, una volta regolarizzato, possa effettivamente godere dei benefici della legge e la creazione di una campagna informativa su larga scala.
Purtroppo, anche in Italia, i ristoranti cinesi sono stati il primo punto di raccolta dimmigrati illegali unitamente alle imprese create da cinesi, soprattutto in Toscana, dove il turnover di clandestini è altissimo. I metodi per entrare nel nostro paese variano. Sono, ad esempio, utilizzate rotte apposite come quella che passa da Malta o da Trieste dove camionisti italiani, in accordo con le organizzazioni criminali che gestiscono il traffico, fanno entrare i clandestini stipati nei camion senza passare dai controlli frontalieri[41]. Il migrante, entrato in Italia, deve fornire allorganizzazione un garante per il pagamento del passaggio. Fino a quando il garante non paga o non simpegna a pagare scatta il sequestro di persona ex art. 605 c.p., unitamente al reato destorsione, in quanto sussiste un precedente rapporto tra criminali e vittima e ad esso sono collegabili il sequestro e il conseguimento del profitto, mentre si applica lart. 630 c.p. nel caso in cui la privazione della libertà personale dellimmigrato sia dovuta alla necessità per lorganizzazione di recuperare i soldi perduti qualora qualcosa non vada per il verso giusto[42], ad esempio, nel caso di fuga dalcuni emigranti. Limpegno a pagare può anche risultare da un bigliettino senza apparente valore legale ma è evidente che, se il pagamento non avviene con fortissimi interessi usurari, il clandestino rischia la vita. È da segnalare il fatto che se il debito diventa insostenibile, il cinese è costretto a vendere se stesso allorganizzazione e a diventare, a sua volta, un criminale ovvero a lavorare gratis per imprenditori collusi fino allestinzione del debito, in una situazione di schiavitù. La giurisprudenza[43] ha ravvisato una condizione di schiavitù proprio quando una persona si trovi nellesclusiva signoria di un altro soggetto che ne tragga profitto e ne disponga in modo simile a quello in cui il padrone esercitava il proprio dominio sullo schiavo. Il reato di riduzione in schiavitù (art. 600 c.p.) tutela la libertà dautodeterminazione dellindividuo e despressione della persona. Esso può esprimersi con violenze o minacce attraverso le quali lagente realizza la sottoposizione della vittima alla propria volontà, come se fosse un oggetto. È inoltre un comportamento che viola la Convenzione di Ginevra del 1956 sullabolizione della schiavitù. Questo tipo di comportamento criminoso comincia ad essere associato anche allo sfruttamento della prostituzione. Non è raro il caso di giovani ragazze cinesi che, una volta in Italia come clandestine, sono avviate alla prostituzione, soprattutto nel giro dei centri-massaggi. La Suprema Corte[44]ha ritenuto ammissibile il concorso formale tra il reato di cui allart 600 c.p. e linduzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (art. 3 e 4 legge n. 75 del 1958) nel caso in cui una cittadina straniera sia costretta, dopo essere stata venduta, a riscattare la propria libertà con i proventi dellattività di meretricio cui sia indotta con violenza e maltrattamenti. Si possono configurare, addirittura, delle vere associazioni criminose dedite al reclutamento e allo sfruttamento di ragazze da avviare alla prostituzione anche qualora questo non sia lo scopo precipuo della consorteria criminosa[45]. Nel caso di clandestini entrati in Italia con delle donne da avviare alla prostituzione, la Corte di Cassazione[46] ha ritenuto configurabile il reato di cui allart. 12, comma 3, del ddl. 25/7/1998 n. 186, novellato dalla l. n. 189/2002, anche a carico di coloro che sono entrati nel paese da clandestini al fine di avviare un giro di prostituzione, e non soltanto a carico di coloro che organizzano il traffico.
La possibilità di ottenere la regolarizzazione della propria posizione ha fatto sì che nascesse un fiorente mercato di passaporti cinesi falsi. Oltre a ciò, si è sviluppato un sistema per il riutilizzo di passaporti autentici. Si dice, ad esempio, che il reato doccultamento di cadavere (art. 412 c.p.) sia molto diffuso tra i cinesi. Infatti, i documenti dei defunti sarebbero spediti in Cina dentro libri con le pagine tagliate e lì sarebbero assegnati ai nuovi emigranti. Per fare questo, sarebbero utilizzate le grandi compagnie internazionali che offrono servizi postali in tutto il mondo. Occorre prestare attenzione anche alle società fittizie create in Italia con capitali cinesi e italiani. Queste società utilizzano la legge 189/2002 per importare forza-lavoro apparentemente in regola con il permesso di soggiorno ma che, in realtà, è sfruttata in condizioni subumane da imprenditori senza scrupoli che non sempre sono cinesi. In pratica, anche in Italia le organizzazioni criminali cinesi, e non è detto che siano solo le Triadi, sfruttano, come negli U.S.A., la disperazione della povera gente per ricavare notevoli guadagni.
Il basso profilo dellazione criminale cinese, il suo mimetismo, la sua capacità di colpire in maniera intraetnica la rendono poco visibile e scarsamente esposta allattività di contrasto. Vè anche molta istigazione alla corruzione (art. 332 c.p.) per secolare sfiducia nei confronti delle leggi e perché i cinesi ritengono lItalia il paese della corruzione e chiamano il nostro sistema giudiziario testa di tigre, coda di serpente perché le punizioni non sono proporzionate alle colpe commesse, secondo i loro canoni. I loro reati non creano allarme sociale o gravi problemi dordine pubblico come nel caso della criminalità slava. Un esempio può essere quello delle estorsioni ai ristoranti, dove è altissima la cifra oscura. È nata anche la figura dellimprenditore della violenza, in altre parole un mediatore che interviene dopo leffettuazione della richiesta di pagamento. Anche in Italia i ristoranti funzionerebbero da punti di ritrovo per il gioco dazzardo perché sono luoghi di forte coesione tra gli immigrati. In particolare, quelli in cui si giocano grosse cifre sarebbero propri della criminalità organizzata. È da segnalare anche lattività di contraffazione di marchi, in forte ascesa[47].
Ma laspetto che più cinteressa è quello relativo allesistenza dassociazioni mafiose cinesi in Italia, sia facenti capo alle Triadi, sia daltro genere. Nel novembre del 1993, per la prima volta, la mafia cinese è stata riconosciuta dai tribunali italiani. Il primo presunto boss si chiamava Zhou Yiping. Nel suo caso, si è trattato di applicare lart. 416 bis c.p., per la prima volta, ad uno straniero in unorganizzazione criminale straniera. Egli, a capo dellAssociazione damicizia per i cinesi residenti a Roma, proprietario del ristorante La Grande Cina, chiuso poi per motivi sanitari, fu coinvolto in un giro destorsioni e sequestri di persona. Occorre ricordare che gli studiosi del fenomeno mafioso cinese sono divisi a proposito dellesistenza di consorterie riconducibili alle Triadi nel nostro paese. Le forze dellordine tendono ad affermarne la presenza, i ricercatori sono più scettici. Dal punto di vista giuridico, il caso di Zhou Yiping dimostra che è stata riconosciuta lesistenza in Italia dassociazioni mafiose cinesi. Deve essere tenuto presente che il fenomeno mafioso, di qualunque tipo, ha una forte specificità territoriale, può essere considerato un fenomeno di società locale, cosa resa ancora più attuale dalla tendenza alla globalizzazione. I gruppi mafiosi, italiani e anche cinesi, sono sufficientemente organizzati per resistere allazione delle forze di polizia ma, allo stesso tempo, sufficientemente aperti per riprodursi. In questo senso, la criminalità organizzata cinese ha un successo che dipende, essenzialmente, dalla capacità di procurarsi la cooperazione attiva e passiva daltri attori sociali, come gli imprenditori, e di instaurare rapporti di scambio, di collusione e complicità che potranno riguardare anche gli ambienti politici e istituzionali se la mafia cinese arriverà ad acquistare quel potere che ancora non ha in Italia ma che potrebbe, un giorno, avere. Allinterno delle comunità cinesi stanziate in Italia, le associazioni mafiose sono distinguibili da altre forme di criminalità organizzata per la costituzione di reti di relazioni che servono a mobilitare risorse materiali e finanziarie che utilizzano per il conseguimento dei propri fini (traffico di migranti, estorsioni, prostituzione e droga). Labilità delle Triadi, in ogni parte del mondo, è stata quella di aver creato un sistema di legami per ottenere la cooperazione daltri soggetti e, quindi, una sorta di riconoscimento, di legittimazione allinterno della comunità cinese. Dove sinstaura una comunità cinese, la struttura di potere mafioso si basa su: offerta di sicurezza tramite la protezione dei locali gestiti da connazionali, la conseguente creazione di ricchezza, il controllo della società e la manipolazione dei codici culturali per arrivare alla funzione di mediazione e allamministrazione della giustizia sostituendosi allordinamento dello Stato. Quello che stanno facendo le associazioni mafiose cinesi in Italia è, principalmente, lestorsione che, oltre allarricchimento, conferisce al gruppo criminale il controllo del territorio, inteso come comunità di connazionali e delleconomia della stessa. A seguito della minaccia ambientale rappresentata dal gruppo mafioso, alcuni imprenditori pagano la tangente senza essere stati nemmeno minacciati ma perché riconoscono la presenza della mafia quale istituzione territoriale. Gli imprenditori si possono dividere in subordinati e collusi. I primi sono i più danneggiati anche perché, a differenza di quelli italiani taglieggiati dalla mafia nostrana, non possono vendere la loro impresa e trasferirla da unaltra parte. I secondi possono instaurare con la mafia rapporti di collaborazione specifici o continuativi, mettendo al servizio dellorganizzazione mafiosa le proprie aziende o creando imprese ad hoc cui partecipano anche imprenditori italiani incensurati che mettono a disposizione il proprio nome in cambio dellapporto di capitali o di forza-lavoro a costo zero con cui realizzare elevati guadagni: è questo il problema del concorso esterno, di difficile prova dal punto di vista penale, e che, se allimprenditore colluso, nel breve periodo conferisce ingenti guadagni, nel lungo periodo può provocargli danni notevoli[48]. Il problema è che, senza gli imprenditori collusi, il gruppo mafioso non può riprodursi, quindi assistiamo ad una continua espansione delle consorterie criminali cinesi in ogni tipo dattività imprenditoriale con una tattica molto aggressiva in base alla quale esse sono in grado di pagare i prodotti in contanti ad un prezzo più alto degli imprenditori onesti e di venderli ad un prezzo notevolmente più basso perché non rispettano le regole. Ciò potrà portare a creare il polling equilibrium (equilibrio con confusione) in cui non si riuscirà più a distinguere imprese sane, capaci di reggere il mercato grazie alle proprie capacità e imprese cattive che reggono la concorrenza con comportamenti scorretti come nel caso delle imprese di confezioni della zona di Prato.
Secondo la Suprema Corte[49], il carattere fondamentale dellassociazione di tipo mafioso va individuato nella forza intimidatrice che da essa promana. Grazie alla pressione del vincolo associativo, essa riesce ad esprimere il metodo mafioso che si esplica nellambiente circostante nel quale essa opera, di cui gli aderenti si avvalgono al fine di realizzare il loro programma criminoso. A questo segue, dal lato passivo, la situazione dassoggettamento e domertà che da tale forza intimidatrice si sprigiona verso lesterno dellassociazione, cioè nei confronti dei soggetti nei riguardi dei quali si dirige lattività delittuosa. A questo proposito, le forze dellordine hanno suggerito la possibilità di ricorrere largamente, nelle indagini relative alla criminalità cinese, allistituto dellincidente probatorio (art. 392 c.p.p.) che permetterebbe di invogliare testimoni e vittime dei reati, allinterno della comunità cinese, a collaborare con le autorità, in considerazione del fatto che la nozione domertà va ricondotta al rifiuto di collaborare con gli organi dello Stato per paura di danni fisici o alle proprie attività per la convinzione che la collaborazione con gli inquirenti comporti ritorsioni dannose. Nella stessa sentenza, la Cassazione ha ritenuto che la prova del vincolo mafioso si possa ricavare dalla segretezza dello stesso, dai rapporti di comparaggio o di comparatico tra gli adepti, dal rispetto del vincolo gerarchico e, come indizi del reato associativo, dalla commissione dei reati fine, interpretati alla luce dei moventi che li hanno ispirati. Non è nemmeno necessario che lo scopo dellassociazione sia la commissione di delitti, possono essere attività lecite come lacquisto dimmobili che, secondo uno studio della D.I.A., i cinesi starebbero operando in grande stile nella zona di Napoli.
Secondo le forze dellordine, la mafia cinese è molto attiva, in Italia, nel riciclaggio di denaro ricavato da operazioni criminose allestero, soprattutto attinenti alla droga. Questo denaro è utilizzato per lacquisto dimmobili, per il controllo delle bische clandestine e la contraffazione di marchi. In materia, gli art. 648, 648 bis, 648 ter c.p. individuano le ipotesi di riciclaggio primario (il primo) e secondario (gli altri due) che devono essere collegate alle indagini relative al sodalizio criminoso ed alla sua capacità di produrre ricchezza illecita. Un valido strumento di contrasto a questi fenomeni è stato introdotto con la legge n. 356/92 che prevede la non punibilità dellagente sottocopertura che può inserirsi clandestinamente nellorganizzazione criminale per trarne informazioni investigative. Questa legge è stata preceduta dal D.P.R. 9/10/1990 per la lotta allo spaccio di stupefacenti la quale ha introdotto lacquisto simulato di droga (art. 97) e il ritardato arresto (art. 98) basandosi sulla scriminante dellart. 51 c.p. (adempimento di un dovere), allineando la nostra legislazione alla Convenzione O.N.U. di Vienna del 1988, ratificata dallItalia con la legge n. 328/90. Questi strumenti sono efficaci ma, nel caso della mafia cinese, il problema è linfiltrazione, non avendo le forze dellordine personale di nascita orientale. Vè, poi, la confisca dei beni in disponibilità diretta o indiretta dei soggetti indiziati di far parte dassociazioni mafiose[50] se vi è pericolo che prima della conclusione del procedimento possano essere alienati o dispersi anche quando siano intestati a terzi. Nel caso, ad esempio, di unattività imprenditoriale agevolatrice dinteressi mafiosi, purchè si tratti di beni frutto dattività illecite o che ne costituiscono il reimpiego, la confisca colpisce limprenditore terzo, estraneo alla realtà mafiosa propriamente detta, come nel caso dimprenditori italiani collusi con organizzazioni mafiose cinesi. Lo stesso art. 416 bis c.p. prevede la confisca obbligatoria delle cose che servono o furono destinate alla commissione del reato e di quelle che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o ne costituiscono limpiego. La confisca penale può anche essere eseguita su cespiti di ricchezza ubicati allestero, sempre che il territorio dubicazione sia di uno degli Stati firmatari la Convenzione di Strasburgo dell8/11/1990. Allo stato attuale, è convinzione unanime che la strategia vincente di contrasto alla criminalità economico-finanziaria (riciclaggio) debba basarsi su sanzioni penali, civili e politiche regolative dei mercati, soprattutto nella fase daccesso ai mercati finanziari, intervenendo, cioè, prima del